
Come già detto, è con infinita gioia che sabato 23 maggio dopo 11 giorni dalla partenza da Nz mettiamo i parabordi e lanciamo le cime di ormeggio al pontile della quarantena di Nawi Marina a Savusavu.
Ci sono altre 3 barche prima di noi per cui la procedura si fa un po lunga e prende tutta la mattina. Prima sale a bordo l’addetta alla sanità che ci fa un sacco di domande compreso se per caso abbiamo avuto dei morti buttati in acqua. Poi l’immigration e la biosecurity che controlla un po di armadietti, non batte ciglio per i litri di vino che abbiamo dichiarato ma ci impacchetta miele, prosciutto e salame che dovremo tenere cosi’ fino a quando non lasceremo il paese. Lunedi dovremo poi andare all’ufficio Customs a fare il cruising permit che, se tutto va bene, ci consegneranno dopo 24 ore. In totale paghiamo circa 400 euro per l’entrata.

Nawi Marina è inaspettatamente molto molto bello e quasi lussuoso! Sorge su un’isolotto ricavato da un altro isolotto proprio di fronte al paese di Savusavu che è il capoluogo della seconda isola piu’ grande delle Fiji, Vanua Levu. Nel marina c’è la piscina, due ristoranti, una spa e la lavanderia ed è tutto molto curato. Ma la cosa piu’ bella è che ci danno il benvenuto cantando BULA sul pontile e mettendoci fiori al collo.
Purtroppo il tempo non è bellissimo e domenica piove quasi ininterrottamente ma cosi puliamo per bene la barca che è incrostata di sale con tutte le ondate che si è presa e facciamo qualche lavoretto, tanto per cambiare… c’è sempre qualcosa da aggiustare. Fabio e Luca sostituiscono il cavo antitorsione del Blue Water Runner che non era grippato bene e ne avevamo uno nuovo e il pontile torna molto comodo per questo lavoro.






Invitiamo a cena Sovmorgon (Ester, Niklas e Petunia) che sono ormeggiati qui e Luca cucina una fantastica pasta alla bottarga e a seguire, come ormai tradizione, facciamo una ” game night” dove ovviamente vince Sovmorgon.
Lunedi andiamo in paese con il tender e per prima cosa cerchiamo una banca per prelevare altro contante e poi andiamo a finire le procedure di ingresso sottomettendo ai custom la richiesta del cruising permit che e’ fondamentale per poter navigare fra le isole. Gironzoliamo per il paese che si snoda lungo una sola strada principale con basse costruzioni malandate e dove si respira la classica atmosfera dei paesi in via di sviluppo con negozietti che vendono di tutto. L’atmosfera pero’ è molto allegra e con un sorriso la gente saluta e dice “bula” e al supermercato c’è musica come in una discoteca. E’ finita la scuola e i bambini girano in divisa oppure salgono su autobus alquanto malconci. Facciamo anche un sopralluogo al mercato comunale …i soliti banchi di cipolle, patate, fagiolini e frutta tropicale. Gia’ mi mancano i pomodori!
Salutiamo poi Luca che prende un piccolo areoplanino a elica e inizia il suo lungo viaggio per tornare in Italia.







Le Fiji sono un arcipelago di 322 isole e 522 scogli nel cuore dell’Oceano Pacifico e hanno una storia che risale a più di 3.000 anni fa. I primi abitanti arrivarono a bordo di grandi canoe, navigando per migliaia di chilometri attraverso il Pacifico e dando origine alla cultura figiana che ancora oggi è radicata e molto viva.
Per secoli le isole rimasero isolate dal resto del mondo. I primi europei arrivarono nel Seicento, ma fu soprattutto nell’Ottocento che commercianti, missionari e coloni iniziarono a stabilirsi nelle Fiji. In quel periodo le isole divennero un importante centro per il commercio del legno di sandalo e del cetriolo di mare (pare piacesse molto ai cinesi).
Nel 1874 i capi delle Fiji decisero di affidare il governo dell’arcipelago alla Gran Bretagna, e le isole divennero una colonia britannica. Per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero furono portati migliaia di lavoratori a contratto dall’India e ne arrivarono piu’ di 60.000. Il contratto durava 5 anni ma tantissimi rimasero dando quindi origine ad una vera e propria comunità indiana che ancora oggi esiste.
Nel 1875 ci fu una enorme epidemia di morbillo che uccise oltre 40.000 figiani;
La popolazione delle Figi è composta principalmente da nativi figiani (54%), che sono melanesiani, sebbene molti abbiano anche
ascendenza polinesiana e da indo-figiani (38%); questi ultimi sono notevolmente diminuiti negli ultimi decenni a causa di una forte discriminazione razziale.
Le Fiji ottennero l’indipendenza dalla corona Britannica nel 1970 ed oggi sono una repubblica parlamentare.




Martedi ritorniamo in paese per pranzo e per fare rifornimenti per le prossime settimane dove non avremo accesso a nessun negozio. Comperiamo quindi qualcosa in un supermercato, qualcosa in un altro (come al solito non c’è mai tutto in un solo posto) e poi quello che si trova al mercato comunale: alcune verdure tipo spinaci, delle carote, fagiolini e banane oltre a patate, cipolle e cetroli.
Paghiamo anche il ticket per poterci fermare nella riserva naturale di Namena dove pensiamo di fare uno stop se il tempo lo permetterà prima di arrivare a Nadi.
Facciamo poi scorta di Kava. Il kava è la radice della pianta del pepe che va portata in offerta al capo villaggio delle isole dove ci ormeggeremo seguendo la procedura del “sevusevu”. E’ questa una consuetudine molto radicata e praticamente obbligatoria nelle maggior parte delle isole (tranne le due principali) che raccontero’ nel dettaglio piu’ avanti. Per il momento ci hanno consigliato di comprare tante radici quanti sono gli stop che si intendono fare perchè non è facile trovarne e in alcuni posti costa parecchio. Noi paghiamo 7 euro a radice.
Passiamo un ultima serata in questo bellissimo marina dove abbiamo avuto modo di ritemprarci per bene e poi mercoledi 27 maggio lasciamo Savusavu e ci dirigiamo verso le isole del Lau Group.

3 Comments
Fantastico! L’ avventura continua…
The trip must go on 👍
Always lovely to read your updates