Martedi 13 ottobre andiamo all’aereoporto ad accogliere Davide Piro che è arrivato da Singapore con lo stesso aereo che prendono i Malloy per tornare a casa.

Davide è stanchissimo ma riusciamo comunque a spacchettare tutto quello che ha portato e a cenare a terra, al Sylvia resort.
Mercoledi 14 alle 7.30 viene a prenderci la barca veloce del dive Blue Marlin per portarci a fare 3 immersioni: le piu’ belle mai fatte. Nella prima vediamo tantissime tartarughe, pesci scatola e tanto altro. Nella seconda stiamo praticamente fermi in una grande rada senza coralli creatasi dallo scoppio di una bomba lanciata dai pescatoriche ed è diventata una cleaning station delle mante: le mante si fermano o nuotano in lenti cerchi, rimanendo quasi immobili o sospese nell’acqua mentre i pesci più piccoli si occupano di rimuovere parassiti esterni, pelle morta, batteri e residui dalla loro pelle, dalla bocca e dalle branchie. Siamo molto fortunati! noi stiamo praticamente fermi e le mante, ne abbiamo contate fino a 8 contemporaneamente, ci ruotano instancabilmente intorno. Una meraviglia. La terza immersione invece memorabile per la quantità e varietà di coralli.












Avevamo programmato di andare immediatamente a vedere anche i dragoni di Rinca ma dato che a Davide non interessano piu’ di tanto, facciamo con calma e rimaniamo un’altra sera a Labuan Bajo: giretto in paese, spesa e ristorantino, un po’ troppo indonesiano ma con una bella vista.
Il 15 ottobre lasciamo Labuan Bajo ma non ci allontiamo troppo e andiamo sull’isola a nord di Komodo, a Cristal Bay. Una bellissima baia perfettamente tonda, circondata da coralli e con una lunga spiaggia bianca. Lungo la strada abbocca un piccolo tonnetto ma Fabio lo vuole lasciare andare, troppo piccolo rispetto allo sforzo da fare per sfilettarlo…siamo un po’ viziati.
Questa baia e’ cosi’ bella che decidiamo di fermarci due notti. Durante il giorno arrivano delle barche con i turisti per fare snorkeling, soprattutto poco al largo dove c’è un grande scoglio semisommerso: proviamo ad andarci anche noi me c’è troppa corrente e desistiamo. Iniziamo qui una grande sfida a burraco che durerà per tutta la vacanza di Davide.
Fabio prende coraggio e dedica una mezza giornata alla sostituzione della pompa del generatore che perdeva … ormai la conosce a memoria e procede quasi ad occhi chiusi. Seguono anche altri lavoretti, visto tutti i pezzi che ci hanno portato i “boats mules”.
La seconda sera andiamo in spiaggia e facciamo un bellissimo falo’ e grigliamo spiedini di tonno e pane…come al solito. E se arrivano i dragoni?







Il 17 ottobre nel primo pomeriggio lasciamo questa bellissima baia non dopo un ultimo snorkeling e ci lanciamo verso ovest per circa 130 miglia stando a nord dell’isola di Sambawa. Purtroppo il vento è proprio poco: riusciamo a tenere il blue water runner solo per poco tempo e poi ad aprilrlo solo su un lato per qualche ora in totale. Per il resto tutto a motore. Abbiamo proprio paura che il vento da est stia per mollare.

Durante la notturna non abbiamo incontrato pericolosi peschereci o piattaforme, solo alla mattina si avvicina un barchino e ci fa cambiare traiettoria per non incappare nelle sue reti. Noi abbiamo ben 2 canne alla traina per tutto il tempo ma non abbocca proprio nulla.
Arriviamo in tarda mattinata nella baia dell’antico vulcano di Setonda e subito ci buttiamo in acqua perchè fa caldissimo e per darci una bella svegliata dopo la notturna.
La caratteristica di quest’isola è il lago vulcanico che occupa l’antica caldera al suo centro. Originariamente il cratere ospitava un lago d’acqua dolce. Tuttavia, a seguito della catastrofica eruzione del vicino Monte Tambora nel 1815 si sollevò un immenso tsunami che scavalcò i bordi del cratere, riempiendolo completamente di acqua marina. La superficie del lago è alcuni metri sopra il livello del mare per cui non c’è nessun collegamento con quest’ultimo e l’evaporazione è compensata solo dalle piogge da piu’ di 200 anni. L’acqua del lago ha una salinità e un’alcalinità nettamente superiori a quelle del normale oceano.









Lo snorkeling vicino a riva è bellissimo: sono stati messi sul fondo dei quadrati di metallo per far crescere il corallo che quindi è molto giovane e coloratissimo. Al tramonto andiamo a fare la passeggiata al lago: c’è un ragazzo che vive sull’isola e fa da ranger e che bisogna pagare. Io e Fabio saliamo fino al punto piu’ alto del cratere da cui si ha una bellisisma vista sulla caldera e sul mare fuori. Fabio fa anche il bagno dentro al lago: essendo molto salato si galleggia che è una meraviglia. C’è anche un albero dei desideri a cui si appendono pietre.
Oggi è anche il nostro anniversario: 35 anni che siamo insieme! Davvero tanti!. Non possiamo andare al ristorante ma Fabio prepara un buonisismo risotto all’aragosta che innaffiamo con lo champagne.
il 19 ottobre ci spostiamo nella profonda ansa di Sumbawa e ci ormeggiamo dopo 35 miglia. Solo alla fine troviamo un po si vento.
Alla mattina alle 5.30 ci viene a prendere puntualissima la barca di “GoWhaleShark” e dopo un’oretta con il motore rumorosisismo arriviamo nel posto giusto. Ci sono alcune grandi barche/piattaforme con dei ragazzi e che buttano in acqua poltiglia di pesce e getti d’acqua. In questo modo gli squali balena si avvicinano e con la bocca spalancata ingoiano ettolitri d’acqua. C’è una terribile puzza di pesce.
Ci buttiamo in acqua. Non hanno paura.
Le foto sembrano dei fotomontaggi ma giuro che è tutto verissimo.
Si tratta di uno squalo lento e filtratore, nonché la più grande specie di pesce vivente conosciuta. Un individuo lungo 18,8 m è considerato il più grande esemplare registrato in modo affidabile.. Lo squalo balena è un filtratore attivo e si nutre principalmente di plancton, krill, uova di pesce e piccoli pesci gregari come sardine e acciughe. Può filtrare oltre 6.000 litri d’acqua all’ora attraverso speciali strutture branchiali simili a setacci. Altamente migratore, percorre migliaia di chilometri negli oceani tropicali per sfruttare risorse alimentari stagionali; La durata della vita dello squalo balena è stimata tra 80 e 130 anni,






Dopo un meritato riposino e aver scandagliato tutti i video fatti con gli squali, partiamo e facciamo un trentina di miglia ancorandoci prima del canale di uscita dal golfo, proprio davanti a Dangar Besar che è un’isola disabitata che ha vicino una lingua di sabbia con sopra solo una piccola casetta che era una moschea. Dal profilo delle colline intorno si levano nubi di fumo: anche qui, come a Java e Sumatra è iniziata la stagione dei fuochi nelle piantagioni di palme (olio di palma) che genera tantissimo fumo che si espande poi anche a Singapore e in Malesia. Pare che questo sia l’anno peggiore degli ultimi 20.







Facciamo un bella passegiata chiudendo il giro dell’isola e confermiamo che la moschea è disabitata. Lo snorkeling invece non è un granche’. A metà pomeriggio partiamo per fare un centinaio di miglia (con notturna ovviamente) fino alla punta nord occidentale di Lombok, dove ci sono le tre isolette delle Gili.
Becchiamo un po di vento solo in corrispondenza del canale fra le due grandi isole ma per il resto tutto a motore e arriviamo in mattinata di fronte a Gili Ari, la prima delle 3 isolette Gili di Lombok. Ancoraggio scomodissimo: c’è vento con parecchia onda e corrente contraria che ci lascia esposti alle onde. Vorremmo scendere a terra ma appena Fabio prova a rendere operativo il Potino un’onda lo fa sbattere sul gradino e si fa un bel taglio sullo stinco …. ma niente paura: abbiamo il dottore a bordo che decreta la necessità di un punto per agevolare la guarigione. Per cui il pozzetto si trasforma in ambulatorio e cosi’ facciamo anche un ripasso su come si danno i punti.
Valutata la pericolosità di salire sul tender desistiamo e ci spostiamo nella vicina baia di Medana dove già avevamo pianificato di andare. Medana Marina è gestita da Arno che affitta delle boe e mette a disposizione un po di servizi. In 24 ore facciamo il pieno di 350 litri di diesel con taniche da 35 litri, mandiamo 2 sacchi in lavanderia e facciamo la spesa.
Venerdi 23 ottobre facciamo un ultimo snorkeling con Davide che poi ci saluta e torna a Milano.




