Vanuatu verso nord: Epi e Maskelyne

Dopo una settimana in 6 in barca ci rimane un po di lavoro da fare. Pulizia, lavanderia e soprattutto rifare cambusa perchè incredibilmente, avendo mangiato sempre a bordo, lo spesone fatto 10 giorni fa è praticamente finito.

Sono arrivate le barche della World Arc e quindi anche Will e Chloe su Sea Wisdom con cui facciamo una bellissima cena e ci introducono ad alcuni altri equipaggi che, furiosamente, stanno navigando velocissimi verso ovest e nei prossimi sette mesi faranno tutto l’Indiano e l’Atlantico ritornando ai Caraibi da dove sono partiti solo 6 mesi fa soffermandosi pochissimo in questi bellissimi posti.

La sera di martedi 14 luglio salpiamo per una notturna di circa 80 miglia per raggiungere il nord dell’isola di Epi. Il mare è un po’ agitato e il vento sempre piu’ vicino ai 30 nodi che non ai 20. Io non ho preso la pillolina per cui sto male. Uffi.

Alle 8 del mattino buttiamo l’ancora a Lamen Bay e ci rilassiamo un po’ prima di andare a terra per fare un giro nel villaggio di Vaemali.

La scuola è chiusa per 2 settimane di vacanza per cui ci sono in giro parecchi bambini che giocano sul bagnasciuga, mentre si è da poco concluso il mercato che c’è solo di mercoledi mattina…. e sembra che tutti siano andati a riposare. Ci sono due posti chiamati “ristoranti” e chiacchieriamo con le proprietarie chiedendo se ci possono cucinare per le prossime due sere e sono molto felici perchè in questa baia si fermano pochissime barche.

Nel pomeriggio pero’ il tempo diventa brutto e a Fabio scoppia un forte raffreddore per cui rimaniamo in barca … e cosi per i successivi due giorni in cui continua a piovere a dirotto. Noi facciamo lavoretti, scriviamo, leggiamo e giochiamo tanto.

Sabato 18 luglio il tempo migliora, il raffreddore e’ passato e noi ci spostiamo a ovest verso l’isola di Malekula, : sono solo 20 miglia e nel primo pomeriggio entriamo attraverso un bassissimo passaggio, per di piu’ con la bassa marea, e ormeggiamo a Maskelyne.

Maskelyne è un isola a sud della grande Malekula, la zona è famosa per la presenza dei Dugonghi, simpatici mammiferi a metà strada tra le foche e i lamantini.

Ci sono altre tre barche in questa strettissima e chiusa baia ma riusciamo ad ancorarci bene e liberi. Proprio di fronte a noi si vede il villaggio che è protetto da gruppi di mangrovie.

Andiamo subito a terra, e dato che c’è la bassa marea ci mettiamo un bel po a bloccare il potino nella palta mentre tutti ci guardano. Gironzoliamo un po’ fra le capanne … qui sono proprio capanne che sorgono sul fango, e dopo la pioggia degli scorsi giorni e il cielo coperto sembra tutto grigio. Tutti ci salutano sorridendo e parecchi si presentano ma non ricordo nemmeno un nome. Un ragazzo ci accompagna fino alla chiesa e poi ci porta dove sorge il “Lavrisi Yacht Club” che è anch’esso una capanna con l’insegna caduta. E’ stato creato da Philip ed è citato nei commenti di NoForeignland, per cui noi cerchiamo questo Philip ma scopriremo poi che qui si chiamano quasi tutti Philip perchè è il cognome di una grandissima famiglia.

La famiglia Philip ha avuto l’idea dello yacht club, organizza le escursioni ai dugonghi e ha capito che una delle poche risorse che ha a disposizione sono le barche che arrivano qui. Pero’ non funziona molto perchè le barche sono davvero poche, pensare che la nostra è la prima barca italiana.

Chiediamo di prepararci la cena e Ambong Philip ci predispone nella sua capanna un tavolo con una panca e prepara riso e pesce. Si siede vicino a noi, ci tiene compagnia e risponde a tutte le nostre domande, sulla sua vita, sul villaggio e su tutta Malekula. Su Malekula, che loro in realtà chiamano mainland, ci sono ancora due grandi tribu: una piu’ piccola a nord e una che copre tutto il centro sud. Parlano 32 dialetti e non si capiscono fra nord e sud. A scuola si parla il bislami ma anche l’inglese e il francese. Ogni tanto, piu’ o meno ogni due settimane, arriva una bettolina e, facendo spola con altri barchini, scarica quanto ordinato in mainland.

Prendiamo accordi per andare il giorno dopo a vedere i dugonghi.

Vengono a prenderci alle 10 del mattino con la loro barca: ci sono Ambong e Richard che sono cugini e si chiamano ovviamente Philip e passiamo a prendere altri 3 equipaggi che sono ormeggiati in un’altra baia. Ci immergiamo in un primo sito e vediamo subito alcuni digonghi, poi ci spostiamo in un altro punto e ne vediamo ancora di piu’, compresa una mamma con un piccolo che nuota sopra la sua schiena e uno che ha tanti graffi ma è molto socievole e torna sempre intorno a noi.

I dugonghi sono mammiferi e possono raggiungere la lunghezza di 3 metri, sono erbivori e si nutrono di alghe che recuperano muovendo con il muso il fondo e per questo hanno sviluppato una testa larga con la bocca sotto al mento, hanno due occhietti molto vispi, la coda simile a quella dei cetacei e due pinne piatte davanti. Nuotano pigri in fondali abbastanza bassi perchè ogni circa 6 minuti devono risalire a respirare e si trovano solo nell’oceano Indiano e nel Pacifico. Sono molto tranquilli e amichevoli, si fanno avvicinare per cui riusciamo a fare tante foto.

Alla sera andiamo ancora a terra e diamo a Ambong la bandiera della Lega Navale Italiana da appendere quando rimetterà in piedi l’insegna dello yacht club e alcune magliette e poi piantiamo una giovane piantina di noce di cocco perchè siamo i primi italiani che arrivano qui. Firmiamo anche il guest book e chissà se in futuro arriverà qualche altro italiano e poi magari ci ricontatterà. Poi Ambong ci fa una seria cerimonia della Kava, solo per noi e anche se è domenica, giorno in cui in realtà non la si dovrebbe bere: ci mette in piedi con le spalle al mare, ci vengono messe al collo una specie di collana di foglie e fiori e poi ci viene offerta una ciotola di kava che va bevuta tutta in una volta. La kava delle Vanuatu è meno terrosa e piu’ speziata di quella delle Fiji … pero’ non si puo’ proprio dire che sia una delizia. In realtà ne hanno preparato un secchio e vorrebbero ce la portassimo in barca e tenerla nel frigorifero…sinceramente noi preferiamo il gin tonic

E nel frattempo è arrivato anche il nostro anniversario di matrimonio… e sono 33! Fasteggiamo con una buonissima cena a base di pesce e tanti palloncini colorati e lucine romantiche. Fabio, che non lo batte nessuno a regali, ha preparato un lungo video con le nostre foto di sorrisoni degli ultimi due anni e che termina con 3 prenotazioni per i mesi in cui saremo a terra (cena, evento e weekend). Io invece ho scritto solo una letterina.

2 Comments

  1. Luciano Bertuzzi

    Auguri sinceri per il vostro anniversario di matrimonio, 33 non sono pochi 💪

  2. Anonymous

    Auguri di Buon Anniversario!! Bello leggervi e seguire le vostre splendide avventure! Ci mancate! Un forte abbraccio Lucia e 3bù

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