Dopo tre notti passate a Nimoa è tempo di ripartire e ci dirigiamo verso la Calvados Chain che si trova a nord ovest. Percorriamo una ventina di miglia e scegliamo di ormeggiarci alla Blue Lagoon…che il nome dice tutto.

La Calvados Chain è costituita da una serie di isolotti tutti in fila all’interno della grandissima laguna delle Louisiade, alcuni sono verdissimi e coperti da folta vegetazione, altri invece sono solo barriere coralline semiemerse. Non ci sono fonti che dichiarino chi e perchè gli abbia dato questo nome. E’ comunque un nome che risale al ‘700…probabilmente dato da un navigatore francese che qui si è ubriacato di Calvados.

Per entrare nella blue lagoon bisogna fare una passe che è abbastanza larga anche se noi abbiamo parecchio vento e onda. Buttiamo l’ancora nell’angolo piu’ a sud che non ha boomies e sembra essere parecchio riparato dalla barriera.

Andiamo subito in esplorazione a terra e buttiamo l’ancora del tender di fronte all’isolotto piu’ piccolino a sud. C’è la bassa marea per cui camminiamo (con scarpette) su rocce e possiamo raggiungere a piedi anche l’altra isoletta di cui facciamo tutto il giro. Sembra disabitata ma ci sono comunque segni di passaggi umani: troviamo delle capanne e delle canoe di legno.

Abitanti delle isole vicine vengono qui in canoa per fare “gardening”…ci hanno piantato qualcosa e vengono a raccogliere patate e banane. Arriva una canoa dall’isola a est con una giovane coppia e ci offre banane ma noi non abbiamo nulla da barattare. Incontriamo poi per la prima volta Warren, anche lui arrivato qui con la sua canoa dall’isolotto a nord, Mabneian Islet, che è poi la sua isola. Questo è suo territorio ed è pure un po’ infastidito che altri ci abbiamo abbordato.

Warren ci raggiunge in barca e noi lo invitiamo per un caffe’ con i biscotti. Qui hanno canoe senza bilancere ricavate da un unico tronco che portano usando una pagaia invece che il remo, da grandi equilibristi. Vive sull’isola di Mabneian con la sua famiglia estesa, una quindicina di persone e…non hanno nulla. Noi siamo la quarta barca che ormeggia qui da inizio anno. Ci chiede se possiamo dare farina, riso, zucchero, chiede in modo molto garbato e quasi imbarazzato. Hanno bisogno di tutto e piano piano aggiunge cose alla lista che noi scriviamo…proprio come se fosse la lista della spesa.

Lo salutiamo e lui parte controvento con la sua canoa che è quasi buio. Noi rimaniamo davvero increduli che possa esistere ancora un posto del genere, con gente che vive ancora cosi’ isolata dal mondo e cominciamo a radunare cose da portargli il giorno successivo. Purtroppo ma inevitabilmente la marea sale e noi cominciamo a rollare manco fossimo in navigazione con 4 metri d’onda. Facciamo molta fatica a dormire per cui prendiamo la decisione di andare via e non rimanere tre notti come avevamo invece previsto… non prima pero’ di essere andati a trovare Warren sulla sua isola.

Riempiamo un grande zaino stagno con tanto cibo (tanto noi fra 10 giorni saremo in prossimità di un supermercato) e altre cose che ci ha chiesto come cacciaviti, maschera sub e una tanica di acqua … mettiamo anche un po di usd e andiamo a terra.

Il posto dove vivono è meraviglioso, sulla sabbia bianca di corallo di fronte al reef e con dietro la foresta.

Warren ci accompagna insieme ad alcuni bambini in cima alla collina da dove si gode una vista bellissima sulla laguna. Lungo il percorso vediamo il recinto dei maiali che pero’ non ci sono piu’, e poi piante di banane, papaia, mango e ananas. C’è anche una casupola dove viene a fare “fasting” alcuni giorni di meditazione senza bere nè mangiare, lontano da tutte le sue responsabilita. D’altronde è molto religioso e non ci sono chiese in giro.

Riscendiamo dalla collina e la moglie Helene ci ha preparato dei noodles (che abbiamo portato noi) con la papaia e acqua di cocco.

Chiacchieriamo un bel po’ parlando della tradizione Kula, di come mandare a scuola i figli e del fatto che qui sono davvero sconnessi dal mondo. Non sanno nulla di quello che succede.

Salutiamo Helena e tutti i bambini che sono sempre intorno ma molto timidi e ritorniamo in barca. Warren ci segue perchè ha bisogno di altra acqua e anche un po di miscela per la motosega che chiederà in prestito per potare alcuni alberi.

Ha con se il suo cellulare. E’ un vecchio samsung che l’ultima volta che è stato connesso risale a due mesi fa. Warren vuole contattare le persone delle ultime due imbarcazioni che gli hanno dato una mano come noi…ma purtroppo non risponde nessuno. Contattiamo anche una persona a Port Moresby con cui fa parlare me e a cui chiede il favore, se sente di qualcuno che viene da queste parti di dargli anche delle batteria Dunlop. Infine si fa una bella chiacchierata e un buon sigaro con Fabio. In fondo ha bisogno anche di compagnia e di interagire con altre persone.

Nel tardo pomeriggio salutiamo a malincuore Warren che triste ritorna sulla sua isola in canoa mentre noi ci spostiamo nella baia piu’ protetta dell’isola successiva.

One Comment

  1. Luciano Bertuzzi

    …e poi qui in Italia critichiamo e perseguitiamo “la famiglia del bosco” 😳

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