Avevamo letto che le persone qui sono uniche e di una umanità speciale, ma quello che abbiamo vissuto nei primi 4 giorni alle Luoisiade ci rimarrà nel cuore per sempre.

Alle Louisiade le persone vivono con nulla in piccole comunità che spesso sono famiglie allargate, completamente isolati dalla società per come la intendiamo noi. Non c’è elettricità, non c’è copertura cellulare, l’acqua dolce è piovana e tra le isole ci si muove in canoa; non arrivano le piccole navi che altrove chiamano cargo e gli spostamenti lunghi sono solo possibili sulle piroghe grandi con bilanciere e grandi vele latine che timonano con un remo. Le abbiamo viste filare a 6 nodi, con 1 metro d’onda e 7-8 persone a bordo.

Alla nostra prima sosta, all’isola di Nimoa, abbiamo conosciuto Rafael; si è avvicinato alla barca con la sua piccola piroga a bilanciere e ci ha salutati molto garbatamente. Ci ha detto di essere il capo dell’isola e di vivere nel villaggio in fondo alla baia, sul lato opposto alla missione dove c’è la scuola. Lo abbiamo invitato a bordo e ci ha raccontato dei 4 villaggi sull’isola, della sua famiglia ovviamente dei loro bisogni.

Non avendo rifornimenti via nave hanno bisogno praticamente di tutto e gli yacht di passaggio sono diventati per loro una fonte di sostentamento molto importante, ciò nonostante, o forse proprio per quello, nessuno ha un atteggiamento insistente o sgarbato e sopratutto prima di chiedere offrono loro quello che possono: banane, uova, conchiglie.

Ci siamo salutati e dati appuntamento per il giorno dopo. Alla mattina è venuto, sempre in canoa con le banane e insieme – lo abbiamo tirato con il tender – siamo andati al villaggio e abbiamo conosciuto tutta la sua famiglia e siamo stati ospitati a casa loro, ci ha spiegato le loro tradizioni (che qui chiamano customs), noi abbiamo cercato di aiutarli con quello che avevamo a bordo: ami e pesi da pesca, magliette, pennarelli.
Per sdebitarsi Rafael ci ha promesso delle aragoste che però deve andare a prendere sul reef esterno a 3 ore di canoa dal villaggio: alla fine ci rinunciamo perchè dobbiamo partire.

Rafael ha 2 figlie, una di 25 anni sposata che non vive al villaggio e una di 19 che ci ha accompagnato a fare una bella passeggiata fino alla cime della collina che sovrasta la baia e il villaggio, ma il villaggio è pieno di bambini: alcuni sono nipoti e altri ci dice Rafael sono adottati. Comunque crediamo che qui il concetto di adozione sia più vicino ad un affido dei figli che le coppie giovani fanno ai vecchi del villaggio.

Ogni anno qui passano una trentina di barche e Rafael si ricorda di Arnoud su Maracuja che ci ha preceduto a Maggio, comunque a memoria di Rafael noi siamo la prima barca italiana che abbia mai incontrato.

One Comment

  1. Gianpiero

    Siamo in una specie di paradiso terrestre, dove tue le persone sono imparentate e amabilissime…

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