Lunedi 27 luglio dopo una bellissima veleggiata con vento da sud che ci fa volare anche a 10 nodi arriviamo a Port Lautour che si trova su uno stretto passaggio fra due isole a sud di Espiritu Santo

Mentre buttiamo l’ancora vediamo due tartarughe che vengono a controllare. Siamo proprio di fronte ad un bellissimo resort che contattiamo immediatamente per prenotare la cena ma purtroppo non accetta clienti esterni. Peccato perchè avevamo proprio voglia di uscire.
Facciamo un lungo giro in sup nella baia al tramonto e poi ci prepariamo il sushi, che fa sempre un po’ festa. Abbiamo pero’ da farcire solo tonno e peperoni, gli ultimi resti di verdura fresca che sono rimasti dalla spesa fatta a Port Vila due settimane fa.
Il giorno successivo è una splendida giornata e decidiamo di andare in gita: prepariamo lo zaino del pic nic, la borsa da snorkeling, il drone e altro ancora e andiamo sull’isolotto che si scorge in lontananza. E’ una meravigliosa isola privata con una villa in centro ma non c’è nessuno per cui scendiamo a terra, facciamo a piedi il giro dell’isola e infine stendiamo la coperta e ci godiamo un fantastico pic nic.
Sulla via del ritorno pero’ abbiamo le onde sul muso e si è alzato parecchio vento per cui balliamo tantissimo e ci facciamo una grande doccia. Nel pomeriggio arriva brutto tempo …ancora!!









mercoledi 29 agosto: il piano prevedeva di andare a nord di Luganville sulla costa a est dove ci sono degli ormeggi che sembrano molto belli, anche se difficli da raggiungere a causa dei fondali bassi di alcune passe ed inoltre da li’ si possono risalire due fiumi fino alle blue Hole, che sono una delle principali attrazioni dell’isola.
Appena usciti dal ridosso dell’isola di Rotua pero’ andiamo incontro ad un mare tremendo con 3 nodi di corrente contraria a onde di circa due metri e vento sui 25 nodi. Le onde sono ripidissime …. da paura davvero, anche se per poche miglia. Per cui decidiamo di riparare a Luganville nella baia di fronte al BeachResort.
Luganville è la seconda cittadina delle Vanuatu dopo Port Vila, nacque come piccolo centro coloniale franco-britannico, ma divenne famosa durante la Seconda Guerra Mondiale, infatti fra il 1942 e il 1945 gli Stati Uniti trasformarono Espiritu Santo nella loro più grande base militare del Pacifico meridionale e ospitava aeroporti, ospedali e cantieri navali con oltre 100.000 soldati e migliaia di mezzi. Oggi pero’ è una piccola cittadina con poco da offrire, sinceramente. Inoltre sono stati segnalati episodi di furti sulle barche e diversi tender sono spariti per cui dobbiamo cercare di stare molto attenti.
Il vento tira tutto il giorno ma l’ormeggio è buono e noi andiamo a terra con le taniche perchè questo è l’unico modo per fare carburante in questa cittadina. Abbiamo solo 3 taniche da 20lt per cui possiamo riempire il serbatoio solo di 60 lt per volta e ne abbiamo bisogno di 220lt per riempire il serbatorio e tenere 3 taniche di scorta….quindi sono 4 viaggi che pero’ distribuiamo in diversi giorni.
Il benzinaio piu’ vicino si trova a circa 1 km ma solo la prima volta torniamo con le taniche piene perchè scopriamo che i taxi costano pochissimo e ce ne sono tantissimi.
Ceniamo al Beachfront resort che pero’ è deserto e quasi un po’ inquietante. Dato che c’è parecchio mare, ripartire con il tender dalla spiaggia sulle onde che frangono è un’impresa ciclopica che ci lascia completamente fradici.


Giovedi 30 luglio Secondo giro di taniche che lasciamo nel potino e poi andiamo a piedi in paese. Oggi è festa nazionale, è l’indipendece day, quando Vanuatu ha otteneuto l’indipendenza da Francia e Inghilterra nel 1980. Sono tutti in centro, anche se non esiste un vero centro con piazza e chiesa ma solo una lunga via che si chiama ovviamente Main Street ed è trafficatissima e piena di gente. Le donne sono vestite coloratissime e quasi tutte hanno infilato nei capelli la bandierina delle Vanuatu: grande patriottismo. I maschi sono meno belli ma portano bandiere piu’ grandi. Nel parco che si estende fra Main Street e il mare c’è un palco con un energico personaggio che parla e ogni tanto canta…tutto intorno gente e famiglie sedute sul prato e tanti stall che vendono cibo. Facciamo una perlustrazione fra i vari negozi visto che dovremo fare cambusa e poi torniamo al Beachfront per pranzo. Nel pomeriggio decidiamo di lasciare questo ormeggio che non è per nulla carino e ci spostiamo in un’altra baia a nord, Palikulo Bay… vorremmo sempre risalire un po di piu’ la costa ma il tempo è ancora bruttino.







Venerdi 31 luglio il cielo è completamente coperto e ogni tanto piovviggina pure. Siamo davvero un po’ stufi di questo tempo e anche un po’ preoccupati perchè le previsioni per i prossimi giorni non accennano a nulla di diverso mentre noi avremmo deciso di salpare per la Papua Nuova Guinea fra 3 o 4 giorni.
Sentite le nostre copiose lamentele, la mattina di sabato 1 agosto c’è il sole per cui posso fare una lavatrice e stendere ad asciugare e poi prepariamo lo zaino del pic nic e tutto il resto dell’armamentario e partiamo verso nord. L’intenzione era quella di fare con il tender 7 miglia per raggiungere il fiume navingando il quale per circa due miglia si arriva al Blue Hole, una piscina blu di acqua dolce. Ci tenevo davvero tanto e avevo studiato per bene il percorso. Purtroppo pero’ sale mare per cui riteniamo non prudente allontanarci cosi’ tanto avendo poi da ritornare con mare contrario per cui ci fermiamo su una penisola deserta ….che è comunque bellissima. Passeggiamo e raccogliamo tanti sand dollar che sono piccoli gusci rotondi e bianchi di particolari ricci di mare morti e che hanno sul dorso un bellissimo disegno di un fiore a cinque petali…devo pensare ad un lavoretto da fare.









Abbiamo prenotato già da qualche tempo le immersioni con Triton Explores per andare a vedere i due siti piu’ famosi delle Vanuatu.
Domenica 2 agosto, Magnus di Triton ci viene a prendere in un posto a terra con il suo pick up e ci porta sulla costa a sud. Dopo soli 5 minuti di barca arriviamo nel punto in cui si è inabissata la SS President Coolidge che era un transatlantico americano di lusso costruito a inizio degli anni ’30 lungo circa 200 metri e che fu trasformato durante la Seconda guerra mondiale in nave per trasporto truppe intorno al Pacifico passando da una capienza di 1.000 passeggeri a 5.000 sodati

Il 26 ottobre 1942, entrando nel canale di fronte a Luganville e con a bordo molto materiale bellico oltre ai 5.000 soldati, per un disguido di comunicazione passo’ sopra ad un campo minato che proprio gli americani avevano installato per difendersi dai sommergibili giapponesi. Il comandante riuscì ad arenare la nave vicino alla costa e si salvarono tutti tranne 2 persone; la nave quindi si inclino’ sul fianco sinistro e scivolo’ a fondo.
Noi ci immergiamo sopra alla prua della nave e cerchiamo di immaginare, ma è molto difficile prendere dei riferimenti. Scendiamo fino a 35 mt ma non arriviamo nemmeno a metà della nave. C’è una grande botola con all’interno alcuni pezzi residui, solo alcuni perchè in realta subito dopo l’affondamento gli americani riuscirono a recuperare la maggior parte del contenuto, per non parlare dei sub che si sono avvicendati negli anni.








La seconda immersione si fa praticamente da riva nel sito chiamato Million Dollar Point che è un enorme deposito subacqueo di materiale militare americano della Seconda guerra mondiale.
Alla fine della guerra, riportare negli Stati Uniti migliaia di camion, bulldozer, jeep, gru, ricambi e provviste sarebbe costato troppo. Gli americani allora offrirono il materiale all’amministrazione coloniale francese a un prezzo molto basso; l’offerta fu rifiutata, presumendo che sarebbe stato lasciato tutto li’ gratuitamente. Gli americani decisero quindi di gettare tutto in mare, facendo avanzare i mezzi lungo un pontile e spingendoli sott’acqua con i bulldozer.
Sott’acqua ci sono infatti jeep, camion e bulldozer; ruote, motori, rotaie e strutture metalliche; casse, bottiglie, stoviglie e materiale militare; una grande massa di rottami ormai ricoperta da coralli, spugne e pesci. C’è anche una piccola nave che aveva cercato di recuperare un po’ di materiale ma si è caricata troppo ed è affondata. Sono pero’ cresciti tanti e bei coralli e questo posto piace molto anche alle tartarughe.






Lunedi 3 agosto è il nostro ultimo giorno alle Vanuatu e abbiamo tante cose da fare. Per prima cosa un altro giro con le taniche al benzinaio e poi andiamo in taxi all’Immigration per il timbro sul passaporto, poi al Port Autority. Bisogna pagare una tassa che ammonta a poco piu’ di 8.200 Vatu ma noi ne abbiamo solo 7.500. La signora al di là dello sportello capisce che andare a prelevare e poi tornare sarebbe veramente lungo per cui ci dice “va bhe, ve li regalo io 700 vatu”. Da non credere: apre davvero il suo portafoglio e ci da i soldi mancanti. Ma che gentilezza inaspettata. Per fortuna noi avevamo 5 USD e glieli diamo… ma questo lei non se lo aspettava. Andiamo poi all’ufficio Custom dove pero’ hanno un problema tecnico (non capiamo di cosa si tratti) per cui dobbiamo attendere piu’ di un’ora prima che ci rilascino il permesso ad uscire.
Andiamo poi a piedi al mercato coperto della verdure dove troviamo anche dei pomodori carissimi, poi a pranzo e quindi a fare la spesa.
Torniamo al Beachfront in taxi supercarichi, poi tutto nel Potino ma per fortuna non ci sono troppe onde per cui riusciamo a caricare tutto in barca senza lavarci…. in questi momenti mi manca tantissimo l’Esselunga.
Prepariamo la barca per una lunga traversata ….domani salpiamo per la Papua Nuova Guinea e ci fermeremo alcuni giorni nell’arcipelago delle Louisiade.





3 Comments
La meravigliosa isola privata con una villa dove voi siete scesi, perché non c’era nessuno, con lo zaino da picnic, la borsa per lo snorkeling ed il drone, appartiene ad un mio amico che vi ha visti con le telecamere, chiedendomi chi eravate, ho risposto sono miei amici, allorché, visto che lui al momento è qui da me in Valpolicella a bere bene, dice che potevate anche fermarvi a dormire 😉😂😂😂
Che paradiso
Sempre più affascinante!…