Abbiamo consciuto Moses il pomeriggio che siamo arrivati nella baia a N di Bagaman Island.

Oramai abbiamo capito il protocollo: da queste parti, quando arriva uno dei rarissimi yacht in transito, la persona più prominente del villaggio viene con la sua canoa a dare il benvenuto e a conoscere gli ospiti; oltre ai saluti, si parla di cosa ci si può scambiare, ovvero cosa hanno da offrire e di cosa hanno bisogno. È un modo molto più genuino e piacevole del Sevusevu delle Fiji che spesso ci ha dato l’impressione di un rituale che ha ormai poco di tradizionale e somiglia parecchio ad una tassa di soggiorno da pagare in Kava.

Abbiamo invitato Moses a bordo per una birretta; ci ha spegato che su Bagaman ci sono parecchi villaggi, ognuno dei quali è in pratica un nucleo familiare allargato, sulla baia dove siamo ancorati ce ne sono tre. La scuola e la chiesa sono invece nel villaggio più grande nella baia successiva sul lato NO dell’isola.

Moses, parla un buon inglese, ha modi gentili, si è presentato offrendo frutta e pesce e sopratutto ci ha detto che l’isola di Bagaman è famosa per il legno intarsiato: hanno alberi dal legno duro, di colore rossiccio, abbastanza simile al teak e le famiglie si tramandano la tradizione dell’intaglio. Sono anche rinomati per la costruzione delle grandi canoe a vela, lunghe anche più di 10m che sono l’unico mezzo di spostamento tra le isole per queste persone; il villaggio non ha infatti alcuna barca a motore, che qui chiamano Banana Boats e l’unica che passa ogni tanto è dei pescatori di una delle isole più grandi verso ovest.

Diciamo a Moses che gradiremmo delle banane, e gli chiediamo di cosa hanno bisogno…. in pratica tutto: ami e materiale da pesca, utensili, penne, pennarelli e carta per la scuola, medicine. Ci chiede se saremmo interessati ad un pannello intarsiato con il nome della barca e ovviamente gli diciamo di sì, gli diamo un biglietto da visita con il logo Tipota per riprodurlo su legno.

Qui in Papua Nuova Guinea, non hanno un capo formale dei villaggi che spesso sono solo una famiglia, la persona più anziana è considerata una sorta di capo: nel caso di Moses, suo padre è il patriarca anziano del villaggio, mentre Moses è la persona più rilevante.

Nei tre giorni che siamo stati a Bagaman abbiamo conosciuto Moses e la sua famiglia.
Il villaggio è sicuramente più evoluto della famiglia di Warren a Mabneian (blue Lagoon), probabilmente per le competenze di lavorare il legno, e perchè qualche anno fa, faceva tappa in questa baia un rally di barche dall’Australia che ha portato qualche anno di relativa prosperità, senza però che le persone siano diventate meno autentiche come abbiamo visto a Nimoa.
L’isola non è coperta da segnale GSM e hanno solo qualche piccolo pannello solare con batterie molto piccole che pare non funzionino mai.

Quando siamo andati a Terra il primo giorno abbiamo visto Moses che stava lavorando alla tavoletta con la scritta Tipota: tutto fatto a mano con scalpelli e una mazzetta di legno. Per impreziosire l’intaglio usano poi pezzetti di madreperla che incastrano nel legno e un colorante nero che ci spiega ricavano da una pianta che cresce sull’isola. Ci fa anche vedere una grande canoa a vela che sta costruendo, ci si mette circa tre mesi.

Moses ha tre figli, la più piccola si chiama Delayla e non lo lascia un secondo, è sempre con lui che se la coccola costantemente. Il pomeriggio ci porta la tavoletta finita che ci piace tantissimo e subito piazziamo sopra il tambucio. Moses viene a bordo per un caffè e capiamo che ha l’animo dell’artista: le cose che attirano la sua attenzione sono la tapa delle Marchesi con il disegno della manta polinesiano e i vari pezzi di legno intagliato che abbiamo comprato durante il viaggio; nota anche gli orecchini che ho fatto a Laura con i coralli alle Tuamotu ed vuole capire come farli.

Non avendo molto da barattare, paghiamo la scritta intarsiata in dollari e cerchiamo di essere generosi! Ci chiede se vorremmo anche un intarsio con le 4 farfalle che ha notato a prua, e ovviamente ne siamo entusiasti, gli stampiamo il logo in grande e gli spieghiamo il significato con le lettere; ha però finito la carta vetrata e quindi gli dò qualche disco dell’orbitale di grane diverse; è molto contento.

Quando andiamo a terra vediamo il progresso dell’intaglio che sta venendo molto bene: ci stanno lavorando in due, Moses e un suo apprendista.
Moses mi chiede se posso affilare una specie di badile stretto di ferro che usano negli orti per fare i buchi e piantare le patate: andiamo a bordo e con il flessibile facciamo un bel lavoro. Tornati a terra un gruppo di ragazzini ci insegue per farci vedere un bambino che ha la schiena piena di pustole infette, pare a causa di una pianta. Torniamo a bordo con Moses e l’inseparabile Delayla e Laura cura il povero bambino che si chiama David. In pratica siamo con Moses tutto il giorno.

Il giorno successivo, andiamo a terra a fare una passeggiata e controllare la schiena di David che per fortuna sta guarendo benissimo, Moses ci dice che per l’intarsio ha bisogno di ancora tempo, anche perchè ha pensato di evidenziare le lettere che rappresentano i nomi delle nostre figlie e che sono nascosti nelle farfalle con la madreperla: decidiamo di fermarci una notte in più. La mattina seguente vengono in canoa Moses, sua moglie Layla e l’inseparabile Delayla, la tavoletta è pronta e Moses ci porta in regalo anche una maschera molto simpatica con la lingua di fuori, intagliata in un legno più scuro che sembra mogano.
Ho poi verificato che, per questi popoli, la lingua fuori era in realtà un atteggiamento aggressivo da combattimento.

Moses ci chiede i nomi delle nostre quattro figlie, ha lasciato uno spazio sulla tavoletta per intarsiare i loro nomi, e lo fa a bordo di Tipota in 10 minuti: è veramente bravo e preciso con lo scalpello. Posizioniamo insieme la tavoletta di fianco al carteggio e l’artista Moses apprezza la posizione.

Layla, sua moglie, in modo un poco imbarazzato ci chiede delle punte sottili per il trapano a mano che usa per fare le collane con le conchiglie. Per fortuna ne ho parecchie e la facciamo contenta.
Intanto Laura scrive la pagina Tipota sul guest book che il papà di Moses custodisce con molta cura

Beviamo insieme l’ultimo caffè e ci abbracciamo e salutiamo.

Moses, rimarrà sempre nei nostri ricordi con le sue tre opere d’arte che ora sono appese alle pareti di Tipota. Una persona gentile e un poco chiusa, che chiaramente è il leader della sua famiglia villaggio e di cui porta la responsabilità

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