Vanuatu con Paola, Flavia, Alex e Dave

Il 4 di luglio arrivano finalmente Paola e Flavia con Alex a Dave. Dico finalmente perchè non li vediamo da 6 mesi, da quando cioe’ sono venuti in Nuova Zelanda ma non siamo riusciti a fare una vera e propria vacanza in barca a causa della rottura del motore. Per cui dobbiamo recuperare. Avevo fatto un bel piano anche abbastanza dettagliato con la grande voglia di fare di tutto di piu’: per fortuna pero’ Fabio ha ristretto il campo d’azione, evitando lunghe veleggiate di bolina, decidendo dunque di spendere gli 8 giorni insieme sempre a nord di Efate senza avventurarci in lunghe tratte a vela sulle altre isole a nord.

Arrivano in barca ed è subito vacanza per loro e festa per noi che abbiamo parecchi regali da aprire oltre ai soliti ordini fatti da Fabio su Amazon.

Bellissimo tramonto e poi cena al ristorante Waterfront …seafood platter e live music. Come sempre, dato che il tempo passato tutti insieme è preziosissimo, il diario è piu’ dettagliato e ricorda i singoli giorni.

Domenica: lasciamo la banchina dopo un po di difficoltà a mollare la boa. Usciamo dalla baia di Port Vila ed alziamo il jennaker. Siamo fortunati con la direzione del vento e facciamo “champagne sailing” per alcune ore, passando sotto all’isola di Eretoka che è stata nominata patrimonio dell’Unesco: nota anche come Hat Island per la sua caratteristica forma a cappello, nel XIII secolo, divenne la monumentale tomba del leggendario capo Roi Mata che riusci’ a portare la pace fra parecchie tribu e di altri cinquanta membri della sua corte, un evento che la rese un luogo sacro e storicamente soggetto a rigidi tabù locali.

Ci ormeggiamo in una baia sul lato ovest dell’isola di Moso, riuscendo a buttare l’ancora proprio nell’unica pozza sabbiosa che c’è in mezzo ai coralli. Siamo solo noi ed è un posto meraviglioso.

Prendiamo tutta l’attrezzatura da snorkeling e andiamo sulla spiaggia: tutto intorno ci sono coralli molto belli ma non c’è tanto pesce, almeno meno di quanto abbiamo visto in altri posti. La spiaggia è candida e ci sono roccioni neri che si ergono dall’acqua: questa è stata un’isola in cui è stato girato lo show Celebrity Survivor Australia nel 2006.

Ovviamente cena in barca con romantico aperitivo sotto alle lucine.

Lunedi: colazione lenta e poi bagni dato che è una bellissima giornata. Per la prima volta proviamo a mettere il fat boy in acqua e…galleggia davvero ed è comodissimo. Che grande acquisto!

Come quando le bimbe erano piccole e si andava in vacanza, preparo una ciotolona di insalata di riso e andiamo in spiaggia per fare un pic nic. Purtroppo si avvicinano anche altre due barche con turisti e bambini che ci danno un po’ fastidio ma riusciamo ad isolarci in un altro bellissimo snorkeling e poi ci “accomodiamo” su panche e tavolo fatte con tronchi di legno da uno degli accompagnatori dei turisti che ce ne da il permesso…come se fosse la sua isola.

Nel pomeriggio ci spostiamo a est sull’isola di Pele’ dove da alcuni giorni ho prenotato da Enoch, l’unico posto segnalato come “ristorante” fra queste isole.

Ci vestiamo quasi eleganti: i ragazzi con la camicia, le ragazze con il vestitino di punta e io e Fabio con il nostro nuovo vestito matching delle Vanuatu.

A terra c’è un piccolo villaggio, alcuni taxi boat che stanno caricando gente, bambini che giocano. Chiediamo dove si trova il ristorante di Enoch: ci guardano tutti un po’ straniti e fanno segni fino a che troviamo la sorella di Enoch che è colei che cucina ma non sapeva del nostro arrivo. A differenza di quanto segnalato da noforeignland e da google non c’è un vero ristorante ma Enoch cucina solo se c’è qualcuno … ma questa volta se ne è dimenticato anche perchè hanno appena finito di celebrare il funerale di un cugino. Ci mettono comunque seduti di fronte ad un fuoco ad ammirare un bellissimo tramonto mentre ci viene preparata la “cena”… 6 piattini coperti con del celofan con riso, della dura carne stufata e un po di insalata. Non c’è neppure acqua da bere. Paghiamo cifra non adeguata e ce ne torniamo in barca (alle 7.30) a guardare la F1 sgranocchiando un po’ di snack.

Martedi: Eravamo andati a Pele solo per la cena al ristorante (!!) per cui alla mattina ci muoviamo a sud e cambiamo ancoraggio andando a buttare l’ancora vicino ad una specie di passe. Vediamo una partita dei mondiali e poi, nonostante il tempo nuvulo e umido, andiamo a terra in esplorazione.

Scendiamo sull’isolotto disabitato di Kakula che è circondato da barriera corallina, ha una fittissima vegetazione e una spiaggia bianchissima. Per segnalare il canale d’ingresso c’è un semplice palo con un fanale a celle solari semplicemente appeso con una corda e non abbiamo avuto modo di verificare se funziona.

Facciamo una passeggiata sulla spiaggia fino ad arrivare ai resti di un resort. Il Kakula resort ha una storia travagliata che unisce ambizioni miliardarie, architettura d’avanguardia, battaglie legali e la forza della natura, trasformando quello che doveva essere un paradiso per celebrità in una suggestiva “rovina moderna”. Nel 1999 investitori americani avevano ottenuto un contratto di locazione di 75 anni per l’intera isola per costruire un eco-resort ultra-esclusivo a cinque stelle dedicato a celebrità e turisti facoltosi.

Nel 2000, i lavori di costruzione erano appena iniziati quando l’Unità Ambientale del governo di Vanuatu ha ordinato l’immediato blocco del cantiere. Ne nasce una durissima battaglia legale e nel 2005 la corte suprema dà ragione agli americani e riprendono i lavori pero’ poi finiscono i fondi e i cantieri vengono abbandonati. Le strutture rimangono esposte per anni al clima tropicale, ai cicloni e alla giungla che avanza. Noi giriamo intorno e sopra alle rovine: fanno tristezza e impressione. Comunque se volessi aprire un resort sceglierei proprio un posto cosi!

Ci hanno raggiunti qui anche Ester e Niklas che si aggiungono per una buonissima cena con pasta all’anduja fatta fa Alex e una tradizionale game night dove ovviamente vince Sovmorgon.

mercoledi: evviva, oggi è una giornata stupenda! Continuiamo l’esplorazione e con il Potino andiamo nella zona con le mangrovie. Dobbiamo prima superare un’area piena di coralli bellissimi ma per fortuna c’è l’alta marea e dopo un bel po troviamo il canale che entra nella vegetazione e ci porta ad un lago interno. Poi imbocchiamo un’altro passaggio e arriviamo ad un altro laghetto. Siamo circondati da silenzio e mangrovie ma anche qui non ci sono animale: niente uccelli e nemmeno niente insetti.

Ritorniamo sull’isola di Kakula sulla bellissima spiaggia del lato est e raccogliamo tantissime conchiglie che poi, una volta tornati a bordo, impegnano Paola a fare un bellissimo lavoretto.

Prepariamo dei succulenti spiedini e tutto il necessario per andare a fare una grigliata sulla spiaggia: ormai abbiamo tutto. Alle 4.30 ci troviamo anche con Ester e Niklas e facciamo un grandissimo fuoco godendoci il tramonto e poi…. tutto sulla griglia. Spiedini misti di carne, pane e tonno. Che serata memorabile.

Giovedi: Subito dopo colazione salpiamo e ci dirigiamo per una decina di miglia verso nord, sulla punta settentrionale dell’isola di Nguna, proprio di fronte al villaggio di Utanlangi. Siamo solo noi e proprio di fronte a noi si alza il vulcano ormai spento. Scendiamo a terra e conosciamo Shem e un altro ragazzo che ci accompagnano a passeggio nel villaggio. Prendiamo accordi per fare una hike sul vulcano domani e nel frattempo raccogliamo altre conchiglie lungo la spiaggia che è fatta solo di bianchi pezzetti di corallo.

Ci godiamo la golden hour in barca e a seguire cena con tonno e bottarga e un po’ di giochi mentre i “ragazzi” si fumano il sigaro.

Venerdi alle 10 siamo a terra pronti per la scalata del monte. Shem è prontissimo con zaino e macete: noi pensiamo che sia per aprire le noci di cocco. Andiamo prima alla scuola per consegnare un po’ di penne e colori ma tutti hanno bigiato oggi, la maestra ha deciso che oggi si sta a casa. Noi lasciamo comunque un po’ di pennarelli, matite colorate ed evidenziatori.

Cominciamo la salita su una strada sterrata grande e ci seguono anche 3 cani magrissimi, la moglie di Shem che spinge una cariola che non si sa cosa contenga, una nipote di 11 anni e una piu’ piccola. I figli grandi di Shem sono andati in australia a raccogliere la frutta per cui i nonni curano i bambini…. tutto il mondo è paese.

Quando lasciamo la strada principale, la moglie, la cariola e la nipotina piccola si fermano mentre noi cominciamo a salire in mezzo alla foresta, seguendo il tubo che porta giu’ l’acqua dalla sorgente. La salita si fa sempre piu’ ripida e dobbiamo aggrapparci alle radici degli alberi per tirarci su. Scopriamo quindi due cose: i cani servono a tenere lontani i cinghiali mentre il macete serve a fare la strada nel fitto dei rami.

Bestemmiando e sudando, dopo piu’ di 2 ore arriviamo sulla cima da cui si gode uno spettacolo meraviglioso sull’arcipelago. Ci riposiamo un po e poi cominciamo a scendere per fortuna sull’altro lato del monte che pero’ è coperto da una sterpaglia secca e bruciata che ci graffia le gambe e ci sporca di nero. Il fuoco sulla cima dal vulcano è stato appiccato dall’uomo per spingere verso il basso i cinghiali.

Facciamo una sosta anche per dissetarci con noci di cocco raccolte da Shem e poi finalmente arriviamo al villaggio. Paghiamo Shem ben piu’ di quanto aveva chiesto e lui rimane sinceramente commosso, e anche noi ne siamo felici.

Torniamo in barca e pranziamo alle 4 con insalata di polpo…troppo tardi per partire come avevamo pianificato per cui rimaniamo qui anche per la seconda notte. Gnocchi al ragu e a letto presto perchè siamo tutti stanchi.

Sabato: colazione e poi partiamo a motore ritornando verso Port Vila. Come sempre le canne sono in acqua e fortunatamente questa volta peschiamo un bellissimo tonno skip jack che viene subito sfilettato e si trasforma immediatamente in un buonissimo poisson cru. A seguire abbocca anche uno spanish makarel ma è bello grosso e temiamo la ciguaterra per cui lo rilasciamo ancor prima di fare la foto. Riusciamo ad andare anche un po a vela ed arriviamo al tramonto nella parte a nord della grande baia proprio vicino a Hideaway Island che ha l’unico postoffice underwater al mondo ma, ritendo la cosa molto inutile e turistica, nemmeno ci avviciniamo.

Abbiamo prenotato cena a terra in un beach club che è molto carino, vista tramonto e con due grandi falo’ sulla sabbia. E’ l’ultima cena e veleggia un po’ di tristezza ma siamo tutti contenti.

Domenica: eccoci arrivati all’ultimo giorno. Facciamo un breve trasferimento e ci attracchiamo alla boa n. 17 del world yachting club che ha la banchina tutta occupata perchè sono arrivate le barche della World Arc.

I ragazzi vanno a fare un massaggio thailandese che noi abbiamo già provato ed è proprio dall’altro lato della strada rispetto all’ormeggio. In realtà è un ristorante Thai che oltre la sala da pranzo ha una porticina che da l’accesso ai letti per i massaggi.

In barca si impacchetta tutto e poi arriva anche l’ultimo pranzo e un grande ciao ciao… Ci rivedremo tutti a New York a dicembre!

5 Comments

  1. Geppo

    Che bel racconto e che foto da favola! Un abbraccio

  2. Paola

    Can’t wait to be back already!!!

  3. Jon

    What a great time

  4. Luciano Bertuzzi

    È’ sempre bello avere i figli con te, passi le giornate in modo più sereno, godeteveli 😍

  5. Ed

    You continue to amaze with the family memories you are creating!

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