
La Kava è un infuso a freddo ricavato dalla radice della pianta omonima che appartiene alla stessa famiglia della pianta del pepe: è un arbusto che cresce solo pacifico Occidentale e pare sia originario delle Vanuatu. La radice, fresca o secca, viene tratata finemente e poi mischiata con acqua fredda (o latte di cocco); l’infuso viene poi filtrato ed è pronto da bere.
Alle Fiji – Namata bay, a casa della famiglia Mitchell, abbiamo assistito alla preparazione tradizionale: la radice secca viene battuta in un mortaio fino a ricavarne una polvere molto fine che viene poi avvolta in un panno e immersa in una ciotola larga di legno, il panno viene immerso e strizzato con le mani varie volte fino a che l’infuso assume una colorazione marrone chiaro (tipo caffelatte). ALa bevanda è pronta subito e si beve con una ciotola che viene riempita e passata a tutti i presenti.
Essendo un infuso semplice, la Kava non è alcolica, ma le sostanze contenute nella radice hanno svariati effetti che vanno dal rilassamento all’euforia. Il sapore è abbastanza neutro e ricorda il pepe, ma si ha un leggero effetto anestetico sulle labbra.
Non è chiaro che effetti ha sull’organismo se bevuto costantemente, ma alcuni paesi hanno cominciato a limitarne o vietarne l’uso.




Per le popolazioni delle isole del Pacifico, comunque la Kava è ben di più di una bevanda e assume valenze religiose, cerimoniali e sociali abbastanza importanti: una di queste è il Sevusevu.
Alle Fiji, quando si arriva in un isoletta o una baia, prima di potere fare qualsiasi cosa, occorre presentarsi al villaggio che “controlla” l’isola o il pezzo di costa, chiedere del capo-villaggio e presentarsi per il Sevusevu che è la richiesta di potere essere ospitati sulle terre e le acque del villaggio.
Durante questa cerimonia, il forestiero deve donare al villaggio della Kava, preferibilmente come radici e non povere o bevanda pronta e ottenre il permesso a restare e beneficiare delle acque e delle terre del villaggio. Nei centri abitati si comprano questi mazzetti di radici che sono fatti appositamente per il Sevusevu.
Per ora abbiamo fatto un solo Sevusevu a Vanua Balavu e l’impressione è che la cerimonia abbia perso il suo facino originale e sia ormai ridotta a una sorta di permesso di soggiorno da pagare in radici di Kava. Vedremo se nelle isole più piccole sia rimasta invece più autentico.
Abbiamo assaggiato la Kava per la prima volta alle Tonga, nella baia di Neiafu, al ristorante Harborview e non ci era piaciuto per nulla, sapore fangoso e nessun effetto, ma probabilmente si trattava di una versione commerciale e molto diluita.
Quella che abbiamo bevuto dai Mitchell era decisamente più buona (bevibile) e l’effetto anestetico sulle labbra si sentiva; probabilmente non ne abbiamo bevuta abbastanza per avere gli altri effetti.
Nella tradizione delle isole, la Kava fa da sfondo a tutti gli eventi importanti, funerali, matrimoni, cerimonie, feste e ha anche rituale preciso. Ci si siede in circolo sulla stuoia, la preparazione viene fatta dalla persona più importante del gruppo che poi offre la bevanda ai presenti (high-tide = tazza piena, low-tide = mezza tazza); chi riceve la tazza, batte prima le mani una volta, dice “BULA!” e poi beve, quando ha finito batte le mani tre volte.
In fijiano, la parola Bula significa letteralmente “vita” o “buona salute”, ma viene utilizzata quotidianamente come saluto informale equivalente a “ciao” o “benvenuto” e racchiude un augurio di felicità e benessere.

One Comment
Ma presentarsi al capo villaggio per chiedere Sevusevu con una parmigiana di melanzane no ? 😂😂