Il 23 settembre alziamo l’ancora dall’oreggio di Hoga per dirigerci verso l’arcipelago di Bonerate. Il piano prevedeva di andare a vedere anche Wangi Wangi (l’isola a nord, il WA di Wakatobi) ma aFabio non è stato molto bene e ci siamo goduti solo questo magnifico posto. Dan e Wia ci scrivono immediatamente per augurarci buon viaggio e ci invitano a ritornare presto.

Appena partiti, mentre costeggiavamo il reef, la corrente ci ha fatto deviare verso costa e, nonostante Fabio fosse al plotter intento ad impostare la rotta …. abbiamo toccato. Grandisismo, enorme spavento anche perchè il bulbo sembrava incastrato e per qualche minuto non riuscivamo ad andare ne’ avanti nè indietro (e la marea era calante). Dopo un po’ di tentativi riusciamo a liberarci e, tornati in acque profonde, tiriamo un sospiro di sollievo. Abbiamo probabilmente preso una testa di corallo che si è rotta attutendo il colpo e provocando fortunatamente solo graffi al bulbo. Ci rimane l’adrenalina in circolo per ore.

Navighiamo tutta la notte in condizioni ottimali con il blue water runner illuminato da una bellissima luna e arriviamo in mattinata all’ingresso dell’atollo a nord dell’arcipelago di Taka Bonerate.

Taka Bonerate è la terza regione di atolli più grande al mondo, dopo Kwajalein nelle Isole Marshall e Suvadiva nelle Maldive ed è un parco nazionale.

L’atollo è semisommerso, praticamente come Minerva ma piu’ piccolo. Ha due passes e noi entriamo da quella a est che sembra bella stretta. Noi siamo ancora un po’ sotto stress per l’incaglio di ieri e, per aggiungere ancora un po’ di tensione, vediamo che le carte di Navionics sono disallineate rispetto a quelle satellitari di quasi mezzo miglio. Seguiamo il Furuno che invece sembra preciso e ci ormeggiamo sul lato nord della passe. Purtroppo fuori c’è un’onda di circa 1,5 metri che ovviamente si propaga anche all’interno dell’atollo il che rende l’ancoraggio alquanto scomodo. Ci si muove davvero tanto. Controlliamo per bene il bulbo e decretiamo che anche questa volta siamo stati davvero fortunatissimi: solo graffi, due piccole sbucciature e niente crepe sull’attaccatura del bulbo ne’ dentro ne’ fuori.

C’è tanta corrente e onde per cui non è piacevole fare il bagno dalla barca. Andiamo a fare snorkeling sul reef ma non è nulla di che e probabilmente non siamo nel posto giusto. Ci sono solo pochi coralli (niente in confronto con quelli di Wakatobi) e parecchio pesce ma ovunque tanta corrente. Ogni tanto passano alcuni barchini di pescatori ma nessuno ci viene a chiedere la fee per il parco.

Rimaniamo dunque due notti in questo posto sperduto e poi decidiamo di muoverci

Ci dirigiamo verso sud dove NoForeignland segnala due ancoraggi su una delle lingue di sabbia che compongono l’arcipelago. Vediamo reef minacciosi ovunque per cui buttiamo l’ancora ben lontano dalla lingua di sabbia. Andiamo subito “a terra” e rimaniamo estasiati: c’è la bassa marea per cui si vede tanta sabbia emersa che riporta i segni delle onde che si sono ritirate. Non ci sono pero’ conchiglie. Camminiamo per alcuni chilometri mentre cala il sole. Bhe… eleggiamo questo posto fra i piu’ belli mai visti.

Il giorno successivo andiamo a terra alla mattina con l’alta marea: c’è pochissima sabbia e tantissimi piccoli uccelli bianchi, piccoli gabbiani che si riposano sulla poca terra emersa e si alzano in volo appena ci avvicianiamo creando uno spettacolo bellissimo. Ovviamente facciamo volare anche il drone che sembra generare un certo interesse fra gli uccelli.

Ritorniamo poi ancora con la bassa marea e Fabio fa una corsetta mentre io cammino …sempre al tramonto, sempre indimenticabile.

La mattina del 27 settembre siamo pronti a partire ma… non funziona il salpa ancora. Cioè funziona solo in un senso (che già è meglio di niente): il problema è al solenoide. Fabio smonta tutto e riesce a trovare una saldatura che è saltata e che riesce a riparare al volo (kit saldatore). Il salpaancora torna a funzionare ma nel frattempo ne abbiamo ordinato uno a Singapore che ci porteranno i Malloy… non si sa mai.

Navighiamo a zig zag fra le lingue di sabbia e alcuni piccoli barchini di pescatori (ma da dove arrivano?) e al tramonto, dopo una quarantina di miglia, arriviamo nel canale di Bonerate, l’isola che dà il nome a tutto l’arcipelago.

Anche qui non è semplice trovare un posto adatto per buttare l’ancora e ci mettiamo un bel po pero’ ma alla fine siamo tranquillissimi: finalmente un ancoraggio molto comodo dopo quello delle ultime notti.

Bonerate che significa “sabbie piatte” ha un’altezza massima di 200 metri ed è circondata dal reef. Accoglie piu’ villaggi per un totale di circa 9.000 abitanti.

La mattina successiva andiamo a terra: il villaggio di Bonerate ha un lunghissimo pontile che supera il reef. Appena troviamo un posto dove agganciare il tender troviamo sul pontile Amir che dice “Salve Laura”. Amir è un ragazzo in cerca di lavoro, che parla un ottimo inglese e che si prodiga a fare la guida turistica in un paesello dove in realtà non c’è molto da vedere. Ci ha seguito su Noforeignland e ha aspettato che scendessimo a terra per accoglierci e proporsi per accompagnarci nel villaggio. Le stradine a scacchiera sono pulite e in parte asfaltate ma la spiaggia … quasi una discarica. Il mare porta tantissima sporcizia che si accumula. C’è di tutto. Per prima cosa andiamo nella zona dove ci sono i boat builder. Ci sono alcune barche di legno in costruzione, anche molto grandi, prodotte su commissione da Labuan Bajo o anche da australiani. Ci mettono mesi a costruirle…anche perchè non sembra ci sia una fervente attività. Sono tutti molto rilassati.

Amir ci porta poi da alcuni parenti che ci fanno sedere e ci offrono dei frutti nuovi, il giambo: sono come delle grosse fragole lisce che sanno di mela. Poi ovviamente foto: tutti vogliono fare una foto con noi. Ci fermano lungo la strada per fare una foto. Un ragazzino ci segue per mezz’ora facendoci un video.

Andiamo poi in un posto a comperare le uova, in un altro a comperare la farina e in un altro a comperare le melanzane. Per pranzo andiamo in un minuscolo locale di una parente di Amir che ci prepara una zuppa all’aglio con i noodles. Non male pero’ fa talmente caldo.

TOrnati in barca, quando cala il buio, montiamo il fanale che ci ha portato Tim per attirare i whales sharks che pare siano numerosi in questa zona e tutti li vendono addirittura dal pontile. Noi vediamo solo tanti pesciolini e tartarughe ma niente squali.

Il secondo giorno torniamo a terra perchè Amir dice che ha trovato delle taniche di gasolio (siamo al 70% del serbatoio). Camminiamo 20 minuti, poi 10 minuti di motorino e arriviamo in un garage dove c’è un grande bidone aperto con dentro il gasolio. Cosi’ all’aperto. Temendo giustamente che non fosse particolarmente pulito diciamo no grazie e comperiamo solo altre banane. Andiamo pero’ anche in un posto dove i pescatori stanno riempiendo casse di polistirolo con polipi e ghiaccio e altre con cetrioli di mare e aragoste. Tutto da spedire in Cina. Noi comperiamo due polpi.

Alle 16 del 30 settembre lasciamo anche Bonerate e ci dirigiamo verso sud ovest: 80 miglia di notturna per arrivare a Flores. Partendo a quest’ora facciamo con la luce sia le acque circostanti Bonerate sia di mattina quelle di Flores cosi’ da tenere d’occhio i pescatori.

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