
Lasciamo Moo’rea subito dopo cena e ci dirigiamo per 280°: ci aspettavamo vento di poppa (avevamo preparato il BWR) invece ci troviamo con bei 20 nodi al traverso. Abbiamo da fare circa 100 miglia, purtroppo pero’ c’è una fastidiosa e alta onda lunga che ci fa ballare un bel po e anche Flavia sta male. Facciamo i turni di 3 ore anche se in realtà va a finire che nessuno dorme bene perchè alle 5 dobbiamo pure strambare.
Arriviamo a metà mattina ed entriamo nella passe di nord di Fare (il capoluogo) e ci sono onde cosi’ alte che sembra di surfare. Buttiamo l’ancora sul confine fra acqua verde e acqua blu in 5 metri e incrociamo le dita di non aver preso qualche boomie. Dato che le alte onde superano la barriera portano all’interno della laguna tanta acqua che poi puo’ uscire solo dalla passe creando una fortissima corrente: siamo quasi come in un fiume. Flavia si butta per controllare l’ancora ma la perdiamo…nuotando a piu’ non posso non riesce nemmeno a stare ferma e viene recuperata da un gommone che ce la riporta. Niente bagnetti dalla barca per alcuni giorni….solo come se si fosse alla triana 🙂



Nel pomeriggio, dopo ben meritati pisolini, andiamo a terra: il moletto d’attracco è proprio di fronte al Huahine Yach Club che è l’unico vero bar di tutta l’isola e propone happy hour dalle 5 alle 6 per cui c’è sempre coda. Prenotiamo per cena e poi andiamo a fare quattro passi per il paese. C’è un’unica strada principale con un gigantesco supermercato (un super U che sembra davvero sovradimensionato per il paese) e tanti banchetti che vendono frutta, verdura e anche cibi cotti.

La grande onda continua e ci impedisce di fare snorkeling per cui : gita a terra! Noleggiamo due bellissimi motorini (Fabio l’ha voluto giallo, ovviamente, mentre Flavia prende un cinquantino) e ci lanciamo a fare il giro dell’isola.
Il nome Huahine in realtà significa “sesso della donna”. Hua significa sesso e wahine o vahine significa donna. Con un po di fantasia, da Fare guardando le montagne si puo’ immaginare il profilo di una donna incinta. Huahine è composta da due isole, Huahine Nui (grande) e Huahine Iti (piccola), collegate da un ponte.
Ci dirigiamo verso l’aereoporto e la prima sosta la facciamo al complesso delle Marae di Maeva: ai bordi di un laghetto ci sono i resti di molte “marae” (antichi templi) che su quest’isola si presentano con la piu’ alta concentrazione di tutta la Polinesia francese. C’è un piccolo museo dove viene raccontata la storia degli antichi polinesiani che su grandi canoe multiscafo arrivarono dall’asia e su quest’isola e a Raiatea intorno al IX sec DC svilupparono una prospera società. Ci sono antichi attrezzi da pesca compresi ami di madreperla, pagaie e martelli per fare le tape (fogli di legno dipinti).




Proseguendo lungo la strada vediamo anche nasse di pietra per la pesca dei pesci, progettate dagli antichi polinesiani e ancora oggi in uso.
Arriviamo poi alla Spiaggia del Sofitel Abbandonato: un vecchio villaggio turistico con capanne sulle palafitte che è stato abbandonato nel 2003: ora si vedono solo i vialetti e i pali in acqua. Fa un po tristezza ma la spiaggia e l’acqua qui sono magnifici e ci facciamo un bel bagno.
Troviamo poi il ruscello con le Anguille Sacre dagli Occhi Azzurri: la leggenda locale narra che queste anguille cieche dagli occhi azzurri portino con sé le anime degli antenati defunti dell’isola per cui tutti gli portano da mangiare. Sono serpentoni grigi che arrivano ad una lunghezza di 2 metri e si muovono molto lentamente.
Saliamo sulla montagna e arriviamo al Belvedere Lookout Point da dove si ha una bella vista sulla baia e sulle montagne.
Arriviamo a pare, nella baia a sud, e ci fermiamo quindi a pranzo in uno dei due posti segnalati da google maps: si chiama Virai Sunset grill ed ha solo alcuni tavoli sull’erba sotto le palme di fronte ad un mare turchese. Location paradisiaca ma cibo pessimo. Al ritorno si mette a piovere per cui arriviamo bagnati come pulcini e ci fiondiamo al Super U a fare la spesa. Devo dire che dopo il tempo alle Tuamotu sono davvero molto eccitata di girare fra le corsie del supermercato. Pero’ non ci sono pomodori nemmeno qui…forse domani arriva la nave con i rifornimenti.






Dopo due notti, finalmente l’onda fuori dalla barriera diminuisce e quindi anche la laguna si calma e riusciamo a fare snorkeling in quello che a buon ragione viene chiamato il giardino dei coralli a cui aggiungiamo anche una bella corsetta lungo mare e poi sempre cena allo Huahine Yacht club.






Dopo due settimane fantastiche salutiamo Flavia che se ne torna a Boston dove, oltre a riprendere il lavoro, deve anche fare il trasloco. C’è sempre tristezza e magone in questi saluti ma sappiamo che è il prezzo da pagare perchè ogni giorno assieme sia speciale …. ci rivedremo in Nuova Zelanda a Natale.
Rimasti soli, cambiamo ancoraggio e ci spostiamo nella parte a sud dell’isola, ad Avea Bay, percorrendo un canale nella laguna ben segnalato da boe rosse. Ci ormeggiamo sul confine con un’acqua chiarissima dove ci lanciamo con il sup al tramonto.







Arriva la domenica e andiamo a fare brunch da Chez Tara: un locale molto tipico dove c’è il buffet di cibi tahitiani (poisson cru, spinaci e polli, verdure e maiale, e dolci lattiginosi) e anche un piccolo complessino che strimpella musiche che i locali canticchiano.
L’ultima sera poi andiamo sulla spiaggia con Apnea e facciamo un falo con grigliata di carne al tramonto dove proviamo per la prima volta tutto l’equipaggiamento che ci siamo fatti portare da Flavia….memorabile!








3 Comments
Ma come avete perso flavia?? Che bella avventura!
Fortunelle le vostre quattro “bambine” che a turno vi raggiungono in posti meravigliosi 🤩
so nice sharing time with Flavia!