Volevamo lasciare Viani Bay all’alba ma riusciamo ad alzare l’ancora solo dopo le 8 (ieri sera abbiamo fatto tardi). Ci aspettano poco piu’ di 50 miglia alla prossima tappa che abbiamo deciso essere la Namena Reserve.

La giornata è stupenda: alziamo il blue water runner e andiamo di poppa ad una buona velocità per quasi tutto il tempo

Istituita nel 1997, Namena è la più grande riserva di pesca integrale delle Fiji. I suoi 60 km² comprendono una barriera corallina a forma di ferro di cavallo e una piccola isola chiamata Namenalala, appena a sud di Vanua Levu, nel distretto di Kubulau. La splendida barriera corallina della riserva, ricca di biodiversità, vanta un’incredibile varietà di coralli e invertebrati e oltre 1.000 specie di pesci e 400 tipi di corallo. È un punto di passaggio per mante, tartarughe marine, squali (tra cui squali toro e pinna bianca) e grandi pelagici: le acque riparate offrono rifugio a delfini e, da luglio a ottobre, alle megattere in migrazione.

L’isola di Namenalala è un’importante area di nidificazione per gli uccelli marini, protegge oltre 600 coppie di sule dai piedi rossi, ed è un luogo di nidificazione per la tartaruga marina embricata (Eretmochelys imbricata), specie in pericolo critico di estinzione.

Fu devastata nel 2016 dal ciclone Windston che rovino’ gran parte della barriera e distrusse anche l’unico resort che sorgeva sull’isola (ora in ricostruzione).

Per accedere bisogna comperare il ticket (costo circa 30 euro a testa valido per un anno) in un ufficio di Savusavu per cui bisogna decidere per tempo se ci si vuole fermare. Noi lo abbiamo comperato appena arrivati alle Fiji ma nessuno ci ha controllato una volta arrivati nella riserva

Entriamo dalla passe di nord est che è quasi il tramonto e arriviamo a ridosso dell’isola che è quasi buio e ci sono forti raffiche di vento ma l’ancoraggio funziona al primo colpo.

Svegliarsi qui è davvero una magia: il verde a terra è brillante, l’acqua è trasparente e si sentono suoni forti e strani emessi degli uccelli.

Dopo aver fatto volare il drone prendiamo il potino e andiamo sulla barriera lato ovest dove c’è uno dei siti di immersione piu’ famosi che si chiama “i camini”. Sono due alti pinnacoli che si alzano 25 metri dal fondo sabbioso ma rimangono sommersi 5 metri, per cui non li vediamo con lo snorkeling.

Ci ancoriamo e gironzoliamo fra fantastici coralli e tantissimi pesciolini per quasi due ore.

Facciamo poi il giro dell’isola sempre in tender e scendiamo sulla spiaggia a est dove sorgeva il resort distrutto dall’uragano. E’ vero che lo stanno ricostruendo e ci sono tanti container pieni di materiali ma ci vorrà ancora un po’ di tempo.

Siamo solo noi e ci sgranchiamo le gambe sulla spiaggia immacolata ma senza conchiglie.

Andiamo poi a fare snorkeling anche intorno al boomie che sorge vicinissimo alla barca ed è uno spettacolo anche qui, pur non stando sulla barriera. Ancora tantissime foto e video che parlano da soli.

Invitiamo a cena Peter, navigatore solitario su Wayfinder che è ancorato accanto a noi e avevamo già incrociato a Minerva: come al solito tantissime cose da raccontarci ed esperienze da scambiare.

Pensavamo di fermarci solo due notti ma alla fine prolunghiamo di una terza perchè il tempo si mette al brutto: tanto vento e pioggia continua per cui ce ne stiamo tranquilli e facciamo un po di lavoretti in barca …tanto per cambiare.

2 Comments

  1. Anonymous

    Favoloso . Le Maldive al cubo! Buona prosecuzione…

  2. Luciano Bertuzzi

    Spettacolare….mi fermerei un mese 🤩

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