E’ stato davvero un caso essere capitati a Maskelyne proprio nei giorni in cui il villaggio organizza l’annuale “canoe festival”. Chiediamo piu’ volte intorno se qualcuno è a conoscenza del programma ma sembra davvero tutto molto vago e “fluido”. I nostri vicini di ancora, Migration, vanno a terra a chiedere informazioni e pare proprio che quest’anno si svolgerà su 3 giorni a partire dal 21 di luglio. In realtà il 21 c’è un tempo da lupi ma cosi’ brutto che mentre noi siamo dentro alla barca con la musica a scrivere e disegnare, all’esterno si consumano mezze tragedie: due barche arano e una di queste ci mette ore a riancorarsi. Il 22 pero’ il tempo migliora per cui andiamo a terra: siamo poco piu’ di una decina di persone provenienti dalle barche ancorate qui intorno e parecchie persone locali. Hanno allestito un grande palco con casse enormi, e l’organizzatore parla al microfono, un po’ in inglese e un po’ in bislama. Non c’è un programma con orari…si procede un po’a braccio.
Prima ci si mette tutti in fila, con il capo villaggio in testa e si seguono due personaggi in vestiti tradizionali che ci fanno strada. Poi mettono a tutti delle bellissime collane di fiori al collo. Segue poi un momento cerimoniale che è l’alzabandiera pero’ senza inno. Partecipare a due giorni di evento costa 70 euro a testa ed è l’unico modo che il villaggio ha per recuperare un po’ di soldi…l’anno scorso pero’ hanno partecipato solo due persone 🙁






Inizia la gara di canoe…. ce ne sono solo 3. Prima i maschi del villaggio, poi i maschi stranieri, poi le femmine straniere e poi le ragazze in singolo e in doppio.
Non è assolutamente facile fare andare dritte le canoe perchè bisogna gestire anche il bilanciere e, scopriamo dopo, bisogna lavorare anche spostando il peso del corpo. Fatto sta che sia io che Fabio arriviamo ultimi. Intanto si accumula una discreta folla a riva a vedere le grandi competizioni. C’è anche una dimostrazione della canoa con la vela…ma la vela è rotta 🙁
Ci spiegano anche come fanno a costruire le canoe: prima scelgono il tronco adatto per dimensione dell’albero del pane che è molto leggero, con la scure modellano l’esterno e scavano l’interno. Anche il bilancere è fatto con legno leggerissimo che pero’ non deve essere bucato per cui i sostegni sono fatti con un legno durissimo (che si trova solo in mainland) e che viene conficcato a martellate. Purtroppo si sta perdento il know how perchè solo gli anziani continuano a fare le canoe mentre i giovani non sono interesati. Esiste inoltre la credenza che le donne non possono toccare la canoa finoa quando non è in acqua altrimenti arrivano i tarli (!!).













Ci fanno poi sedere sotto ad un portico dove le donne in costume hanno cucinato per noi: un lungo tavolo con riso, pesce grigliato, alcune verdure, il lap lap, delle frittelle con il frutto dell’albero del pane, banane e noci di cocco. Tutto buono e davvero tipico.
C’è poi una dimostrazione dei disegni sulla sabbia che sono una forma d’arte antica e oggi riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. L’artista usa un solo dito per tracciare una linea continua che gira intorno a dei punti e nel frattempo racconta o canta per cui diventa un sistema di comunicazione e memoria visiva che unisce i vari gruppi linguistici.
Lo spirito del disegno con la sabbia tende a scomparire: solo pochi padroneggiano ancora le tecniche del disegno e le sue finalità di racconto.



Dopo essere andati alla dimostrazione di come si fa la kava e averne bevuto un pochino, chiude la prima giornata una serie di balli in costume eseguiti da ragazze e bambine sorridenti e molto aggraziate. Una gioia guardarle e finiamo per ballare tutti insieme per la felicità dei bambini.






Sulla via del ritorno incappiamo nei pescatori che hanno fatto incetta di grandi pesci rossi (i poulet) e ne comperiamo uno che cuciniamo da noi avendo invitato a cena Bruce e Alene di Migration
Il secondo giorno ci avevano chiesto di essere pronti per le 9 davanti al palco … ma noi arriviamo in ritardo perchè tanto qui è tutto “island time” e infatti è arrivata la bettolina con la merce da Luganville e sono tutti impegnati a scaricare e prendere sacchi e sacchetti per cui noi stiamo in disparte a chiacchierare e ad aspettare.
Ci sono ancora due gare con le 3 canoe che dovrebbero essere le finali ma non capiamo chi rema e alla fine non c’è nemmeno un vincitore. Dato che tutti se la prendono comoda, io e Fabio andiamo a farci un giro per il villaggio e arriviamo vicino alla chiesa dove sono in corso grandi lavori. Il governo spagnolo sta sponsorizzando una grande opera: è stato costruito un edificio che ospita potenti batterie, un generatore e c’è una struttura per montare pannelli solari che per il momento sono tutti imballati…ne arrivano 2 alla volta. Stanno installando le centraline cosi’ fra non molto ci sarà corrente in tutte le capanne facendo passare il villaggio praticamente in modo diretto dal fuoco alla corrente solare. Incredibile.
Dopo il solito pranzo in stile locale (oggi c’è il granchio al curry) noi ce ne torniamo in barca e poi a cena su Migration con anche un altro equipaggio.
Sono stati due giorni intensi (ci è venuto il mal di schiena per le ore che abbiamo fatto in piedi a piedi scalzi), per fortuna poco “turistici” e abbiamo imparato tantissimo.






2 Comments
What a truly incredible experience! Sand drawings, canoeing, watching canoe making, amazing food. Vanuatu is fabulous. Sounds like you’re making the best of it!
The last comment was from me. Hope you guys are well! We just saw Debbie and Jeremy in the UK, and met Leslie and Joe from California at their house.