La famiglia Mitchell

Il primo di giugno arriviamo nella baia di Namata a nord dell’isola di Qamea.

Andiamo a terra al tramonto e conosciamo Thomas Mitchell e tre dei suoi 5 figli. Thomas è un signore fijiano molto gentile e dai modi molto eleganti: ci fa accomodare sulla stuoia stesa nella bella veranda di casa, e dopo le presentazioni ci prepara la Kava. In una grande ciotola di legno versa dell’acqua e poi la polvere della radice che strizza con un panno; il tutto in un modo abbastanza cerimonioso e rituale. Avevamo già assaggiato la Kava alle Tonga e non ci era piaciuta; questa è molto meglio e fa sentire le labbra anestetizzate per un breve periodo.

Thomas ci racconta che la sua famiglia discende da un immigrato scozzese che venne qui all’inizio del 900 e sposò una donna fijiana iniziando la dinastia. Si stabilirono sull’isola di Qamea, nella parte Ovest, che possedevano quasi per intero, e che poi si sono divisi tra gli eredi delle varie generazioni; ad oggi la baia è divisa tra Thomas e i suoi fratelli, uno zio abita ad est ed un altro è il capo del villaggio che si trova ad ovest.

Thomas parla un inglese perfetto e ci spiega che lui e’ chairman della scuola elementare che sta nel villaggio ed è anche responsabile del trasporto dei bambini dalle baie alla scuola e viceversa. Ci sono una quindicina di ragazzi che vanno a scuola e non ci sono strade sull’isola, quindi Thomas, con la sua barca, ogni mattina fa il giro delle baie, raccoglie i ragazzi e li porta a scuola: ci spiega che deve fare due viaggi del “school-boat” al mattino e due al pomeriggio.
Se piove e il mare è grosso…si fa vacanza!

La moglie di Thomas si chiama Rossilla, ma si fa chiamare Sila e la sera non c’è: è rimasta a Taveuni e torna domani, i due figli grandi sono alle superiori a Vanua Levu, che, per chi vive sulle isole come loro, significa essere “boarding schools”.

Ci hanno preparato il pollo cotto in un forno interrato e del taro (una specie di patata) arrostito; si vede che manca Sila in cucina, ma Thomas e i suoi figli si fanno in quattro e ci fanno sentire molto coccolati. La serata scorre serena, seduti a gambe incrociate sulla stuoia mangiando e raccontandoci delle nostre vite.

Thomas ci spiega delle tradizioni Fijiane, per cui le feste più grandi sono i funerali: per la morte di suo papà nella baia arrivarono quasi 100 persone e la cerimonia durò una settimana, furono arrostiti diversi maiali e si bevve kava da mattina a sera.
I matrimoni sono simili ma durano meno.

Il giardino dei Mitchell è molto ben curato con pratino verde e fiori e degrada sulla bellissima spiaggia con le palme; ci racconta che nel 2020 il tifone Yasa ha devastato la baia e portato via il tetto della casa, ma da allora sono stati abbastanza fortunati durante le stagioni estive.

Da quasi 20 anni Thomas accoglie le barche che ancorano in Namata bay e tiene un guest book dove ogni barca compila una pagina: lo prendiamo con l’impegno di fare le pagine per Sovmorgon e Tipota e scopriamo di essere le prime due barche della stagione 2026.

Abbiamo portato a terra dei piccoli regali: dello zucchero, qualche Coca-Cola, garze e disinfettanti, e solo dopo molte insistenze riusciamo a dare a Thomas una piccola somma per contribuire alla cena. Prima di salutarci, Thomas ci invita a fare un giro della “sua” isola per il giorno successivo, da farsi tra le corse dello school-boat: appuntamento per le 14:00.
Sila torna domani e quindi decidiamo di invitare tutti su Tipota per una cena Italiana: saremo Thomas, Sila, Niklas, Ester e Petunia.

Il 2 giugno, Thomas ci passa a prendere e facciamo un bel giro dell’isola passando davanti ai lussuosissimi resort della parte orientale; poi alle 18:30 siamo tutti su Tipota. Aperitivo sul deck di poppa che Laura ha addobbato con le lucine e cena a base di tonno che preparo io: carpaccio di pinna gialla e pasta al ragù di tonno skipjack pescato il giorno prima, per finire torta alla cannella preparata da Petunia.

Conosciamo Sila che è molto allegra e simpatica e trascorriamo una serata molto bella ridendo e scherzando fino a tardi; il vino scorre, il cibo viene apprezzato e Thomas assaggia anche la grappa.

La mattina del 3 giugno, dopo avere completato le nostre pagine sul libro dei Mitchell, andiamo a terra a salutarli; facciamo qualche foto sulla spiaggia, regaliamo a Thomas una maglietta Tipota e visitiamo la loro aia con i maiali; con un poco di tristezza li salutiamo dopo esserci scambiati i numeri di telefono.

I Mitchell sono stati forse la famiglia locale più ospitale che abbiamo incontrato finora, gli unici che abbiamo invitato a bordo, hanno una allegria e una gentilezza innata che ci ha riempito il cuore.



3 Comments

  1. Tim

    grappa works wonders 🙂

  2. Luciano Bertuzzi

    L’ospitalita’ é un dono raro 😍

    1. Paolo Cavallini

      Non in Oceania

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