
Le Vanuatu sono un arcipelago formato da circa 80 isole, per lo più di origine vulcanica, situate tra le Fiji, la Nuova Caledonia e le Isole Salomone. Il territorio è caratterizzato da montagne, foreste tropicali, barriere coralline e vulcani ancora attivi tra cui il piu’ famoso si trova sull’isola di Tanna.
Abitate da popolazioni melanesiane da oltre 3.000 anni, le isole furono esplorate dagli europei a partire dal XVII secolo. Dal 1906 furono amministrate congiuntamente da Francia e Regno Unito con il nome di Nuove Ebridi. Le Vanuatu ottennero l’indipendenza nel 1980 e oggi sono una repubblica con capitale Port Vila.
La popolazione è prevalentemente di origine melanesiana, ma comprende anche piccole comunità polinesiane, europee e asiatiche. Nell’arcipelago si parlano più di cento lingue locali, oltre al bislama, all’inglese e al francese. La religione più diffusa è il cristianesimo, soprattutto nelle confessioni presbiteriana, anglicana e cattolica, spesso affiancato da credenze e tradizioni spirituali locali.
Il 3 luglio facciamo poche miglia ed entriamo nella grande baia di Port Vila dove abbiamo prenotato un posto in banchina al World Yachting club.

La baia è protettissima e contiene due piccole isole. L’isola piu’ vicina a terra ospita un bellissimo resort che pero’ è “vista citta'” ed è rifornito di corrente con un cavo sopraelevato a 24 metri….per questo motivo le barche a vela o entrano dallo stretto passaggio a nord o da quello a sud per non rischiare di prendere dentro il cavo.
Ci attracchiamo con la bandiera gialla della quarentena e aspettiamo che gli ufficiali vengano a bordo per le varie pratiche. Prima arriva la biosecurity che ci porta via tutta la verdura, comprese patate e cipolle ma non tocca formaggio e prosciutto, per fortuna. Poi andiamo all’Immigration dove ci timbrano i passaporti, paghiamo una tassa e ritiriamo il cruising permit per girare fra le varie isole. Finalmente andiamo poi al ristorante Waterfront del marina per un calmo pranzetto.



Seguiamo a piedi la strada principale che è costeggiata da tanti negozietti di souvenir ma anche di cose locali, soprattutto vestiti fino a quando non arriviamo al mercato coperto che è molto grande, ben arieggiato e…vista mare!
C’è tanta varietà di verdura rispetto a quanto sperimentato in altri posti del Pacifico: troviamo anche i pomodori!! Visitiamo anche un grande capannone che raccoglie lavori di artigianato, soprattutto intarsi di legno. Pero’ non comperiamo nulla.






Una cosa molto particolare sono i colori: soprattutto le donne sono tutte vestite con abiti coloratissimi, anche accesi.
L’Island Dress, chiamato in bislama aelan dres, è il caratteristico abito indossato dalle donne delle Vanuatu. È lungo, ampio e leggero, spesso decorato con vivaci motivi floreali e arricchito da volant, pizzi o maniche a sbuffo.
L’abito deriva dal Mother Hubbard Dress, introdotto dai missionari cristiani nel XIX secolo per sostituire gli indumenti tradizionali, considerati troppo scoperti. Le donne lo hanno però trasformato nel tempo, scegliendo tessuti colorati e creando modelli locali.
Alle Vanuatu è abbastanza comune vedere intere famiglie vestite con abiti realizzati nello stesso tessuto e con lo stesso motivo. Le donne indossano spesso l’Island Dress, mentre uomini e bambini portano camicie, vestiti o completi coordinati.
Questa usanza si vede soprattutto durante matrimoni, feste, cerimonie religiose e altre occasioni importanti. Indossare lo stesso pattern è un modo per mostrare l’unione della famiglia e il senso di appartenenza allo stesso gruppo…. e inoltre non serve il cartellino sul petto con il cognome e non serve chiedere chi è tuo marito o chi è tuo figlio. Mi sembra una gran comodità. Comunque, tanto per divertirci un po’, non abbiamo resistito e siamo entrati anche noi in un negozio di abiti matching e alla fine ne abbiamo pure comperato uno … non so quanto lo metteremo pero’ fa allegria.
Vicino allo yacht club c’è anche un negozio di sartine, sono tante e tutte incastrate in piccoli loculi con la loro macchina da cucire e circondate da tanti colori. Noi comperiamo dei tessuti e ci facciamo fare…. non un altro vestito ma bensi’ delle nuove tovaglie per il tavolo esterno.







II mezzi pubblici qui sono costituiti da piccoli pulmini o minivan che hanno la targa che inizia con una B rossa (bus). Percorrono la città o verso nord o verso sud e si fermano praticamente ovunque ad alzata di mano. Si comunica all’autista la destinazione e lui da’ l’ok a salire, non si sa pero’ quando si arriva a destinazione perchè dipende da quanta gente si carica e quanta deve essere lasciata in vari posti….intanto l’autista cerca di ottimizzare il percorso (si spera). In ogni caso la corsa costa sempre uguale: equivalente di 1 euro.
Noi prendiamo il pulmino per andare a fare lo spesone al Au Bon Marche’ in vista dell’arrivo dei ragazzi…. torniamo carichissimi e ci mettiamo un bel po a sistemare poi tutto.
Prendiamo il pulmino anche per andare a prendere i ragazzi all’aereoporto e ci mettiamo tantissimo pero’ cosi’ gironzoliamo la periferia della città. Tante case basse ma ben tenute con tantissimo verde. E’ periodo di mondiali di calcio e si vedono in giro tantissime bandiere, sulle macchine, sui furgoni e sulle case. Pero’ sulle case non basta mettere la bandiera con una normale asta….sembra una gara a chi la mette piu’ in alto per cui si vedono altissime pertiche che sovrastano gli alberi con le bandiere di tutto il mondo. Ovviamente chiunque ci chiede per chi tifiamo e sembrano dispiaciuti anche loro che l’Italia non si è qualificata.
Per il momento abbiamo imparato una sola parola in Bislami ed è “grazie” che si dice “Tankiu tumas” dalla storpiatura di “Thankyou too much” 🙂
FInalmente sabato 4 luglio, dopo un lunghissimo volo con 3 scali e tanti rischi di perdita connessione, con una sosta di 9 ore a Nadi (passate pero’ in un resort), arrivano Paola e Flavia con Alex e Dave.




