
Continuiamo il nostro viaggio verso sud nell’arcipelago di Ha’pai. Bisogna stare molto attenti perchè ci sono tanti reef, isolotti vari e onde molto confuse, comunque c’è un bel vento sui venti nodi di bolina che ci fa fare una bella veleggiata. Peschiamo un piccolo tonnetto e anche uno squalo che ci fa dannare per una mezzoretta prima di riuscire a portarlo vicino per liberarlo ma nella fase di rilascio si rompe un altro rafio…ed è il terzo! Per fortuna ne abbiamo ancora uno di scorta, ma solo uno.
Arriviamo a metà pomeriggo nell’isola disabitata di Kelefesia che è l’ultima di questo arcipelago e ci ormeggiamo nella baia circondata da coralli vicino ad Apnea e Sovmorgon che ci aspettavano.
L’isola è diversa dalle altre perchè oltre ad avere spiaggia fine e bianchissima, coralli tutt’intorno e palme, ha anche delle formazioni rocciose che ricordano di forma la rocca di Gibilterra e di consistenza la costa di Bonifacio…bhè, tutto ovviamente in miniatura.
Andiamo subito a terra in esplorazione e ci arrampichiamo fin sulla cima della roccia dove c’è talmente tanto vento che ho quasi paura che ci butti giu? Nella parte sopravento dell’isola c’è piu’ vegetazione e ci sono pure due capanne disabitate che fanno da punto d’appoggio per i pescatori.









Mads e Niklas arrivano a nuoto portando delle aragoste per la cena di questa sera: sono sette e una è davvero enorme e finisce in freezer. Le aragoste si sommano al tonno e a dei calamari pescati sempre da Mads….troppa roba per una cena sola, per cui dobbiamo farne due.
Una cena con pasta all’aragosta sguita da game night dove noi abbiamo perso come sempre. Una seconda cena con pasta al nero di seppia e moovie night con pop corn dove abbiamo visto ben due film. Entrambe le sere finiscono oltre le due di notte.
Proviamo anche noi ad andare a fare snorkeling armati di guanti per cercare le aragoste ma non ne vediamo nemmeno l’ombra! Ci sono coralli molto belli che formano grotte e cavita’ piene di pesci e ricci con aghi neri lunghissimi.




Una mattina si materializzza una barchina con dei perscatori con muta e maschera che si immergono per pescare i ricci e le aragoste. Ma da dove arrivano? il posto piu’ vicino è Tongatapu che dista piu’ di 40 miglia. Rimangono tutta la mattina e si spostano sui coralli con delle cassette di polistirolo bianco che piano piano riempiono. E poi, cosi’ come sono arrivati spariscono nel nulla.



Facciamo un’ultima esplorazione sul lato a sud dell’isola e dove raccolgo tantissime conchiglie e dove ci godiamo delle tonalità di azzurro del mare bellissime.
Ci sono tante fregate nere con la coda biforcuta che giocano con il vento mentre sembra che sull’isola non ci siano proprio animali.
Passiamo dunque 3 notti in questo posto magico ma la mattina del 3 novembre salpiamo perchè le previsioni si mettono al brutto e pure MetBob (il metereologo che ci fa da consulente in questi mari) ci ha scritto che è NOT GOOD…tutto in maiuscolo.
Ci dirigiamo ancora verso sud: 44 miglia per arrivare a Tongatapu.







Aggiornamento ingresso Nuova Zelanda: non abbiamo ancora ricevuto la email di approvazione da parte del MPI Biosecurity che probabilmente sta ancora vagliando i nostri 250 files mentre controlla le 50 barche che stanno arrivando ora nei vari point of entry. Alcuni amici già arrivati ci hanno detto che il processo di ingresso è davvero molto accurato: ci si deve ormeggiare al pontile della quarantena e salgono in barca 3 dipartimenti e controllano TUTTO: aprono tutti i gavoni, controllano tutto il cibo e portano via quello che non è permesso (lenticchie, miele, uova, frutta, verdura, affettati, alcuni formaggi)…. e sono concessi solo 50 gr di sigari a testa! Nel frattempo noi stiamo finendo di mangiare le scorte di lenticchie…i sigari impossibile finirli 🙂

One Comment
Have to stay longer to finish the cigars:)