



Dopo aver miseramente fallito il tentativo di ancoraggio nell’ultima isola delle Kei Island (Kemer) a causa del fondale troppo profondo, decidiamo di proseguire direttamente verso Banda Neira che dista circa 130 miglia per cui dobbiamo fare una notturna. Per Tim è la prima volta ma le condizioni sono molto stabili e teniamo alzato il gennaker quasi tutto il tempo.
E poi … finalmente, all’alba durante il turno di Tim la canna urla perchè ha agganciato un wahoo bello lungo. Non troppa fatica per tirarlo a bordo e poi sfilettarlo e metterlo in freezer. Grande soddisfazione!

Intorno a pranzo di venerdi 11 settembre arriviamo all’isola di Hatta, la prima delle Banda Islands che si incontra venendo da est, ma anche qui è impossibile buttare l’ancora per via delle profondita’ elevate per cui andiamo direttamente nella grande e protetta baia di Banda Neira dove abbiamo prenotato una boa contattando Abba (sempre grazie a NoForeignLand).
Ci sono solo 4 boe nel canale fra Api e Neira e siamo solo noi. Il vulcano ci sovrasta su un lato mentre dall’altro c’è il paese.
Abba (il suo nome non viene dal complesso svedese) è un personaggio molto noto e con un grande senso commerciale …. di qualunque cosa hai bisogno… chiedi ad Abba.
Sempre via whattsapp, con risposte velocissime, Abba ci indica il moletto dove lasciare il tender e ci da’ indicazioni per raggiungerlo nella sua dimora. Percorriamo le stradine del villaggio che sono piene di gente e piccoli negozietti. Si cammina tranquili, c’è un’atmosfera quasi allegra e non si ha alcuna sensazione di paura: tutti sorridono e salutano. Qui tutto rimanda alla noce moscata e persino i lampioni della piazzetta principale hanno la forma della spezia. Arriviamo da Abba che gestisce un hotel in stile coloniale (Cilu Bintang Estate) che sorge proprio sotto al Fort Belgica e di fronte ad un piu’ vecchio forte portoghese.




L’interno dell’hotel è una collezione di memorabilia degli antichi fasti coloniali e vende anche souvenir (spezie, perle, libri e oggetti vari). Rimaniamo per cena e intanto prendiamo accordi per una gita “spice tour” da farsi il giorno successivo e lasciamo anche le taniche da far riempire di gasolio che ci siamo portati dietro: molto piu’ comodo che altrove perchè ce le riporteranno piene direttamente in barca.
Sabato 12 settembre puntualissimi alle 9 siamo ancora da Abba da dove partiamo con la nostra guida per il tour. La guida è davvero simpatica e parla un ottimo inglese…ma non ci ricordiamo come si chiama. Prima andiamo al movimentatissimo porto che, essendo appena arrivata una nave, è pieno di gente e di merci varie e da li saliamo su una lancia che ci porta sull’isola di fronte, l’isola di Besar.






E’ questa l’isola dove sono sempre sorte le piantagioni di noce moscata ma anche di chiodi di garofano, cannella e mandorle. Un’isola preziosissima che nei tempi di massima produzione aveva anche 6 forti per proteggerla. Incominciamo a salire sulla collina utilizzando una ripida scalinata costruita dagli olandesi e intanto la nostra guida ci racconta tantissimo della storia e delle piante.
Prima che le rotte europee solcassero queste acque, Banda Neira e le sue isole vicine erano già un crocevia prezioso nel cuore dell’Asia marittima. I mercanti arabi e cinesi conoscevano da secoli il segreto della noce moscata che, a quanto si credeva, curava anche la peste. C’è ancora un tempio cinese in paese
Ad inizio del 500 giunsero i portoghesi: furono i primi europei a mettere piede in questo remoto arcipelago. Il loro passaggio lasciò poche tracce durature, solo un piccolo avamposto vicino a casa di Abba, qualche chiesa, ma diffusero l’informazione che la noce moscata cresceva solo qui.
Arrivarono poi gli olandesi, seguiti poco dopo dagli inglesi, determinati a contendersi il monopolio di quella spezia che valeva più dell’oro in Europa. La rivalità fra le due potenze culminò in uno dei più curiosi scambi territoriali della storia: nel 1667, con il Trattato di Breda, gli olandesi cedettero agli inglesi l’isola di Manhattan in cambio di Pulau Run, la più occidentale delle Isole Banda.
Tra il XVII e il XIX secolo, la Compagnia Olandese delle Indie Orientali impose con violenza un monopolio assoluto. Gli abitanti delle isole furono costretti a lavorare per la compagnia; chi si opponeva, veniva eliminato. Nel 1621, il governatore olandese Coen guidò una spedizione che sterminò gran parte della popolazione locale (13.000 morti su 15.000 abitanti). Le terre furono confiscate, i superstiti ridotti in schiavitù o deportati, e nuovi lavoratori furono portati qui da Ambon per mantenere attive le piantagioni di noce moscata.
Poi un inglese comincio’ a coltivare la noce moscata anche in località meno remote rispetto all’Europa e Banda perse via via importanza. Ancora oggi comunque la vendita delle spezie rimane uno degli asset principali del paese.
Le piantagioni non sono come ce le si aspetterebbe, con recinti e filari ma sono in realtà boschi in cui si alternano piante varie, con i mandorli che proteggono quelli della noce moscata dal vento. Le mandorle sono di proprietà di tutti per cui si puo’ andare all’alba e raccoglierle ovunque e poi venderle per pochi soldi. Gli alberi di noce moscata sono invece di proprietà di singole famiglie e la noce viene strappata dall’albero quando il guscio esterno si apre in due e fa vedere il rivestimento interno rosso (macis) della vera noce.
Il macis e la noce vengono poi messi ad essicare al sole prima di essere venduti separatamente.





Facciamo una sosta anche davanti ad un antico pozzo che ha due bocche…una che viene utilizzata quotidianamente e una piu’ antica. Assaggiamo l’acqua che è davvero buonissima. Ogni tot di mesi viene fatta una cerimonia che porta alla pulizia della canna del pozzo. Passeggiamo fra le stradine del paese “in alto” che ha delle carinissime case vivacemente colorate e con tendine ricamate alle finestre mentre i bambini in divisa escono da scuola (si va anche il sabato!) e si fermano tutti a salutarci. Un bambino offre anche delle caramelle a Fabio: prova che davvero qui sono davvero tutti molto ospitali ed aperti. Cammina e cammina arriviamo ad uno degli antichi fortini da cui si ha una vista stupenda sul vulcano ed è un famoso spot per le foto.
Questo vulcano ha eruttato l’ultima volta nel maggio del 1988. La guida ci racconta che nei giorni precedenti c’erano stati molti terremoti, non ci sono stati molti danni perche’ l’esplosione è stata violentissima e ha aperto 3 grandi bocche eruttive che hanno fatto “sfiatare” il vulcano e intanto soffiava un forte vento da est che ha spinto ceneri e fumi lontano dal villaggio. Comunque 7.000 persone sono state evacuate ad Ambon.
Saliamo poi su 3 motorini con guidatore (equivalente di Uber) e seguendo una strada molto dissestata che va su e giu arriviamo ad uno sperduto baretto dove beviamo il te alla cannella e comperiamo ovviamente …un po di tutte le spezie.










Torniamo poi con la barca al punto di partenza e quindi all’hotel di Abba dove ci attende un bel pranzetto. Davvero una bellissima e inaspettata gita.
Torniamo in barca giusto in tempo per la consegna delle taniche di diesel e poi torniamo belli belli a terra per una meravigliosa cena offerta da Tim proprio sul mare guardando il vulcano.
Domenica mattina all’alba, Tim prende il traghetto “veloce” per Ambon. Banda non è molto ben connessa: un traghetto veloce (4 ore) a settimana, un traghetto passeggeri (8h) a settimana e due voli su un minuscolo areoplanino che quindi è sempre al completo. Per questo non è stato semplice per Tim organizzare il viaggio.
Io e Fabio andiamo a fare immersioni con BlueMotion in due siti a ovest dell’isola di Besar. Ci sono enormi coralli a forma di otri e vasi vari e abbastanza pesciolini ma non vediamo nulla di grosso. La cosa pero’ decisamente notevole è stata che mentre eravamo sulla barca fra una immersione e l’altra siamo stati circondati da centinaia (e sottolineo centinaia) di delfini che cercavano disperatamente di mangiare gli sgombri di passaggio: uno spettacolo! L’acqua ribolliva, i delfini saltavano e alcuni pescatori provavano ad accapparrarsi qualche pesce. Abbiamo fatto alcuni video ma non rendono.






Ritorniamo solo noi due a cena nel posto magico con vista del vulcano. Il risotrante è deserto e mangiamo un tonnetto alla griglia. Alzandomi alla fine pero’ io inciampo e cado sulle pietre sbucciandomi abbondantemente la gamba, cosa che mi impedirà di fare il bagno per un po di giorni.
Il giorno successivo Fabio pulisce bene bene il bulbo utilizzando le bomboline da 2 lt (ne abbiamo 2) pero’ si rompe definitivamente il relativo compressore che avevamo aggiustato già una volta. Abbiamo anche una bombola grande da 20 lt (con la quale possiamo riempire le bomboline) e ce la facciamo riempire da Sunset O, il catamarano che abbiamo conosciuto a Tual e che si è ormeggiato alla boa di fianco alla nostra.
Invitiamo l’equipaggio di Sunset O a cena da noi per una buona pasta alla carbonare e, come al solito tantissime chiacchiere e racconti.
Era dalle Vanuatu che non avevamo un euipaggio invitato per cena. Tanti buddy boat sono rimasti nel Pacifico e alcuni hanno accelerato per arrivare entro fine anno in Sud Africa. Non c’è piu’ il trenino di barche che segue rotte quasi prefissate e si ritrova negli ancoraggi. Dalle Vanuatu in poi ci si sparpaglia un po ovunque.
L’ultimo giorno a Banda andiamo a vedere il Fort Belgica, il forte sulla collina del paese da cui si ha una bellissima vista e al tramonto accoglie parecchia gente che vuole godersi il freschetto. Non riusciamo ad entrare ma non è che ci sia molto da vedere. l forte fu eretto nel 600 e poi è andato incontro a varie ristrutturazioni olandesi, inglesi e poi ancora olandesi.
Andiamo poi per un’ultima cena da Abba che salutiamo con tanto affetto. Siamo pronti per ripartire e mercoledi’ 16 settembre molliamo la nostra boa e continuiamo verso ovest: dobbiamo fare 330 miglia per raggiungere l’arcipelago Wakatobi nel Sulawesi.







5 Comments
Visiting home of Nutmeg! Thanks for sharing:)
Another lovely report today, as usual, set against a magnificent backdrop. I’m sorry to hear about your grazed leg. Warm regards from dry land.
Interessante reportage da un posto remoto ma accogliente, attendo il prossimo con impazienza 😅….buon vento ⛵️
This is a great reporting of adventures! Carry on & fair winds!
What a great time you are having