DISTANZA: 961 Nm (24.263)
DURATA: 6 gg 5h (149 h)
EQUIPAGGIO: 2
V. MEDIA: 6,45 Kn (155 Nm/day)
MOTORE: 12 h (203)
WATERMAKER: 9 h – 900 l (646)
VENTO : 5/27 Kn
GENERATORE: 6 h (542)
PESCA: (Non abbiamo pescato)
Giorno 1 – 25 Agosto 2026 (156 Nm)

Dopo 4 giorni a Port Moresby siamo di nuovo in navigazione, ci aspettano circa 1000 miglia per arrivare a Tual in Indonesia in una traversata di navigazione molto complessa: dobbiamo infatti passare lo stretto di Torres che è il tratto di mare tra Cape York, la punta settentrionale dell’Australia e le coste della Papua Nuova Guinea.
Lo stretto è lungo circa 300 Nm e i fondali sono bassissimi, costantemente tra i 30 e 10 metri; bisogna navigare tra i reef e una miriade di isolette. Nei passaggi più stretti, come il famigerato Prince of Whales channel la corrente può arrivare ad 8 Kn e non è una semplice corrente di marea, ma la corrente generata dalle diverse altezze tra l’oceano Indiano e l’oceano Pacifico.
Passando dal Mare dei Coralli al Mare di Arafura lasceremo definitivamente il Pacifico; ci entrammo ad Aprile 2025 quando si aprirono davanti a noi le chiuse di Miraflores a Panama e da allora ci abbiamo navigato quasi 13.000 Nm con la tratta più lunga (Galapaos-Marchesi) e la più impegnativa (NZ-Fiji). Più della metà delle miglia percorse finora da Tipota sono state navigate nel Pacifico, un mare immenso, pieno di posti indimenticabili e che richiederebbe più di una vita per essere esplorato. Noi abbiamo navigato una piccolissima parte del Pacifico meridionale e i posti che abbiamo visto e le esperienze vissute ci rimarranno per sempre nel cuore.

Partiamo da Port Moresby verso le 12:00 con un bel sole e poco vento, ma le previsioni lo danno sui 15-20 Kn non appena saremo in mare aperto fuori dalla passe.
Questa traversata è fatta da tre distinte parti: da Port Moresby al Pandora Passage in mare aperto nel Mare dei Coralli, poi lo stretto di Torres fino al Varzin Passage e infine quasi 600 Nm nel mare di Arafura fino a Tual.
Nel primo tratto avremo ancora l’onda del Pacifico, poi il mare dovrebbe essere più calmo.
Le previsioni danno vento tra 15 e 25 Kn per la prossima settimana.

La navigazione più impegnativa sarà nello stretto di Torres dove ci sono le Maritime Lanes, le corsie del mare per le navi e dovremo seguirle anche noi con attenzione sia ai fondali che alle navi stesse. Stranamente le Maritime Lanes sono a “doppio senso” non hanno cioè le Traffic Separation zones come ad esempio ci sono a Gibilterra o a Capo Finisterre.
Dovremo capire bene come navigare a vela con 20 nodi seguendo le corsie che sono abbastanza strette (0,5-1 Nm); ce ne occuperemo da domani.
Nel pomeriggio siamo al traverso con vento costante sui 20 Kn e filiamo veloci, l’onda lunga al tyraverso si sente, ma non è fastidiosa e anche Lauretta sta abbastanza bene, considerando che siamo al primo giorno di traversata.
Giorno 2 – 26 Agosto 2026 (168 Nm)

La notte fila liscia con il vento costantemenete intorno ai 20 Kn, una TWA di 130 e velocità sempre intorno a 7-8 Kn. Al rilevamento delle 02:00 GMT abbiamo fatto 156 Nm nelle 24 ore, una buona media.
Nel pomeriggio dovremmo entrare nella zona del canale di Torres con il traffico regolato.
La giornata è abbastanza uggiosa con nuvole e umidità. Le previsioni danno vento in rinforzo, sempre da SE per le prossime 24 ore il che è abbastanza un problema perchè la corsia navigabile dello stretto fa una S con l’ingresso a NE e l’uscita a SO, nel mezzo un lungo tratto di circa 70 NM verso SSO che significa di bolina stretta. Il mare dovrebbe però calmarsi essendo il canale all’interno del reef, la parte terminale della grande barriera Australiana.

Verso le 14:00 entriamo nella zono del canale e lo notifichiamo alla stazione redio di Bramble, un isolotto all’ingresso dello stretto. Ci dicono che non c’è molto traffico e ci augurano buona navigazione; fa piacere sapere che c’è qualcuno che dovrebbe sulla carta seguirci durante il passaggio.
Siamo anche ufficialmente in acque Australiane, e lo saremo fino all’uscita del Prince Of Wales channel (POW).
Abbiamo scaricato dal sito del meteo Australiano la tabella delle correnti nel POW, che sono scandite dalla marea, ma sono in realtà causate dai diversi livelli dell’acqua tra l’oceano Indiano e l’oceano Pacifico. C’è la luna piena e la corrente prevista ad Hammond Rock all’ingresso del POW channel per il 27 Agosto oscilla tra 4,56 Kn (!!) verso E (valori positivi nella tabella) e 4,13 Kn verso Ovest (valori negativi nella tabella). Dobbiamo assolutamente arrivarci intorno alle 12:00 di domani quando la corrente sarà verso Ovest, o comunque non oltre le 15:00.


Verso le 16:00 vedo una pinna di delfino, vado a prua e…. spettacolo, ci saranno 50 delfini che giocano sulla prua. Sono piccoli, ma in tutta la mia vita non ne ho mai visti tanti insieme. Rimangono sulla prua pe quasi mezz’ora a giocare saltare e incrociarsi, un vero spettacolo!!
Verso sera iniziamo a risalire il vento scendendo il canale verso Sud. Pur essendo ridossati dall’onda lunga, i 20-25 nodi di vento hanno abbastanza fetch per alzare un onda ripida di 1m che di bolina stretta rende la navigazione scomoda.
Riduco la randa e tengo tutto il genoa per risalire il vento, in alcuni tratti avremo un TWA di 60-65 che equivale ad un vento apparente AWA di 45, il limite massimo a cui Tipota riesce a stringere il vento.

Barca sbandata di 15-20 gradi, onde ripide con parecchia accelerazione verticale, ma velocità sempre sopra 8Kn, speriamo che il vento cali un poco durante la notte.
Verso le 21:00 incrociamo la prima nave, un cargo cinese con cui parlo al VHF e ci accordiamo per un incrocio Port 2 Port, che significa farci poggiare. Mi spiega l’addetto alla radio che hanno a bordo il pilota e lo devono sbarcare, quindi devieranno alla loro destra. In effetti dopo poco vedo l’AIS della barca dei piloti che affainca la nave.
Navigare tra i reef e le isolette, con solo 20m di fondo, in mezzo alle navi, di bolina e con 20 nodi…. è vera adrenalina.
Sto scrivendo questo post, facendo fatica a tenere il pc sulle gambe e con lo sguardo fisso al chart plotter.
Giorno 3 – 27 Agosto 2026 (151 Nm)


Una giornata memorabile!
Durante la notte il vento rimane sui 20 Kn da SE, normalmente lo stretta corsia navigabile di Torres si fa a motore o motor-sailing, ma con questo vento si può provare a farlo a vela.
Oltre ad essere più gratificante penso sia anche più comodo perchè nonostante il ridosso del reef c’è comunque un onda corta e ripida che a motore farebbe sbattere e rollare la barca.
Decidiamo che si va a vela fintanto che si riesce ad evitare di bordeggiare: ovviamente sia la navigazione tra gli isolotti che gli incroci con le navi diventano più complicati.
Tra le 23:00 e le 04:00 dobbiamo scendere verso sud, avvicinandoci alla costa dell’Australia; la rotta è un continuo zig-zag per seguire la corsia navigabile ed evitare i reef. Navighiamo tra la bolina stretta (60 gradi TWA) e il traverso (110 gradi TWA) sempre mure a sinistra regolando continuamente le vele e la rotta.
Incrociamo due navi con cui concordiamo l’incrocio Port2Port, nervi tesi ed attenzione alta. Arrivati al Kirkcladie reef finalmente possiamo poggiare verso le isole Australiane nel canale e il famigerato Prince of Whales channel (POW).
Vado a dormire un oretta dopo il solito e comincia il turno di Laura che dovrebbe essere meno complicato spero.
Navighiamo di bolina larga e relativamente tranquilli verso SO, non incrociamo navi in questo tratto.
Abbiamo pianificato la partenza da Port Moresby sulla base del ciclo delle correnti nel POW e per ora siamo un paio d’ore in anticipo sul piano per passare con la corrente massima a favore (verso Ovest).
Alle 09:00 mancano 20 miglia al POW e siamo a Nord di Thursday Island, l’isola Australiana dove volendo si può fare un ingresso semplificato (pare) per fermarsi nello stretto di Torres; noi abbiamo deciso di non fermarci, l’isola non pare granchè e la principale ragione per fermarsi sarebbe l’accesso a un supermercato Australiano, ma noi abbiamo appena fatto ottime provviste a Port Moresby.





Verso le 11 siamo nel POW, la corrente sale da 2 a 5 Kn a favore (più dei 4,13 previsti dalla tabella), siamo al traverso e la velocità sull’acqua è di 6-7 Kn… ma rispetto al fondo (SOG) ne facciamo anche 12!! Neanche nello stretto di Messina avevamo avuto così tanta corrente.
Si vedono i mulinelli nell’acqua ma il mare è calmo e la navigazione tranquilla, esilarante.
Salutiamo il Pacifico e siamo felici di entrare nell’Indiano, il terzo Oceano della nostra circumnavigazione.
Il mare è profondo al massimo 10m e sarà così per le prossime 30-40 Nm verso Ovest, poi passa a 30-40m per altre 100Nm.
Abbiamo ancora da fare due passaggi segnalati e siamo nel mare di Arafura dove la navigazione, almeno dal punto di vista della rotta dovrebbe essere più “normale”. Tiriamo un sospiro di sollievo, abbiamo navigato per quasi 30 ore, nello stretto di Torres senza usare il motore.
Il vento lentamente ruota da Est e cala sui 10 Kn, armiamo il BWR, superiamo gli ultimi reefs e iniziamo la navigazione verso Tual che è a circa 600 Nm con rotta ONO.
La cosa impressionante è il colore dell’acqua. Con una profondità di soli 10-15 metri questo pezzo di mare aperto è di un verde acceso spettacolare, si vedono i banchi di alghe, le rocce scure e l’ombra delle nuvole sul fondo chiaro…. mentre intorno non si vede terra emersa.



Nel pomeriggio, purtoppo, il vento muore e dobbiamo andare a motore per quasi 6 ore; oggi facciamo acqua e carichiamo le batterie senza generatore. Il mare è calmo e Laura riesce anche a fare pilates a poppa. Ceniamo finendo il pollo con il curry che dopo tre sere ci ha stufato! Verso le 20:00 il vento si assesta sui 10Kn e apriamo il BWR; le previsioni danno il vento in aumento fino a 20-22 Kn.
Giorno 4 – 28 Agosto 2026 (146 Nm)

Durante la sera il vento ha rinforzato e verso le 00:30 vedo 28 Kn, anche se solo su raffica sono troppi per il BWR, e ho ancora in mente l’incidente delle Marchesi quando con 30 Kn ruppi il cavo antitorsione. Chiamo Laura, sventiamo il BWR e lo arrotoliamo, tutto fila liscio.
Rimettiamo Genoa (pieno) e randa (ridotta), mure a sinistra con TWA di 150 e la ritenuta del boma; con vento sui 20 nodi e mare non troppo grosso riusciamo a tenere il genoa gonfio dietro la randa ridotta anche con un angolo al vento reale (TWA) di 150 e l’apparente (AWA) che oscilla tra 130-140.
Purtroppo però non siamo sulla rotta diretta, ma per la notte va bene così. Sui 20Kn navigare con il BWR a 10KN di velocità è come essere sull’ottovolante, con randa e genoa, la barca si calma, e facciamo 7 Kn.


La mattina al cambio di turno siamo 20 Nm a sud della rotta diretta e il vento purtroppo sta ruotando verso E, quindi non ci aiuta. Dobbiamo armare il tangone per l’andatura a farfalla: lo armo mure a sinistra e, come facciamo di solito, sistemo le scotte del BWR con il barber sul lato del tangone per potere passare dall’andatura a farfalla al BWR senza dovere cambiare quasi nulla (occorre solo scambiare le scotte tra genoa tangonato e BWR nel bozzello a poppa sopravvento).
In questo modo posso poggiare fino a 170 TWA sulle mure a sinistra e con il BWR andare fino a 165 TWA mure a dritta senza toccare il tangone armato.
Il vento rimane sui 20 KN tutta la mattina, poi verso pranzo cala sui 15 Kn: rolliamo randa e genoa, apriamo il BWR e navighiamo tutto il pomeriggio con 165 TWA mure a dritta ritornando vicino alla rotta diretta che in realtà non è proprio diretta in quanto dobbiamo scapolare la punta est di Yos Sudarso e passare poi a sud dell’isola di Aru.


La grande isola della Nuova Guinea è divisa tra Indonesia (parte ad est) e Papua New Guinea (ad ovest) e se la si guarda bene ha la forma di un uccello rapace; alle Louisiade abbiamo navigato la coda, l’isola di Yos Sudarso che è praticamente attaccata alla Nuova Guinea sono gli artigli del rapace.
Il tempo è bello, l’acqua del mare ancora verde smeraldo, possiamo dichiarare il pomeriggio champagne sailing!
Prima del tramonto abbiamo un passeggero clandestino: una specie di gabbiano con la cresta che dopo un poco di ricerche identifichiamo come una Sterna Crestata Maggiore; gli piace stare sui pannelli e ovviamnte li sporca, ma ci pare stanco e decidiamo di concedergli il riposo.
Verso sera il vento risale sui 20 Kn e prima che Lauretta vada a dormire chiudiamo il BWR e torniamo a farfalla.
Giorno 5 – 29 Agosto 2026 (160 Nm)

Altra giornata di sole e con piacere notiamo che da quando siamo nell’indiano non abbiamo avuto pioggia, neanche gli squalls tipici degli alsei; il mare di Arafura evidentemente, è protetto dall’Australia che “secca” anche l’aliseo.
Il vento rimane allegro tra 15-20 Kn e le onde sono ora formate sui 2m ma sono allineate al vento e di poppa, quindi la barca rolla in modo morbido, senza strattoni. Teniamo le vele a farfalla fino alle 14:00 quando decidiamo di risalire verso nord e riavvicinarci alla rotta diretta, decidiamo di non strambare ancora il tangone, e apriamo il BWR passando mure a dritta con TWA di 155.
Nella nostra tabella vele, il BWR lo abbiamo tra 165 e 180 TWA, ma oggi si riesce a tenerlo gonfio da entrambe i lati anche con 155, la metà sottovento più cazzata e quella sopravvento più lasca.
Con 15-20 Kn funziona, bisognerà provare anche con 10-15 Kn, comunque una buona flessibilità aggiuntiva.
Lauretta è un poco stufa e stanca, in fondo dai primi di agosto abbiamo navigato già quasi 2000 Nm, più del solito, con solo 10 giorni di sosta, 6 giorni alle Louisiade e 4 a Port Moresby, il resto in mare.

In questa traversata ci siamo scaricati “game of Thrones” che non avevamo mai visto e ci sta prendendo molto. Oggi 3 episodi diurni insieme e due durante i rispettivi turni.
La giornata è comunque spettacolare, il mare scintilla anche se sta diventando lentamente più profondo e il colore sta passando al blu intenso.
Verso le 16:00 sul chartplotter compaiono una decina di segnali AIS, tutti vicini tra loro e a una decina di miglia a sud della nostra rotta. Hanno degli MMSI indonesiani ma non ci sono informazioni associate, si muovono in modo erratico, abbastanza lentamente. Non li vediamo sull’orizzonte, pensiamo siano pescherecci che lavorano in flottiglia.
In Indonesia reti e pescherecci saranno tra le cose a cui dovremo prestare più attenzione, pare ce ne siano tantissimi e non abbiano segnali, sopratutto vicino alla costa.

Verso le 20:00 sulla carta not una cosa strana: su scala grande davanti a noi, c’è un’area di circa 10Nm di raggio con delle X che di solito significa scogli, ma se ingrandisco, le X spariscono e i fondali sembrano costanti attorno a 50-60m con due banchi intorno a 10. Controllo su Navionics sull’ipad e l’area ha una scritta: UNEXAMINED 1938 e presenta i due banchi ma fondali altrimenti navigabili. Strano che un pericolo sia segnalato sul scala grande e non sul dettaglio, non mi era mai capitato.
Forse la carta su scala grande risale al 1938? Mah
Dopo averci pensato un poco e memori del rischio nella traversata dalle Vanuatu all’Indispensable Reef, decidiamo di andare sul sicuro e passare a sud, con la possibilità di orzare con le vele a farfalla, invece che passare a nord forzando l’angolo con il BWR e senza possibilità di orzare mure a dritta senza cambiare il tangone.
Quindi chiudiamo il BWR e ci rimettiamo a farfalla sempre mure a sinistra, vedremo domani se risciamo a risalire con il BWR o dovremo strambare.
Giorno 6 – 30 Agosto 2026 (146 Nm)

Bellissima giornata di vela.
Abbiamo fatto la notte con le vele bianche a farfalla, appena mi sveglio apriamo il BWR e ci mettiamo per 160 TWA mure a dritta, dovremmo doppiare la punta sud dell’isola di Aru verso sera e poi ci sono circa 100 Nm per arrivare a Tual.
Durante il giorno il vento resta sui 15 nodi, il mare è dolce e c’è un bel sole.
Nel tardo pomeriggio, cala un poco il vento e, sapendo che dovremo risalire verso Tual, decidiamo di disarmare il tangone, e sostituire il BWR con il nuovo gennaker rosso mure a dritta; in questo modo abbiamo più tela e la flessibilità di orzare (verso nord).

Appena tramonta il sole e siamo circa 20 NM a sud di Aru, siamo circondati da barche di pescatori: sono un centinaio (senza esagerare) e hanno tutte delle potentissime lampare che fanno sembrare il mare una città con le luci vista dall’alto. Alcune (poche) hanno l’AIS, il radar rileva solo le più grandi, bisogna stare davvero attenti.
Il grosso delle luci forma una linea di luci che sembra la costa, ma sono barche. Le sfiliamo rimanendo a sud, ma passiamo comunque vicino ad alcune, tanto da vedere i pescatori e sentire il rumore del generatore per le lampare.
Noto che sono ancorate, il fondo è di una trentina di metri.
Questo punto deve essere particolarmente pescoso, ci dispiace che il freezer sia ancora pieno e le canne sono rimaste nel lazarette per tutta la traversata 🙁

Siamo in effetti al confine orientale del Mare di Arafura che abbiamo navigato negli scorsi tre giorni, in diagonale da SE a NO, dopo Aru, passeremo nel Mare di Banda che si apre tra le isole Kei (quelle di Aru e Tual) e Sulawesi, una delle grandi isole Indonesiane 500 Nm più a ovest. Il fondale del Mare di Arafura non supera i 50m, passato Aru, nel Mare di Banda passa subito a circa 1000 metri, per arrivare a 7000 dopo Tual; si può capire che il tratto dove il fondo sale da 1000 a 50m sia un posto ideale per la pesca.
Dalle 16:00 abbiamo un compagno di viaggio che Laura battezza Giacomino, un bel boobie dal becco argentato con riflessi blu e le grandi zampe palmate beige chiaro.

Si piazza sui pannelli a poppa, o sul salvagente anulare o sul tetto della deckhouse; non c’è modo di scacciarlo: dopo avere provato a spruzzarlo con l’acqua di mare e infastidirlo in vari modi, capiamo che non se ne andrà e… vabbè pazienza avremo compagnia e dovremo pulire domani.
Con il gennaker filiamo veloci e va bene perchè la nostra ETA è per domani intorno alle 16:00 e potremmo iniziare le procedure di ingresso che in Indonesia sono notoriamente lunghe e complesse nonostante abbiamo un agente.
E poi il canale tra le isole per arrivare a Tual pare disseminato di postazioni da pesca semi-fisse, dei casotti galleggianti, ancorati, piccoli e ovviamente senza alcun segnale… quindi impossibile da fare al buio.
Speriamo il vento non superi 24-25 Kn, il limite per il nostro gennaker rosso da 185 Mq.
Oggi abbiamo cambiato il fuso, siamo a GMT+9, lo stesso fuso di Tokyo.
Giorno 7 – 31 Agosto 2026 (34 Nm)

Durante il mio turno il vento gradualmente sale, 18-20-22…. le previsioni lo danno sui 15, ma non voglio rischiare con il gennaker a riva. Al cambio di turno, rolliamo il gennaker e riapriamo randa e genoa sempre mure a dritta.
L’angolo TWA è sui 150 e il genoa coperto dalla randa non porta bene, ma comunque riusciamo a fare 5-6 nodi.
La mattina mi sveglio con il gruppo Kai di cui fa parte Tual ben in vista. Mancano però ancora circa 60 Nm per arrivare alla città di Tual e purtroppo la nostra ETA è ora per le 17: dovremo ancorarci e aspettare domani per iniziare le pratiche di ingresso in Indonesia.

Risalendo il canale tra Kai Kecil e Kai Besar, abbiamo ancora vento e incontriamo le famose piattaforme da pesca indonesiane, in pratica delle zattere con una casupola sopra che vengono ancorate in mare, senza nessun segnale e spesso nessuno a bordo.
Durante le ore buone, i pescatori le raggiungono in barca e pescano come da un moletto.
Ce ne sono tante, di varie forme e dimensioni, e bisogna stare molto attenti per evitare di prenderle.
Per le 16:00 doppiamo la punta nord dell’isola di Dullah (quella di Tual) che è unita a Kai Kecil con un ponte, e facciamo le ultime 8 Nm prima dell’ancoraggio che ci è stato indicato dalla nostra agente Fatma.

La città di Tual è grande, quasi 100.000 abitanti, con tantissimi pescherecci, e tante cupole e minareti di moschee; al tramonto, mentre ancoriamo, sentiamo il muezzin che chiama i fedeli alla preghiera.
Siamo contenti di essere arrivati in Indonesia e già sentiamo la differenza con il pacifico… qui siamo chiaramente in Asia.
Saranno i rumori, gli odori, la forma delle barche, la quantità di case…. comunque è un mondo diverso rispetto a quello in cui abbiamo vissuto da Maggio 2025 fino a ieri.
Sistemiamo la barca e purtroppo noto del sale sotto il generatore: domani dovrò controllare la pompa della girante.
Ci concediamo una bella cenetta!

2 Comments
Sempre allerta, mai abbassare la guardia 👍
Che esperienza incredibile. Ciao ciao Pacifico!