La mattina del 10 agosto facciamo il nostro ingresso nell’arcipelago delle Louisiade attraverso la Yuma passe.

L’arcipelago delle Lousiade fa parte della Papua Nuova Guinea (PNG) ma in nessun luogo è possibile espletare le pratiche di ingresso. Bisognerebbe andare a Port Moresby (3gg) e poi tornare indietro contro l’aliseo: per questo nessuno lo fa e ci si ferma un po’ da “clandestini”. Abbiamo ottenuto il visto on line ma ufficialmente non siamo ancora entrati nel paese per cui non sarebbe proprio legale scendere a terra.

Le Louisiade non sono semplicemente un gruppo di atolli. Geologicamente convivono due paesaggi molto diversi: grandi isole vulcaniche, alte e ricoperte di foresta tropicale, e una quantità di piccole isole coralline bassissime, circondate da reef e lagune.

Praticamente è una laguna lunga 200 km e larga 50 km, costellata di isole, alcune delle quali con una laguna al suo interno. Le profondità variano generalmente tra i 20 e i 50 metri, tuttavia sono presenti numerose formazioni coralline e banchi di sabbia, non ben segnalati sulle carte nautiche

I primi europei ad avvistare queste isole furono gli spagnoli nel 1606 ma furono i francesi a dare il nome nel 1768 in onore del re Luigi XV. A fine 800 PNG passo’ poi sotto il controllo britannico e nel 1975 ha ottenuto l’indipendenza dall’Australia facendo pero’ sempre parte del Commonwealth.

La PNG non gode di un’ottima reputazione. Oltre agli squali, ai serpenti marini e ai coccodrilli, ora bisogna aggiungere all’equazione anche i pirati e altri criminali in queste acque remote. Per questo motivo, la nostra sosta nella “continentale” PNG sarà purtroppo molto breve. Dalle Louisiade, ci dirigeremo direttamente a Port Moresby (e al suo sicuro yacht club in stile coloniale), per poi prendere il largo e raggiungere lo Stretto di Torres, senza avventurarci in una città che si trova al quinto posto nella lista dei luoghi più pericolosi al mondo!

Dicevo dunque che il 10 agosto, sotto un cielo grigissimo che purtroppo non ci fa godere dei giusti colori del paesaggio, ci avviciniamo alla passe di nord di Tagula ( Sudest o Vanatina). La passe è praticamente una serpentina che si è scavata nel corallo ed ha una larghezza di 30-50 metri. Le carte non sono accurate per cui meglio utilizzare le mappe satellitari e due occhi vigili a prua. C’è bassa marea per cui il bordo corallino si vede abbastanza bene ma fare i tornanti qui in mezzo mette un po’ di ansia. Ci mettiamo una buona mezz’ora ma alla fine entriamo nella grande laguna e ci dirigiamo verso la prima isoletta che abbiamo scelto per riposarci un po’.

Buttiamo quindi l’ancora nella grande baia di Nimoa

Subito arriva una canoa. A bordo ci sono James e due bambini che ci offrono due uova e 3 patate che scambiamo con due pacchetti di patatine, una maglietta e dei pesi per pescare…. e cosi’ sarà per tutto il tempo che passeremo fra queste isole: tutto un trade,

James ha i denti rossi, come quasi tutti qui, compresi i bambini a causa della noce di bebel, che qui masticano continuamente.

La noce è pestata in un piccolo mortaio e poi è masticata insieme a della calce spenta, che producono cuocendo il corallo sul fuoco e mantengono in sacchetti o piccoli contenitori e insieme al lime. Questa mistura dal colore rosso acceso, ha un leggero effetto narcotico e sembra che tolga gli stimoli della fame.

Come effetti negativi tinge la bocca di rosso, provoca un’eccessiva salivazione e tra l’altro causa la caduta dei denti.

Prima del buio arrivano altre canoe a salutarci.

La mattina successiva arriva un’altra canoa con a bordo Rafael. Rafael è il capo dei villaggi che stanno sull’isola e lo invitiamo per un caffe’. Facciamo una donazione per la comunità ma la verita’ è che hanno bisogno piu’ di “cose” che di soldi. Raccogliamo un po’ di penne e di fogli di carta che pero’ non abbiamo in grande quantità.

Finito il caffè trainiamo con il tender Rafael e la sua canoa e andiamo al suo villaggio che è un agglomerato di capanne/palafitte abitate dalla famiglia allargata. Ci sono altri 3 villaggi sull’isola e il piu’ grande si trova sulla punta di sabbia a sud dove sorge anche una storica missione e c’è la scuola elementare.

Una delle figlie viene quindi incaricata di guidarci per una passeggita fino in cima alla collina. E’ una bellissima passeggiata in mezzo alla foresta e parecchi bambini ci seguono zampettando.

Dalla cima, dove è stata piantata una croce di legno, si gode una vista mozzafiato: si vedono le altre isole, mare tutt’intorno, reef azzurro e la grande baia con Tipota da sola nel mezzo.

Quando torniamo alla sua capanna, Rafael ci racconta un po’ di se e, ricoperto di domande prova a raccontarci anche come qui funziona la tradizione del Kula. Dico “qui” perchè poi sentiremo diverse versioni anche se il concetto principale rimane sempre lo stesso.

Rafael apre la cassaforte e ci mostra due pezzi di pietra levigata e una lunga collana fatta di coralli e conchiglie. Sono questi oggetti Kula, cioà oggetti a cui la popolazione da’ un grande valore simbolico e spirituale e che vengono donati per suggellare amicizia e fraternità. Una volta ricevuto il dono, questo viene conservato come prezioso ma prima o poi deve essere donato a qualcun’altro e cosi’ via. Per questo si parla di Kula ring, perchè gli oggetti viaggiano sulle canoe di isola in isola. Vengono anche utilizzati per “comperare” le mogli: se sono parecchi e se si aggiungono anche canoe e maiali, la donna rompe completamente con la sua famiglia di origine e puo’ subire qualunque tipo di trattamento. Un po’ difficile da comprendere da parte nostra.

Nel pomeriggio siamo in barca e arriva una canoa con 4 bambini e un mazzetto di fagiolini da scambiare. Li facciamo salire a bordo e sono eccitatissimi. Rimangono impressionati dai letti e saltano sui materassi: loro dormono sulle stuie e penso non abbiano mai visto nulla di cosi” morbito. Gli do’ mele, patatine e cioccolato e ovviamente non se ne vogliono piu’ andare, il piccolo vuole stare sempre in braccio e la grande dice che vuole restare. Regaliamo un po’ di cose e poi li rimettiamo sulla loro canoa.

Seguono altre canoe con fagiolini ma cominciamo a dire che non abbiamo piu’ molto da scambiare.

Poiché nessuna compagnia di navigazione serve queste isole isolate, la popolazione è praticamente autosufficiente. Di tanto in tanto gli abitanti del villaggio inviano la loro imbarcazione più grandi per fare rifornimento di alcune cose sull’isola più grande di Misima. Acquistano alimenti di base, machete e ami da pesca. In cambio portano con sé scampi, banane, papaie, maiali, cesti, braccialetti e alcuni manufatti…. è tutto un baratto

Oltre a dare una bella sistemata alla barca dopo la lunga traversata, andiamo anche a fare snorkeling su un bellissimo reef pieno di coralli gialli e ci godiamo tramonti arancioni.

Finalmente siamo riusciti a far asciugare tutti i cuscini bagnati durante la traversata.

3 Comments

  1. Gianpiero Benetti

    Mi sembra di essere in barca con Voi. La temperatura ambiente a quanto ammonta? Qui a Lavagna fa un caldo notevole (32-34 gradi) .
    Ma Voi avrete sempre un bel venticello che se non troppo forte è’ veramente gradevole ! Andate in Australia?

  2. Luciano Bertuzzi

    Bella la foto con i 4 bambini, si vede dai loro occhi che sono curiosi, credo non gli capiti spesso di vedere persone bianche, tantomeno di salire su una barca a vela, peccato non aver avuto in cambusa biscotti o brioche, ma anche cioccolatini 😋

  3. Flo

    Séchez les coussins! Une activité à temps plein!

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