La mattina del 30 luglio 2025 un sisma di magnitudo 8.8 ha colpito la penisola di Kamchatka, nell’estremo oriente russo con epicentro in mare; uno dei terremoti più forti registrati sulla terra da quando se ne misura l’intensità. Il terremoto ha generato un’allerta tsunami per vaste zone del Pacifico. Le autorità di mezzo mondo si sono messe in moto: Giappone, Hawaii, la costa occidentale degli Stati Uniti, le isole del Pacifico… e anche la Polinesia Francese.


Quando succede un terremoto sottomarino, come è accaduto al largo della Kamchatka, l’energia liberata si trasferisce all’acqua sovrastante, generando onde che si propagano radialmente in tutto l’oceano. A differenza delle onde normali causate dal vento, le onde di tsunami hanno una lunghezza d’onda enorme, che può superare i 200 chilometri e viaggiano a velocità impressionanti, fino a 800–900 km/h in acque profonde (quelle del vento di burrasca hanno lunghezza di 200-300m e viaggiano a 60-70 Km/h).
In mare aperto, queste onde possono avere un’altezza di 30-60 cm, rendendole quasi impercettibili, ma trasportano una quantità d’energia straordinaria. Quando raggiungono fondali meno profondi, rallentano, si comprimono e si innalzano, trasformandosi in muri d’acqua che fanno disastri sulle coste e ovviamente alle barche che sono vicine a terra.
Il Pacifico è enorme e rende vulnerabile ogni sua costa, un’onda partita in Russia può raggiungere la Polinesia in circa di 8-10 ore.

La notizia ci è arrivata da Dave il fidanzato di Flavia che ha letto dell’allerta sulle news in USA, poco dopo ci è arrivata l’allerta del governo della Polinesia Francese e una valanga di messaggi preccupati sulle chat dei naviganti e di amici e parenti.
Abbiamo cominciato a controllare tutti i siti di allerta tsunami, dal NOAA americano al Pacific Tsunami Warning Center.
Le previsioni parlavano di onde contenute nelle isole della Società e a Papete, massimo un metro, ma è stata diramata l’allerta era di evacuazione alle Marchesi dove si prevedevano onde fino a 4m. Alle barche in rada è stato chiesto di uscire in mare aperto o se impossibilitati a farlo di lasciare la barca e rifugiarsi a terra

A Marina Taina, però, tutto sembrava calmo. Non c’era panico, nessun allarme sonoro, solo equipaggi a controllare e rinforzare gli ormeggi e in coperta ad aspettare.
Alle 23:37, con una puntualità quasi inquietante, il livello del mare ha cominciato a comportarsi in modo insolito. Un rapido abbassamento, quasi impercettibile, seguito da un ritorno più deciso. Le barche hanno oscillato in modo diverso dal solito. Le cime di ormeggio si sono tese un poco, e si è formata una corrente innaturale tra i pontili. Non c’è stata un’onda visibile, nessuna cresta spumeggiante che si infrangeva sul frangiflutti, ma era lui, l’effetto del terremoto russo, giunto fin qui attraversando un terzo del pianeta. È durato poco. Poi tutto è tornato calmo.
Più tardi abbiamo letto che alle Isole Marchesi dove eravamo due mesi fa, le onde avevano superato i due metri. In Russia, sull’isola di Paramushir, l’acqua era entrata fino a trecento metri nell’entroterra. In Giappone e alle Hawaii, la gente era stata evacuata.
Ci è andata bene! L’accaduto fa comunque riflettere sull’immensità del Pacifico e sulla imprevedibilità della natura.

2 Comments
La natura ha una forza impressionante, mai sfidarla e abbassare la guardia, buon vento 💪
i experienced the full force of the Asian Tsunami back on Boxing Day 2004 in Penang….entire seabed reaching for miles offshore was emptied of seawater and then the waves came crashing in…… and it will repeat again and again and again…… i was watching it from my apartment balcony overlooking the Andaman Sea. …….Tim