Kei Islands con Tim

Venerdi 4 settembre andiamo a prendere Tim all’aereoporto di Tual. Arriva dopo 2 scali e con una valigia piena di cose varie: un po di roba ordinata da Fabio e tanti regalini. Facciamo con lui un po di spesa al mercato del fresco e poi, dopo un velocisismo pranzetto, salpiamo immediatamente e ci dirigiamo verso nord dove c’è un posto chiamato la Little Raja Ampat. Decidiamo di ormeggiarci all’isola prima che si chiama Palau Rumadan. C’è una bellissima laguna con una pass un po contorta per entrarci ma una volta buttata l’ancora è una meraviglia.

Tim inizia subito a pescare e al tramonto compaiono anche tantissime luci di pescatori sul bordo della barriera. Noi ci facciamo un lussuoso aperitivo sul ponte e poi cena a base di pesce.

Sabato 5 settembre. Andiamo a terra in esplorazione su questa isola disabitata. C’è una bellissima spiaggia di sabbia fine e bianchissima ed è un posto cosi’ bello che decidiamo sul momento di tornarci alla sera per fare falo’ e grigliata.

In questo tratto di mare si vedono parecchie casette galleggianti fatte con tronchi, canne e bidoni di plastica: sono basi movibili per i pescatori. Si ancorano con pesi dove i fondali sono piu’ bassi e poi si spostano spinte lentamente dalle lunghe canoe a motore. Bisogna stare attenti perchè ovviamente non vengono evidenziate dal radar.

Decidiamo di andare alla Little Raja Ampat con il Potino anche se è un po’ lontano. Non siamo molto attrezzati (niente cappello, niente acqua) ma dobbiamo fare solo 4 miglia …pero’ con sole a picco e andiamo anche pianino perchè non si puo’ sciupare l’occasione di fare la traina nel canale.

Attraversiamo una zona piena di boe nere: non sappiamo se sono reti o allevamenti ma sono davvero tantissime e risulta complicato superarle anche solo con il tender. Vengono i brividi a pensare di trovarcele davanti in navigazione. Dovremo davvero stare molto attenti in queste acque. Certo che potrebbero fare le boe almeno gille o rosse…. cosi’ nere si fa fatica ad individuarle anche da vicino..

Arriviamo finalmente a Palau Baer, la Piccola Raja Ampat. In effetti è uno spettacolo anche se è davvero molto “piccola”. La cosa bellissima è che siamo solo noi e possiamo quindi godercela con gran calma e fare tantissime foto. Si tratta di una stretta laguna sovrastato da vegetazione e rocce con un’acqua limpidissima che volge al verde e con zone piene di coralli. C’è la bassa marea per cui dobbiamo fare alcuni pezzi a piedi trascinando il potino.

Il ritorno è un po’ piu’ veloce ed è di grande soddisfazione perchè peschiamo un bel king fish che appena arriviamo a bordo viene sezionato in bei tranci.

Alle 5 ci prepariamo e andiamo sulla spiaggia per fare falo’ ed un tramonto lento e meraviglioso. Sulla griglia mettiamo i tranci del pesce pescato nel pomeriggio e del pane. Abbiamo davvero tutto, ormai siamo organizzatissimi per i pic nic sulla spiaggia.

Dalla barca invece Tim tira su solo delle remore, anche abbastanza grandi. Le remore sono quei pesci che nuotano insieme ai cetacei nascondendosi sotto le loro pance…. mi sa che qui hanno scambiato il nostro scafo per la pancia di una balena.

E’ domenica e con molta calma e molta attenzione usciamo da questa fantastica laguna blu e ci dirigiamo verso sud. Dopo circa 15 miglia arriviamo di fronte alla lunga spiaggia bianca di Ngurbloat che è protetta da un doppio reef.

Proviamo ad entrare da una prima passe ma purtroppo le immagini satellitari non sono accurate: io a prua vedo un grande boomi semisommerso e urlo a Fabio di girare a destra …ma troppo tardi e…tocchiamo!! Il bulpo picchia su una roccia mentre il corallo striscia sulla fiancata sinistra ma per fortuna siamo davvero molto lenti. Nonostante il vento che ci spinge verso il boomie Fabio mette indietro e ci liberiamo subito senza toccare le pale dei timoni. Andiamo a controllare e ci sono solo piccoli graffi all’antivegetativa sul fronte del bulbo: siamo stati fortunatissimi…ma che paura.

Andiamo quindi piu’ a sud e troviamo una passe piu’ agevole che ci permette di superare il reef e buttare l’ancora di fronte alla lunga e bianca spiaggia di Ngurbloat . E’ rinomata per essere la piu’ bella spiaggia dell’Indonesia e la seconda al mondo per la finezza della sabbia.

Andiamo a terra a fare una lunga passeggiata al tramonto. E’ domenica sera e tantissime persone locali sono qui a godersi la fine del weekend. Siamo solo noi i turisti e in tanti ci chiedono di fare foto con loro manco fossimo degli attori famosi.

Nonostante la meraviglia del posto non ci sono tanti bar o ristoranti ma solo molte cabane rialzate dove la gente viene a fare il pic nic .Ci sediamo ad un ristorantino con i piedi nella sabbia e tante lucine e aspettiamo ore prima che ci portino da mangiare ma è comunque bellissimo.

Durante la passeggiata sulla spiaggia conosciamo dei tedeschi che organizzano escursioni per pescare (si chiamano Fish Fighting) e ovviamente Tim non puo’ resistere per cui si prenota per il giorno successivo: partono alle 6 del mattino e vanno “a caccia” di GT per 12 ore. Purtroppo pero’ Tim non pesca nulla. Intanto noi in barca installiamo il nuovo Starlink Mini Indonesiano che funziona al primo colpo e consuma molta meno corrente.

Martedi 8 settembre, dopo una lunga passeggiata sulla bianca sabbia, deserta in un giorno feriale, ci spostiamo un po a sud a Punta Ngurtavir dove c’è una lunga striscia di sabbia bianca che si snoda come un serpente quando scende la marea. Alle 17 andiamo a terra con la bassa marea e percorriamo tutta la lingua di sabbia. Il paesaggio è quasi lunare ma purtroppo non c’è il sole e non possiamo goderci un buon tramonto.

Dopo una buonissima cena con pesce al curry, si monta il grande faro portato da Tim sulla testa del tangone per provare a pescare i calamari. Uno solo si avvicina ma non abbocca

Mercoledi il tempo è ancora un poco coperto per cui mandiamo solo il drone a vedere la lingua di sabbia. Salpiamo poi in direzione nord verso il gruppo di isole di Tayandu. Lungo il percorso incontriamo diverse bandierine nere che segnalano l’inizio di una rete che generalmente ha dall’altro capo una barca. Conferma che le prossime navigazioni saranno un po’ pericolose e dovremo tenere gli occhi ben aperti. Certo che anche qui se mettessero le bandierine gialle o rosse si vedrebbero un po’ prima!

Noi abbiamo sempre due canne a poppa ma purtroppo, con grandissima tristezza di Tim non peschiamo nulla.

Arriviamo nel grande golfo di fronte al villaggio di Tayandu. Quest’isola è collegata a Tual da un solo mini traghetto a settimana per cui qui vivono abbastanza di sussistenza anche se non manca la solita mega antenna per la connessione cellulare.

Subito arrivano delle canoe con a bordo dei bambini sorridenti, chiacchiericci e molto allegri. Fabio li rimanda indietro dicendo di portarci qualcosa come cocco, banane e pesce: sono le basi del commercio. Questi tornano dopo un po con tanti cocchi, mentre una seconda canoa con un secchiello pieno di conchiglie/molluschi. Noi diamo quaderni con penna, degli oreo e un po’ di soldini (grande discussione per la suddivisione). Si divertono sulla barca e dobbiamo insistere per mandarli a casa.

Andiamo poi a fare snorkeling sul reef vicino mentre Tim pesca dal tender. L’acqua è un po verdognola, non blu come quella del Pacifico ma almeno qui è abbastanza limpida. Ci sono bellissimi coralli e soprattutto tantissimo pesce. Ad un certo momento mentre stavamo facendo un servizio fotografico ad un curioso Nemo siamo stati investiti e circondati da un enorme nugulo di piccole sardine che schizzavano tutte insieme intorno a noi.

Per cena Tim prepara il Laksa e poi movie night.

Giovedi mattina facciamo una bellissima passeggita sulla spiaggia bianca. Il mare da qui ha dei colori bellissimi!

Prima di pranzo salpiamo per fare una trentina di miglia che ci separano da Island Kumer che si trova poco piu’ a nord di Kur Island. Saltiamo Kur Island perchè abbiamo saputo che gli abitanti del villaggio non sono molto amichevoli con le barche di passaggio: sono stati riportati parecchi furti e gli indigeni salgono a bordo con insistenza e poi è difficle mandarli via.

Alziamo il blue water runner e navighiamo molto tranquilli con due canne a poppa che pero’ non agganciano nulla anche se questo è rinomato per essere un mare molto pescoso. Ma almeno non incontriamo reti.

Arriviamo all’isola che è il tramonto ma non riusciamo a trovare un ancoraggio decente. Il reef è attaccato a costa e poi scende a strapiombo a 100 metri. Facciamo qualche giro ma proprio nemmeno proviamo a calare l’ancora per cui decidiamo di fare una notturna di 130 miglia dirigendoci direttamente verso Banda con un giorno di anticipo rispetto al programma.

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