
Lunedi 15 giugno: il diluvio universale. L’isola è flagellata da venti intorno ai 30 nodi e da una pioggia fittissima che allaga strade e campi.
Noi siamo in porto e abbiamo organizzato per tempo l’intervento di un elettricista che deve sistemare l’isolamento del motore che si sono dimenticati di fare a Auckland. Fortunatamente Ovlov ha spedito i pezzi e si fa carico di tutto.
Fabio ovviamente non lascia da solo il tecnico con le mani nel motore per cui prendo la macchina e vado a fare la spesa a Lautoka che dista una trentina di chilometri ed è la seconda città piu’ grande delle Fiji. Trovo un supermercato abbastanza grande e ben rifornito anche se non riesco a spuntare tutti i punti della lista della spesa per cui poi devo girare a cercare le uova e la carne. Intanto continua a diluviare.
Scaricato tutto, Fabio prende le chiavi per andare a riconsegnare la macchina ma, saltando giu’ dalla barca, le chiavi cadono in mare per cui si deve fare un bagno con la bombola per andare a riprenderle….tanto bagnato per bagnato.
Martedi 16 giugno alle 7 arrivano i Morandi: Marcella, Simone con il figlio grande Jacopo che rimarranno con noi 6 giorni.
Portano tanti regalini oltre ad alcune cose richieste come le cialde del caffe’ che sono diventate la risorsa con il piu’ alto consumo giornaliero e il detersivo liquido per la lavastoviglie che qui è introvabile e ci risparmia il lavoro di pulizia della sentina perchè quello in polvere non si scioglie completamente e si incrosta.

Il programma prevede di salpare subito e andare alla prima isola delle Yasawa ma il tempo è brutto e siamo indecisi sul da farsi.
L’ arcipelago vulcanico di Yasawa è composto da sei isole principali e numerosi isolotti minori per un totale di circa 20 isole tutte in fila. Le isole sono montuose, con cime che variano dai 250 ai 600 metri di altezza e hanno barriere coralline favolose. Il primo europeo ad avvistare le Yasawa nel 1789 fu il navigatore britannico Bligh che ci arrivo’ dopo l’ammutinamento del Bounty.
Fino al 1987 la politica del governo delle Figi prevedeva la chiusura al turismo terrestre nell’arcipelago delle Yasawa, poiché il re delle Yasawa, che non era controllato dal governo, non lo desiderava. Fin dagli anni ’50, si registrarono alcune limitate attività di crociera, ma i passeggeri dovevano rimanere a bordo delle navi. In assenza di turismo, gli abitanti del luogo vivevano in pace e armonia, in un’atmosfera comunitaria. Da quando il governo delle Figi ha revocato le restrizioni al turismo terrestre nell’arcipelago delle Yasawa, sono sorti diversi resort (attulamente ce ne sono una ventina). Si raggiungono solo in barca o con un ferry che giornalmente fa il giro delle isole avendo base a Denarau.
Mentre decidiamo sul da farsi, andiamo a prenderci un caffe’ e alla fine ne usciamo con il verdetto di andare a Musket Cove che si trova nel gruppo di isole piu’ a sud, le Mamanuca. Allungheremo un po’ la strada e dovremo saltare una tappa sulle Yasawa ma almeno non stiamo in porto.
Abbiamo solo una quindicina di miglia da fare, il tempo è in miglioramento anche se ci sono continui piovaschi. Abbiamo scoperto che negli ultimi giorni ha piovuto incessantemente anche sulle isole, il ferry non ha potuto lavorare a causa del forte vento e molti turisti sono rimasti bloccati, mentre altri non sono riusciti ad arrivare.



La marina e lo yacht club di Musket Cove Island Resort & Marina sono considerati una tappa obbligata per chi naviga nel Pacifico. Ha ormeggi protetti, mooring, carburante, servizi per yacht e uno storico yacht club che attira tante imbarcazioni e troviamo quindi un po’ di “affollamento” a cui non siamo abituati.
Decidiamo di scendere a terra per cena nonostante il mare agitato… ma che lavata! Sul tender arrivano sferzate d’acqua, ma cosi tante che facevamo prima a stare in costume e metterci la maschera. Ovviamente arriviamo al resort che siamo fradici inzuppati e facciamo due passi in attesa di asciugarci. Ci sono diversi ristoranti e tantissimi bambini vocianti ma alla fine troviamo un tavolo e ci godiamo una buona cena.
Dopo una caduta in mare di Simone durante l’impresa di liberare il tender, arriviamo in barca e stendiamo tutto quanto: è tutto umido e continuano i piovaschi.
Mercoledi 17 giugno c’è sempre tanto vento e il mare è cosi’ agitato che non facciamo nemmeno un tuffo e andiamo subito verso nord entrando nell’arcipelago delle Yasawa con il nostro bel jennaker rosso. Prima tappa a Waya Island che ha un bellissimo golfo abbastanza protetto dai venti che stranamente si sono messi a soffiare da ovest. Ancoriamo di fronte al Yaloby village e subito ci prepariamo per andare a terra a fare sevusevu con la nostra kava.
All’inizio il villaggio sembra deserto ma poi piano piano compaiono tante persone e tutti ci dicono “bula” oppure “bula bula”. Un certo John ci dice di seguire il sentiero principale fino alla chiesa e li’ vicino troveremo il capo villaggio che si chiama anche lui John ma ha una gamba sola, per cui John-senza gamba.
Ci sono ovunque panni stesi: mi sa che si sono bagnati un bel po anche loro nei giorni scorsi! Il villaggio è tenuto molto bene con pratini e aiuole colorate e il sentiero è bordeggiato da piantine verde chiaro.
John-senza gamba-capo villaggio è molto gentile, ci fa sedere nella sua veranda e prende la kava e anche una piccola offerta. Vivono qui un centinaio di persone e la cosa di cui vanno molto fieri è un monumento che indica il punto oltre il quale il morbillo non ha fatto morti. C’è una primary school molto grande con un enorme campo da rugby che accoglie i bambini di 4 villaggi vicini in boarding school: i bimbi arrivano il lunedi con la barca e il venerdi tornano a casa. Oggi pero’ non ce ne sono perchè c’è stato brutto tempo e quindi….settimana di vacanza!
Sulla via del ritorno ritroviamo John-con la gamba e gli chiediamo delle noci di cocco che fa raccogliere al volo da alcuni ragazzini e ce le prepara con il suo macete.














Giovedi 18 giugno: ancora verso nord e questa volta con il blue water runner perchè il vento è girato da sud. Ormeggiamo in un canale fra due isole davanti al Paradise cove resort dove abbiamo prenotato le immersioni per il venerdi. Facciamo un bellissimo snorkeling proprio davanti al resort e poi andiamo a terra per confermare la prenotazione fatta ben 3 giorni fa per la quale abbiamo pure ricevuto conferma. Ci dicono pero’ che dato che c’è stato brutto tempo, dato che il manager in carica è appena andato in vacanza, dato che ci sono le mante nel canale per cui le barche sono tutte occupate…. noi non possiamo fare l’immersione. Dopo molte insistenze riusciamo pero’ a trovare una soluzione appoggiandoci ad un altro resort. Felici andiamo dunque a cena al ristorante.
Venerdi 19 giugno. Dopo una notte molto agitata per via di onde e vento, alle 9.30 ci vengono a prendere e facciamo 2 immersioni. La prima bellina ma la seconda mooolto bella. C’è poca visibilità sempre a causa del brutto tempo ma vediamo tartaruga, squalo e un gruppo enorme di barracuda che ci girano intorno.I coralli qui sono davvero bellissimi.









Dopo un bel pranzetto al resort proseguiamo la nostra salita verso nord fino ad arrivare nella baia di Somosomo dove ormeggiamo nell’insenatura piu’ a ovest. Durante il tragitto Jacopo porta a bordo un bel king fish e al tramonto andiamo a terra per fare il sevusevu.
Veniamo subito circondati da molti bambini che saltellano sulla spiaggia mentre un signore ci accompagna dal capovillaggio che è abbastanza spiccio e ci chiede anche 10 dollari a testa come “tassa di soggiorno”. Sono comunque tutti molto socievoli e sorridenti e mentre passeggiamo le donne hanno avuto il tempo di allestire una specie di mercatino di souvenir dove ovviamente comperiamo un po di oggetti.
Da notare che quasi a tutti mancano dei denti … probabilmente è per l’eccessivo consumo di zucchero comunque non sembra se ne facciano un problema. Torniamo in barca al buio e Fabio prepara una carbonara spaziale a cui seguono diverse partite del torneo di briscola chiamata che abbiamo iniziato.












Sabato 20 giugno. Andiamo a fare snorkeling in un punto che pero’ si rivela molto sfortunato perchè proprio non vediamo nulla e poi ancora a terra perchè Mary, una signora di 52 anni e 8 figli doveva procurarci delle banane. Il marito e i figli sono pero’ andati a vedere una partita di rugby nel villaggio vicino per cui niente banane ma ci offre in casa sua, nel suo living abbastanza spazioso con un solo tavolo al centro una tazza di buonissimo te fatto semplicemente con una foglia fresca della pianta del limone e una specie di pan cake con cui hanno fatto loro colazione.
Proseguiamo poi ancora verso nord a motore e andiamo ad ormeggiarci di fronte al Nanuya island resort. Facciamo una bella passeggiata sulla spiaggia al tramonto mentre Jacopo si ingaggia in una partita a pallavolo con un gruppo di giovani locali che lavorano nel resort. Poi in barca per pasta con il tonno e la finale del torneo di briscola chiamata (abbiamo fatto 26 partite!).
Domenica 21: andiamo con il tender nel villaggio di Matacawalevu che si trova sull’isola proprio davanti al resort dove alle 10 c’è la messa in una carinissima chiesetta gialla. Alle Fiji il 70% della popolazione è Cristiana con una preponderanza di metodisti e sono molto osservanti. Nel villaggio c’è pochisima gente ma parecchi bambini sono già in chiesa vestiti “della festa”. Alle 10.20 non è ancora iniziato nulla per cui chiediamo a che ora inizia la messa e ci dicono “alle 10″…. fijan time. Fabio e Simone fanno sevusevu con il capo villaggio e poi finalmente inizia la messa… in fijano, ovviamente. Tutti cantano con gli occhi chiusi e ci sono solo adulti e bambini piccoli, nessun ragazzo o giovane.











Andiamo con tutti i bagagli a pranzo nel resort e attendiamo l’arrivo del traghetto Yasawa Flyer che porterà i Morandi a Nadi … poveri, li abbiamo caricati anche di due borsoni con cose che non ci servono piu’ da portare in Italia per cui sono diventati dei “boat mules” al contrario.

Non c’è un molo per l’attracco del ferry, una fermata precisa dove aspettarlo: il traghetto spunta all’orizzonte e si spiaggia in un certo punto e nel frattempo, come tanti moschini, spuntano barche che si lanciano verso esso per scaricare / caricare persone.
Noi salutiamo i Morandi e Carichiamo Arnis e Jane che staranno con noi 3 giorni.
