LOG Luganville Vanuatu – Louisiade PNG

DISTANZA: 843 Nm (22.910)
DURATA: 6 gg 1h (145 h)
EQUIPAGGIO: 2

V. MEDIA: 5,9 Kn (140 Nm/day)
MOTORE: 15 h (182)
WATERMAKER: 8 h – 800 l (623)

VENTO : 3/31 Kn
GENERATORE: 13 h (524)
PESCA: 1 (grande!)


Giorno 1 – 4 Agosto 2026 (155 Nm)

Martedì 4 Agosto alle 10:00 am (00:00 GMT) alziamo l’ancora e lasciamo il canale davanti a Luganville, diretti verso Sud. Questa che ci aspetta è l’ultima tappa nell’oceano Pacifico aperto, prima di entrare tra Australia e Papua Nuova guinea e attraversare lo stretto di Torres passando nell’oceano Indiano. Già sento una stretta al cuore a lasciare questo magnifico e immenso oceano che ci ha regalato momenti indimenticabili.

Il tempo è molto coperto e le previsioni danno pioggia per i prossimi due giorni. La nostra rotta diretta è per 300 gradi circa, ONO, il vento e il mare dovrebbero essere dritti sulla poppa: TWS 15-30 Kn e Onda tra 2-3m con periodo di 7-8 sec.
Finalmente torniamo a navigare di poppa, era dalle Cook Island a Settembre 2025 che non ci capitava in una traversata; purtroppo il fil di ruota esatto non è facile da gestire.

Se il vento è sotto i 15 nodi usiamo il BWR tra 165 gradi a Dritta e 165 gradi a Sinistra, ma con vento sopra i 20 nodi dobbiamo stare con Genoa tangonato a farfalla, e sebbene ci sia la ritenuta sul boma non si riesce a poggiare oltre 165 per il rischio di strambate involontarie.

Le strambate sono laboriose e lunghe un’oretta: bisogna chiudere il genoa, liberare il tangone che ha tre scotte verso il basso (carica-avanti, carica-basso, carica-indietro) oltre all’amantiglio, farlo passare dall’altra parte e rifare tutto sulle altre mure. Anche la ritenuta del boma è una sola e va passata sull’altra bitta quando si stramba.
A farfalla comunque la barca è molto stabile e si possono ridurre facilmente sia il genoa che la randa.

In previsione della rotta di poppa piena, prima di partire abbiamo armato il tangone (mure a sinistra) e alzato il BWR. Con le mure a sinistra e il vento da SE, avremmo una rotta troppo per Ovest e poco per Nord. Speriamo che il vento ruoti un poco più a Sud di quanto previsto e che ci sia qualche giorno sotto i 20kn per usare il BWR e guadagnare acqua sulle altre mure.

Quando usciamo dal canale il vento si stabilizza sui 15 nodi e poi sale fino a 20. Inizialmente è quasi da E e ci fa andare per 240, ma poi come previsto ruota verso sud e riusciamo a recuperare sulla rotta diretta che vorrei seguire.

Verso sera inizia a pivere, giornata veramente uggiosa; allontanandosi dall’isola di Espiritu Santo l’onda cresce e si stabilizza sui 3m, ma da poppa e con le vele a farfalla, il rollio è dolce e non fastidioso.

Riusciamo a cucinarci la pasta e le verdure fresche!


Giorno 2 – 5 Agosto 2026 (139 Nm)

La notte passa abbastanza tranquilla, anche se la prima notte di traversata è sempre la più faticosaç bisogna prendere il ritmo con i turni e abituarsi al rollio che per fortuna non è forte come lo è stato nelle precedenti traversate da NZ a Fiji e poi alle Vanuatu quando abbiamo sempre navigato con onda al traverso.

Al rilevamento delle 11 abbiamo fatto 155 Nm, una buona prima giornata, ci mancano circa 680 Nm in linea retta, ma saranno almeno 750 considerando che non possiamo andare in fil di ruota che sarebbe la rotta diretta.

Ci svegliamo con un cielo plumbeo e piove, il vento è sui 15 Kn ma in calo, la direzione è invece ruotata verso E e quindi verso le 11 decidiamo di strambare. Per il BWR c’è troppa onda e con il vento ormai calato sui 10 nodi non sarebbe stabile; alla fine le previsioni sulla direzione erano corrette e quindi ci tocca…

Per fortuna non piove in quel momento, ma ci mettiamo comunque 40 minuti a risistemare tutto mure a sinistra, con vele a farfalla e BWR pronto. Lauretta fa un poco di fatica a lavorare sul ponte, anche perchè questa mattina si è dimenticata di prendere la Cinnerezina e quindi è un poco grigia dopo l’operazione.

Pranzo con piadina sotto la pioggia; in pozzetto inizia ad essere tuto umido, ci manca il sole che non vediamo da una settimana!

La SPCZ con le sue nuvole e temporali si è spostata a sud e ci accompagnerà anche domani, poi si spera (finalmente) di uscirne e di lasciarcela definitivamente alle spalle a E. Questa zona di pioggie e nuvole staziona tra le Solomon a N, le Vanuatu a O, le Fiji a E e si sposta da N a S ad intervalli che sono abbastanza difficili da prevedere per i vari modelli.

Nel pomeriggio il vento cala anche sotto i 10 Kn e la navigazione di poppa diventa difficile con l’onda che rimane sui 2 metri e con mare abbastanza confuso: ci sono due treni d’onda, quello dell’aliseo da SE che per noi è quasi di poppa con onde corte tra 1 e 2m e quello da sud delle perturbazioni dei quaranta ruggenti nel mare di tasmania con onde lunghe sui 3m (e alcune anche di più) che ci fanno ruotare in modo brusco quando colpiscono la murata di sinistra.

Per cena, pollo con verdure al curry e riso cotto nella rice cooker che è veramente comoda; finalmente mi viene non troppo piccante e quindi piace anche a Lauretta.


Giorno 3 – 6 Agosto 2026 (160 Nm)

Come in tutte le traversate, ci vuole qualche giorno a prendere il ritmo e oggi stiamo meglio entrambe: Laura non ha il mal di mare e io ho dormito bene.

La mattina, finalmente, non piove e il sole fa capolino tra le nuvole per qualche tempo. Non ci pare vero, apriamo le coperture e mettiamo ad asciugare tutti i teli e cuscini che si erano inzuppati.

Ma la giornata deve essere ricordata per il più grande rischio che abbiamo corso in questa avventura da quando siamo partiti a Luglio 2024. Per fortuna il pericolo è scampato, ma mi viene l’ansia solo al pensiero.

Sono le 22:00, abbiamo cenato con Pollo Al curry, riso e verdure, Laura è andata a dormire e io mi preparo al turno. Prima di mettermi a leggere il kindle – sto leggendo “un vagabondo dei mari del sud” di Bernard Montessier – decido di sedermi al timone e dare un occhio alle previsioni (sul cellulare).

Stiamo navigando a farfalla mure a sinistra con randa e genoa tangonato entrambe ridotti. Il vento varia tra 20 e 25 nodi da ESE e noi siamo circa 40 Nm a nord della rotta diretta, ma navighiamo paralleli ad essa. Il pilota è settato al vento, 170 gradi a TWA (True wind angle), più di così non posso poggiare e quindi sono contento di rimanere a nord della rotta diretta, penso di strambare ancora dopodomani.

Le previsioni danno vento in calo e speriamo che ne rimanga abbastanza da navigare a vela, smotorare con le onde lunghe di poppa sarebbe una pena. Il cielo si dovrebbe rasserenare per Sabato. Mentre guardo le previsioni, mi cade l’occhio sul chartplotter.

Abbiamo una scala a 20 Nm che ci fa vedere la nostra posizione e l’arrivo alle Louisiade quasi 500 Nm a NO di dove siamo noi; passando 100 Nm a sud dell’isola di Rennell che fa parte delle Solomon; in mezzo nulla, oceano aperto,

Noto che davanti a noi, ci sono 3 relitti sparpagliati su una trentina di miglia quasi in linea… e in mezzo all’oceano (?). Le batimetriche sembrano costanti. La cosa mi incuriosisce a zoomo sul relitto più vicino a circa 40 miglia da noi….

ORRORE! Stiamo puntando diretti su un reef a 30 Nm da noi! Con la scala grande non si vedeva affatto

Di notte, filando a 8-9 nodi di poppa, non lo avremmo certo visto. Non ci sono fari sull'”Indispensible reef”, lo strano nome di questi due atolli chiusi che emergono solo di qualche metro con la bassa marea e quindi anche l’allarme del radar non avrebbe segnalato nulla.
Poteva essere un disastro.

Ci metto 5 minuti a riprendermi dallo sgomento!! Non posso poggiare verso sud ed evitare i reef davanti a noi: dobbiamo strambare.
Sono le 22:30, sveglio Laura e ci mettiamo al lavoro. Chiudere la randa, girare la ritenuta e riaprirla sulle nuove mure; chiudere il fiocco, alzare i tangone e girarlo a sinistra, cambiare la scotta in varea e rimettere il tutto a segno.
Una buona mezz’ora di lavoro in coperta con un paio di metri d’onda che ci fanno rollare. Siamo sempre agganciati ovviamente.
Lauretta cade sul ponte mentre stiamo girando il tangone che è parecchio pesante e difficile da tenere con la barca che rolla; per fortuna solo una sbucciatura sul ginocchio.

Appena in tempo, sulle nuove mura riusciamo ad evitare il reef passandogli a S rimanendo a farfalla, un poco al limite con TWA di 145 ma fattibile; se ci fossimo accorti più tardi avremmo dovuto bolinare per evitarli.

La lezione imparata è che il cartplotter non va mai lasciato su una scala maggiore di 5-10 Nm, per una qualche oscura ragione, a scale superiori, non si vedono i reef, o almeno non tutti e sembra oceano aperto.
Per questa volta ci hanno salvato quei tre relitti in fila, un poco di mia curiosità e sicuramente un angelo in cielo.


Giorno 4 – 7 Agosto 2026 (140 Nm)

Dopo la strambata notturna e lo sgomento, la notte passa tranquilla, vento stabile tra 20 e 25 Kn e direzione abbastanza prossima alla rotta diretta con TWA di 170, tutto genoa e randa alla seconda crocetta. Il mare non cala e abbiamo sempre tra 2 e 3 metri d’onda con mare incrociato.

Comunque la piaggia ci concede qualche ora di tregua, fino alle 16:00 quando inizia a piovere a dirotto, una doccia continua che prosegua ancora adesso (sono circa le 24:00). Purtroppo fa caldo, l’umidità e al 100% e bisogna tenere la barca chiusa perchè piove…. ah quanto rimpiangiamo le traversate fatte nella parte est del pacifico con sole e poco mare lungo.

Siamo nel bel mezzo della SPCZ e sembra che non ci lascerà prima di domenica (ETA è lunedì); speriamo che tenga il vento.

Oggi abbiamo calato la lenza… ma non era giornata: ha abboccato 3 volte; la prima volta si è slamato dopo qualche minuto di combattimento, i successivi due si sono portati via l’artificiale, abbiamo perso due bei Rapalà testa rossa grandi. In un caso si è tranciato il dacron (forse è vecchio), nel secondo caso ho trovato il terminale in Nylon da 80 lb tranciato di netto, chi sa cosa aveva abboccato…

Verso sera abbiamo un ospite, un uccellino nero e bianco, con un lungo becco nero e le zampette palmate. A differenza dei boobies che ci hanno accompagnato in altre occasioni, questo è socievole e invece che cercare di stare a prua o sull’albero, vuole entrare in pozzetto e perfino in quadrato. Ci riesce un paio di volte e una di queste mi sveglia dal pisolino posandosi sulla mia gamba.
Quando entra in quadrato se ne sta buono in un angolo e si è anche fatto prendere in mano.
Laura lo battezza Giacomo e ci rallegra nel pomeriggio grigio di pioggia…. e senza pesca.

Per cena Laura fa il pollo nel saccoccio che viene molto buono.

Quando Laura si ritira, controllo la mail e per fortuna c’è quello che aspettavo. Appena partiti da Luganville mi ero accorto che per una qulache strana ragione, le carte C-Map che usa il nostro chartplotter considerano la Papua Nuova Guinea come parte dell’Indiano e quindi le carte sono raggruppate nel pacchetto Indonesia e Nord Australia che non avevo ancora comperato.
Per fortuna Pochon, il distributore di La Rochelle che usiamo era aperto e responsive e ci ha mandato le carte con i nuovi codici di sblocco. Quindi le scarico, e con estrema attenzione le integro con le pre-esistenti, ricreo la SD card, la testo sul Chartplotter e ne facco una copia di Backup. Alla fine sono sudato, fa caldo e per accedere al retro del chartplotter dove si inserisce la SD card con le carte bisogna rimuovere il soffitto del quadrato e lavorare in uno spazio stretto… il tutto molto acrobatico con 2-3 metri d’onda.
Comunque ora abbiamo le carte della PNG e dello stretto di Torres installate e funzionanti.


Giorno 5 – 8 Agosto 2026 (113 Nm)

Notte movimentata, Laura mi sveglia alle 06:30 perchè il vento è saltato, ruotando, purtroppo verso E: con fiocco a farfalla mure a sinistra e TWA di 170 siamo fuori rotta di 40 gradi e andiamo verso SO, mentre la nostra destinazione è a NO. Tergiversiamo un poco sperando che ruoti di nuovo, ma non lo fa e cala sui 15 Kn.
Anche se pioviggina, decidiamo di passare al BWR che ci permette di passare mure a dritta. C’è da ripassare la scotta, cosa che faccio in mutande, almeno bagno solo quelle…

Siamo pronti e cominciamo ad aprire il BWR, ovviamente il vento sale sui 17-18 Kn e la vela si incaramella!! Probabilmente non era stata chiusa stretta e noi siamo stati lenti con le scotte mentre si srotolava. Ci mettiamo una buona mezz’ora a rimetterlo a posto, e per fortuna ci riusciamo. Ammainarlo semi-aperto è complicato e arrotolarlo in coperta per ritirarlo su è praticamente impossibile. Abbiamo mollato una scotta e lentamente cazzato l’altra giocando sui salti di vento per fare sventare la caramella. Per le 8 abbiamo il BWR gonfio e il vento è stabile sui 15 Kn, c’è ancora onda ma sta calando, il cielo è ancora plumbeo: siamo stufi della pioggia che arriva ogni mezz’ora.

In tarda mattinata, c’è una schiarita e riproviamo a fare asciugare i cuscini del pozzetto che sono zuppi, avere il sedere bagnato è fastidioso.

Questa mattina ho cambiato l’artificiale alla canna e ho messo il polipetto giallo/verde che per una strana ragione attira le Lampughe (Mahi Mahi) che sono appunto di colore giallo/verde… saranno pesci cannibali.
Poco prima di pranzo parte il mulinello, ferro e inizio a recuperare; è una lampuga di un metro circa e siamo contenti perchè non ne prendiamo da un sacco di tempo. Il pesce combatte e salta fuori dall’acqua, tutto molto spettacolare. Laura è pronta con il raffio, ma io, forse per sufficienza da pesce piccolo, ho la frizione troppo stretta, quando si avvicina alla barca, fa un bel salto fuori dall’acqua e… si slama. Che paccato.

Sento però che è una buona gornata e metto anche la seconda canna, una con il polipetto per le lampughe ed una con un grande Rapalà azzurro, stile sgombretto. Pranziamo con piadina e ci mettiamo a leggere.
Vero le 4 … prrrrr… Il mulinello della canna con il Rapalà urla… deve essere grosso.
Laura recupera l’altra canna e io mi sposto a dritta dove c’è più spazio per combattere con il pesce e meno rischio di impigliare la lenza. Laura chiude il BWR e iniziamo il combattimento; questa volta la frizione e regolata bene e per una buona ora si lotta con il pesce che alla fine si fa vedere: un bellissimo e grandissimo tonno pinna gialla.
Sono animali impressionanti, un ammasso di muscoli con le grandi pinne dorsali gialle e un golore che va dal blu al verde.
Ci rendiamo conto che tirare a bordo la bestia sarà un impresa ardua, cerco di stancarlo per un altro quarto d’ora, e intanto Laura manovra a motore per evitare che il pesce vada sotto la barca o la lenza si tagli sui pannelli solari.
Decidiamo che è arrivato il momento di provare ad arpionarlo con il raffio, ma si fa fatica a bucare la pelle spessa dei tonni grandi e l’animale è ancora ben vivo.

Laura è agganciata con la life line, lo arpiona ma il nostro raffio non è fatto per queste dimensioni e si spezza, per fortuna lo ha arpionato e il tonno perde sangue e forze. Abbiamo un’altro raffio, più robusto, non telescopico, ma è corto e non si riesce ad usare dalla barca. Dobbiamo aprire la spiaggetta di poppa e provare da lì: operazione pericolosa per le onde e la mancanza di appigli.
Alla fine Laura tiene la canna e io riesco ad arpionarlo alla branchia e con molta molta fatica lo tiriamo a bordo, prima sulla spiaggetta e poi in due in coperta a poppa.
E’ grandissimo, 1,5m di lunghezza che significa circa 70Kg di pesce. Lo leghiamo a poppa e si dimena furiosamente per altri 10 minuti, ma alla fine fi ferma. Lo alziamo con un paranco sul boma per le foto e le misure: probabilmente grande quanto il pinna blu che pescammo in sicilia nel 2023.

Quando lo slamo, vedo che il Rapalà è distrutto, l’ancoretta sulla coda si è tranciata di netto e il filo di ferro (2mm) che tiene insime l’esca è piegato miseramente: per fortuna che l’ancoretta sulla pancia ha retto.

Siamo stanchissimi, e sta facendo buio. Riapriamo il BWR e iniziamo le operazioni di sfilettamento che durano due ore buone. Riempiamo 5 grandi ciotole di bellissimi tranci, riesco anche a tagliare bene la ventresca che è la parte più difficile.
Mentre io pulisco e preparo i tranci, Laura li asciuga, e mette sotto vuoto. Finiamo per le 20:00.
Il freezer è abbastanza pieno e non sappiamo se ci starà tutto, quindi decidiamo di svuotarlo, e sbrinarlo al volo (lo facciamo usando gli asciugacapelli per fare in fretta) per fare il massimo spazio possibile.
Per le 20:30 dopo avere giocato a tetris per riempirlo chiudiamo il freezer: ci è stato tutto, ma non c’è più spazio per uno spillo.

Con i pezzi piccoli preparo una tartare e ci concediamo anche due bicchieri di bianco.
Giornata piena, ma di soddisfazione. Stasera finalmente non piove, si veleggia tranquilli e mi faccio un sigaro a poppa

Mancano 200 miglia alle Louisiade, le isole più a SO della Papua Nuova Guinea dove vogliamo fermarci qualche giorno prima di proseguire per Port Moresby, la capitale. Dobbiamo arrivare di giorno, meglio al mattino con il sole alle spalle, perchè la passe di ingresso è “complicata”. Per ora va bene con ETA per Lunedì 10 mattina.


Giorno 6 – 9 Agosto 2026 (120 Nm)

Oggi finalmente mi sveglio con il sole! Aliseo tra 10 e 15 Kn, BWR a riva e 6-7Kn di velocità… finalmente una giornata come si deve, da vero champagne sailing come nel pacifico orientale.

Nelle ultime 24 ore, comunque abbiamo fatto solo 113 miglia, sicuramente le 3 ore di lotta con il tonno hanno avuto la loro parte.

Iniziamo a pianificare l’arrivo, siamo a circa 140 Nm dall’ingresso della famigerata Yuma Passe, che ci dovrebbe fare entrare nella laguna della Louside. La Passe è lunga ed ha una forma ad S incredibile, sembra costruita dall’uomo ma è invece assolutamente naturale. Abbiamo letto che la cartografia non è corretta e bisogna navigare con le immagini satellitari e a vista, quindi dobbiamo arrivare di giorno, preferibilmente al mattino che ci darebbe il sole alle spalle.

Durante il pomeriggio il vento cala e non dobbiamo rallentare… tanto andiamo lenti comunque. Dovremmo arrivare alla passe in tarda mattinata… se il vento tiene.
Nelle ultime 48 ore, le previsioni davano venti tra 5 e 1o Kn, ma per fortuna si sono svelate errate e non abbiamo mai dovuto accendere il motore.

La giornata scorre tranquilla, metto via le canne da pesca… dobbiamo prima svuotare il freezer pieno di tonno che sta congelandosi; penso ci vorranno 2-3 giorni anche se lo abbiamo sistemato in fondo con sopra il pesce surgelato che avevamo già.
Per pranzo … sashimi di tonno; per cena pausa da pesce e pennette al pomodoro.

Nel pomeriggio studiamo le prossime tappe che sono piuttosto impegnative: Port Moresby con i rischi di sicurezza (è una delle città ritenute più pericolose al mondo), poi lo stretto di Torres con le correnti e i canali stretti e pieni di navi, dovremo organizzare guardie strette con massima attenzione per tutte le quasi 200Nm del passaggio, e infine navigazione nel mare di Arafura dove il 6 Settembre ci raggiunge Tim Yoon.

Verso sera abbiamo messo l’AIS in modalità ghost e spento il tracking su NFL, la nosta sosta alle Louisiade non sarebbe consentita: dovremmo infatti prima fare l’ingresso in Papua Nuova Guine a Port Moresby, 300 miglia più a N e poi tornare indietro… non una opzione fattibile. Speriamo bene


Giorno 7 – 10 Agosto 2026 (17 Nm)

Verso mezzanotte il vento cala a 5 Kn e accendo motore, mancano 45 miglia alla Yuma passe e poi ci sono altre 15 Nm nella laguna interna. Per fortuna il mare si è calmato e l’onta è lunga di poppa, quindi smotorata ma tranquilla.

Alle 09:00 Laura mi sveglia, siamo a 5 miglia e dobbiamo prepararci.
Abbiamo letto che la cartografia Navionics non è accurata per la passe e bisogna affidarsi alle immagini satellitari e sopratutto a quello che si vede da prua. Il cielo è coperto e questo è un peccato perchè lo spettacolo è grandioso. Le isole sono verdissime, se possibile più delle Tonga o della Vanuatu e la barriera è enorme.

Non ci sono nè segnali nè paletti come qualche volta i locali segnalano i banchi di corallo. Non ci sono terre emerse da prendere come riferimento e i bordi della passe sono tutti di corallo semi affiorante.

Verso le 10:00 la marea è calante e seppure la passe non è tra ke più vorticose, abbiamo 2-3 nodi di corrente in usita e quindi contraria; io preferisco entrare con corrente contraria, sento di controllare meglio la barca, ma il rischio è quello di pedere la prua e quindi bisogna andare abbastanza veloci.

Laura è a prua con le cuffuette, io al timone con il chartplotter (che però so essere inesatto) e l’ipad con le immagini satellitari. Abbiamo anche il forward scan che però da parecchi falsi allarmi per via della velocità e sopratutto delle curvature della passe.

Entriamo nel canale a 7 Kn sull’acqua e 4-5 Kn SOG, si vedono scogli affiorare a destra e sinistra, ma la profondità è incredibilmente a 50m; il canale è largo tra 30m e 50m. Ci mettiamo 25 minuti a fare questa passe, sono minuti al cardiopalma: un paio di volte, perdo la prua e devo precipitosamente accelerare per recuperarla, le curve sono difficili e due sono proprio a 180 gradi.

Mentre navighiamo pensiamo che un errore qui sarebbe fatale, nessuno potrebbe venire ad aiutare e la barca si incastrerebbe perchè la corrente non è sempre parallela al percorso.

Comunque fila tutto liscio e sotto un cielo grigio entriamo nella laguna!! Imposto la rotta verso l’isola di Nimoa, la nostra prima destinazione alle Louisiade.
E’ stata la passe più pazzesca che abbiamo fatto finora!

Laura va a fare un meritato riposino, io ammaino il BWR, sistemo il tangone e tutte le scotte e per le 12:30 siamo ancorati davanti al villaggio.
Siamo felici, stanchi e ci concediamo un pranzetto…. uova e Tonno scottato. Intanto ricomincia a piovere… ma non importa!

5 Comments

  1. Gianpiero

    Onde di 3 mt con lieve rollio! In Liguria zona est con 3 mt di onda non esce nessuno in mare . Complimenti!

  2. Jon

    Safe travels

  3. Danilo

    Ma che avventura il reef! Bravi Fabio e Laura, la tartare di tonno mi ha fatto venire l’acquolina.
    Sempre un piacere leggervi!
    Buon vento!

  4. Arnis

    Yikes! We all learned from our mistakes, but we are glad that this one you noticed early and did not have to cause a disaster! Good luck the rest of the way and keep your chart, plotter engaged at higher resolution🤗😎

  5. Jon

    What a great time you are having

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