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Ci sono alcune cose che descrivono il modo in cui siamo più di quello che si pensi; ci sono oggetti, piccoli o grandi che pensiamo possano rappresentarci ed aiutrarvi a conoscerci meglio.
Qui di seguito ve ne descriviamo alcuni:

 

L’Affettatrice

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Quando ci siamo trasferiti nella grande casa nuova, abbiamo sistemato per bene la taverna con un grandissimo camino, il biliardo e il bancone bar. Da subito Fabio ha voluto anche un’affettatrice…ovviamente doveva essere una Berkel. Plat lavorava alla Berkel di Milano e ci ha fatto avere uno sconto, ne abbiamo preso una piccola elettrica che stava dietro al bancone …. Ma non dava troppa soddisfazione.
Fabio è partito allora alla ricerca di una piu’ grande: ha studiato tutti i modelli, ha cercato su tutti i siti web e ha sguinzagliato amici e conoscenti a caccia di una Berkel “20”.
Poi una sera casualmente a cena in un ristorante di Bergamo troviamo un simpatico vecchietto appassionato di Berkel e ci porta nel suo magazzino dove ne ha una serie. Troviamo quella che voleva Fabio: la mandiamo al restauro e ordiniamo anche un piede che faccia da supporto (copia dell’originale). Il giorno dopo ci chiama l’amico di Roma che ha comperato un’affettatrice. Cosi’ ci ritroviamo con 2 Berkel “20”. Una troneggia in taverna mentre l’altra è nascosta in garage in attesa di miglior fortuna. Intanto Fabio si è scoperto un salumiere mancato: lui gira, gira, gira e riempie taglieri di legno con grande arte.

 

Il Flipper

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Tutto fu per caso. Al nostro amico Lukino di Roma era stato regalato un flipper dal cognato collezionista ma non aveva spazio per metterlo. Un giorno, parlandone Fabio ha detto che gli sarebbe molto piaciuto e Luki ha deciso quindi di “ri-regalarlo” a noi.
Durante un we in Toscana siamo andati vicino a Roma dove Paolo Ambrosini tiene la sua mega collezione di flipper e slot machines. Ha un grandissimo hangar dove sono stivati un po’ come bare centinaia di flipper. Lui li restaura facendosi aiutare dall’ormai unico tecnico in tutta Italia in grado di sitemare gli ingranaggi interni…. tutti elettromeccanici
Scegliamo il nostro tra vari modelli, e lo carichiamo in macchina; il nostro flipper è del 1966 ed è stato amore a prima vista.
Fabio pero’ lascia l’occhio sulle slot machines…ma questa è l’inizio di un’altra storia.

 

 

La Porta Marocchina

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Una delle poche cose che non avevamo cambiato nella nuova casa era la porta della taverna: era rimasta quella bordeaux scuro lucido tradizionale di San Felice che proprio stonava con tutto il resto.
Da tempo ci guardavamo in giro alla ricerca di qualcosa di piu’ adatto fino a che l’abbiamo trovata al bazar di Marrakech nel 2005 (2005 Marrakech). Ovviamente erano rifatte sul vecchio modello tradizionale, abbiamo dato le misure adatte e ci hanno preparato nel giro di 2 mesi la “nostra porta”. Tra vari patemi d’animo sulla affidabilità della cotroparte, è arrivata a Malpensa fra Natale e Capodanno e ci è rimasta per un bel po’ al freddo dell’aereoporto. Lo sdoganamento ed il trasporto non è stato facile, ma alla fine è arrivata da noi.
L’imbianchino Marcello e’ riuscito a montarla ad arte…una meraviglia! L’unico inconveniente è stato causato dal freddo ce ha generato delle crepe nella parte superiore. Fabio si è improvvisato restauratore: abbiamo stuccato e colorato…ora è perfetta! Comunque tra porta, spedizione, montaggio e restauro ci è costata un bel po’….pero’ è un bellissimo ricordo.

 

 

 

Il Tavolo della Cucina

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Era il 94 e non avevamo nemmeno una casa nostra, ma ad una fiera dell’antiquariato a Corneliano Bertario abbiamo visto un bellissimo tavolo che subito ci siamo immaginati nella nostra cucina futura.
Rettangolare, in noce scuro, dei primi del 900 con due cassetti grandi, il ripiano in legno e le gambe tornite. L’abbiamo fatto restaurare e messo in garage ….. poi nel 95 abbiamo comperato casa e il tavolo è entrato finalmente nella sua cucina, con 4 sedie impagliate che bene si abbinavano ….ci stava benissimo. Purtroppo la prima cena di inaugurazione della casa abbiamo fatto la bourghignone e ho capito che il ripiano in legno proprio non sopportava il minimo calore …. L’abbiamo rovinato subito e, considerando anche che ci si sarebbe dovuto stirare perché non avevano posto per l’asse da stiro abbiamo fatto fare un ripiano in granito grigio. Ha vissuto cosi’ anche nella casa della prima strada (Fabio e Mario si ricordano il peso del ripiano in granito portato durante il trasloco), dove alle sedie abbiamo aggiunto degli sgabelli uguali per le bimbe. Nella cucina della settima strada invece, abbiamo sostituito il ripiano: un classico marmo di carrara bianco (che ovviamente si è rovinato con aloni, cerchietti ecc…ma è il suo bello, dicono). Intorno abbiamo messo delle sedie “chiappa” di Fontana Arte e fatto fare una panchetta uguale … in 6 ci stiamo bene anche se un po’ stretti.

 

Il Biliardo

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Alla fiera di Novegro abbiamo conosciuto un particolarissimo collezionista/mobiliere di oggetti dell’ottecento in stile inglese/marinaro per intenderci lo stile della storica scrivania di Fabio. Era il signor Nava, simpatico e competente con un magazzino/cantina dalle parti di via De Amicis.
Gli abbiamo commissionato la costruzione della scrivania dello studio, abbiamo comperato il mobiletto con la saracinesca e mentre stavamo cercando la sedia per la scrivania di Fabio passeggiando per lo scantinato, sotto dei teli…lo abbiamo visto! Un vecchio biliardo di fine 800 inglese originale con anche una copertura in legno (4 pezzi) per potere essere usato come tavolo. Non c’era venuto in mente prima, ma in taverna ci sarebbe stato benissimo!
Era bellissimo con 4 gambotte belle ciccione, le buche piccole e un legno veramente bello. E’ stato amore a prima vista anche se era smontato ed impolverato. Costava parecchio e quindi ci è voluto un pò per decidere… ma alla fine è arrivato.
Ci abbiamo aggiunto le rotelle perché per avere un po’ piu’ di spazio durante il gioco bisogna inclinarlo leggermente e usare le stecche corte.
La notte di Natale del 2004 abbiamo lasciato le candele accese sul tavolo e siamo andati ad aprire i regali …. C’è stato un principio d’incendio, grande rischio, fumo e fiamme e quello che ci ha rimesso di piu’ è stato proprio il biliardo … ma per fortuna la struttura era salva, solo il panno e le coperture erano bruciacchiate e bagnate….l’assicurazione a ripagato la sistemazione delle assi (anche se ancora oggi si vede qualche segno).

 

Il Barbeque Weber Grill

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Nella casa della prima strada avevamo un barbeque da esterno a gas con pietra ollare, era bello e pratico ed ha onorevolmente servito tante feste, ma era piccolo. Quindi per il trasloco Fabio (che si occupava del superfluo) ha iniziato la ricerca, ma senza grande convinzione.
La soluzione, un altro amore a prima vista, si è presentata a Chicago, dove fabio era per lavoro e cercando la macchina fotografica, da ABC, si è imbattuto nella serie dei Weber Grill. Era il dicembre 2002.
Preso il modello, parte la ricerca su internet. Trovato il rivenditore italiano però il preventivo è una doccia fredda… più di 3500 Euro, quando in america lo stesso grill costava 1200 Dollari. Dobo qualche dubbio scatta l’operazione….
Comprato il grill su Amazon, (ovviamente solo cosengna in US) e fatto consegnare a casa di James K…. dove per errore ne arrivano due!!! per fortuna uno se lo riprendono e rimane uno scatolone…enorme.
Fabio va su e giù spesso, quindi… ogni viaggio un pezzo; impacchettato da Mail Box Etc e poi inbarcato. La corvè tocca un poco tutti i colleghi di Fabio, ma a Marzo il grill è tutto a Milano. Un poco di thrilling con l’ultimo pezzo che viene smarrito, ma nel complesso c’è tutto. Montarlo nella casa nuova a Settembre è un gioco da ragazzi.
Ci ha dato grandi grigliate, un paio di maialini, qualche pescione … e tanta soddisfazione

 

Il camino della taverna

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In fase di ristrutturazione della taverna abbiamo dovuto affrontare il capitolo “camino”. Ne abbiamo visti tanti e ci siamo fatti piu’ o meno l’idea, poi il mitico Oscar ci ha proposto di costruirlo wx novo come aveva appena fatto al ristorante sul lago malaspina (C’era una volta il Re). Così Laura è andata da un recuperatore (colui che raccoglie materiali edili vari di recupero) dove, tra mille cose fantasiose ha addocchiato le pietre giuste: La base e il frontone sono pezzi di un antico passaggio a livello, mentre i due supporti della cappa erano dei reggi balconi. E’ stata una vera impresa riuscire a farli entrare in taverna e fare stare su il tutto, ma il risultato è molto bello e ci fa spesso pensare alla storia che ci sta dietro.

 

 

 

 

 

 

La statua – stele

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Tutto è cominciato una domenica in cui siamo andati dai Pozzi a Pecorara. Dopo il solito pranzo alla Colombina, abbiamo deciso di andare a trovare una cugina della Federica che abita in un castello vicino a Pavia. Pioveva ed il posto era suggestivo, ma la sorpresa è stata nello scoprire che la cugina di Fede e suo marito sono artisti e scultori di opere molto strane, ma che a noi sono subito piaciute molto. Il Natale successivo, Albie e Fede ci hanno regalato una piccola testa in pietra con uno spazio in cima per mettere una piantina che sembra i capelli della statua. Ci continuava a piacere e quando Dora e Plat hanno innaffiato il Cactus in sala da pranzo come se fosse una nifea….e quindi lo hanno eliminato, abbiamo deciso di mettere qualcosa che non fosse soggetto al pollice nero che abbiamo per le piante d’appartamento. Dopo vari schizzi è quindi arrivata la stele che rappresenta una donna. Era da poco arrivata e si scherzava sulla stabilità…. così il giorno dei 40 anni di Laura e dei 40 regali…. la scusa che ho usato per farla correre a casa è stata: la statua è caduta è c’è una voragine nel parquet….. è arrivata al volo!

 

La scrivania di Fabio

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E’ l’oggetto a cui sono di gran lunga più affezionato. E’ stata di mio nonno Mario che la acquistò da un comandante inglese quando si occupava di servizi alle navi ad Istanbul. Fin da bambino è stata sempre la scrivania del Nonno e quando arrivati in Italia me la ha regalata è stato per me un grandissimo orgoglio. E’ autentica della fine dell’800 e mi ha accompagnato per tutti i miei studi. In via Masotto aveva un suo posto e così in via Dario Papa (dove ha dovuto lasciare spazio a Paola e Claudia per due anni). Poi è tornata in Prima strada e spero di poterla regalare a qualche mio nipote. Oggi ha anche ritrovato una statuetta chiamata Gavros (che significa monello) che mio nonno teneva proprio dove sta oggi.

 

 

 

 

 

Il portasigari

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Fabio ama dire che la casa è stata costruita attorno a questo armadietto umidificato! Durante la progettazione e ristrutturazione della casa, Laura ama dire che quando lei si occupava delle cose importanti Fabio si occupava delle cose futili…. e questa era una delle principali.
Dopo varie ricerche e preventivi, Fabio ha deciso di prendere la via della soluzione custom, quindi progetto nostro, legno di cedro e costruzione di Pelegatta e impianto di umidificazione comprato su internet e ritirato in US da Fabio.

 

 

 

La Slot Machine

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La storia nasce il giorno in cui siamo andati a prendere il flipper da Paolo Ambrosini, il cognato di Lukino vicino a Roma. Nella sua casa / deposito, oltre ai 2000 flipper Paolo stava iniziando a raccogliere delle bellissime e preziose slot machines americane degli anni tra la fine dell’800 e il 1950. Sono oggetti affascinanti, completamente meccanici con frontali in fusione di alluminio molto elaborati. Visto il costo, Laura ha detto: “non se ne parla”, ma il tarlo era ormai entrato in Fabio. L’anno successivo, sempre sobillato da Paolo Ambrosini, Fabio è andato da Morlacchi a Milano, il più grande collezionista italiano di slot machines che ha un deposito/esposizione a Milano vicino ai navigli. A quel punto era fatta…. Quelle di Morlacchi costavano troppo, ma Fabio ha iniziato a corteggiare Paolo per averne una…. e dopo varie discussioni abbiamo scelto una Silent Jackpot Front OK prodotta da Mills, un modello del 1931. Questa è una delle tante slot prodotte durante il periodo del proibizionismo per cui il gioco d’azzardo era vietato e quindi contiene un distributore di caramelle che rappresentava l’acquisto, per camuffare la giocata. Funziona con le monete da 5 cents. Per averne abbastanza Fabio in un viaggio in US, ad Atlanta, ha chiesto al concierge 80 dollari in monete da 5 cents…. il tizio era molto sbalordito e alla dogana non volevano fare passare Fabio….

 

 

 

Il servo muto

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E’ stao fra i primissimi regali che ci sono stati fatti…. Ce lo ha regalato la zia Elena quando abitavamo in Via Masotto da pochissimo tempo.
E’ un piccolo maggiordomo con un vassoio che ci ha seguito in tutte le nostre case. E’ un regalo a cui teniamo molto perchè arrivato in un periodo difficile e il fatto che venisse da Elena in quel periodo era stato molto bello. Durante gli anni e le 4 bimbe ha avuto qualche disavventura a cui però ha sopravvissuto alla grande.

 

 

 

 

 

Il telefono greco

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Risale alla gioventù di Fabio. Durante una delle vacanze in surf in Grecia, sulla via del ritorno, ad Atene, lo ha trovato in una minuscola bottega.
Ci piace molto e funziona tuttora. Siamo da 20 anni alla ricerca del copri cornetta inferiore originale.

 

 

 

 

 

 

 

I darts

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La taverna con flipper, slot machine, biliardo e calcetto ha ormai preso le sembianze di una sala giochi: non poteva mancare un tiro a segno con freccette tipiche da British Pub. Fabio, dopo varie ricerche lo ha trovato su eBay (dove compra le bottiglie da seltz) ed è della winnau, qullo vero dei pub. Il bersaglio è grande ed ha pure una zona protetta intorno…. ma Laura con i primi 3 tiri ha fatto altrettanti buchini nella parete.

 

 

Il quadro post moderno

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Risale anche lui al 2003. Eravamo in overdose da arredamento e stavamo tornando da un giro alla fiera dell’antiquariato sui navigli e andando verso il negozio di luci che c’è vicino alla darsena. Sul bordo della darsena, dietro alle macchine abbiamo visto uno strano signore con la barba e tre quadri grandi e molto strani apopoggiati sul marciapiede. Non avremmo mai immaginato ci potesse piacere una cosa del genere, ma l’effetto era bello ed ha fatto click a tutti e due. Costava parecchio, ma sarebbe stato benissimo in sala da pranzo…. Lo abbiamo comprato e il signore strano è venuto a consegnarcelo in giornata… al momento di pagarlo, un poco imbarazzato ci ha detto che non aveva un conto in banca…. un vero artista. Non lo abbiamo più rivisto in quella posizione.

 

 

La costola di mammuth

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E’ una vera costola preistorica, in casi si è sempre detto di mammuth, ma non lo sappiamo per certo. Risale alla costruzione della casa del nonno Mario Pari a Kalamis in Turchia. Durante lo scavo delle fondamenta pare sia saltata fuori questa costola enorme che poi per anni è stata esposta sopra il camino al piano terra di Kalamis. Con l’arrivo del nonno Mario in Italia era finita dalla zia Ilda che poi ce la ha regalata nel 2005.

 

 

La bilancia

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La sua storia nasce da Mario, che la vede nel deposito del suo amico detto “muffa” adibita a pesare le latte di olio. Era veccia e malconcia e riverniciata a mano di arancione, ma bella ed autentica; quando il muffa la stava sostituendo, Mario la ha comprata e regalata al nonno Pino per Colico. Purtroppo però è un oggetto ingombrante ed è finita in cantina per più di 10 anni. Sull’onda dell’affettatrice e forse per assecondare il suo animo salumaio, Fabio la ha chiesta al nonno e fatta restaurare. Ora fa bella mostra di se in taverna.

 

 

 

 

 

La Testa di Buddha

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Questo oggetto ha una storia che comincia nel Dicembre del 2015, siamo da pochi mesi a Singapore e cominciamo a esplorare l’asia: per una serie di meetings, Fabio deve essere a Hong Kong per quasi tre settimane e cosi’ organizziamo due week ends per esplorare la citta’. Il primo di questi e’ con Gianfranco e Maurizia Casati, il tempo e’ ballerino e Sabato pomeriggio andiamo a visitare la zona degli antiquari dalle parti di Holliwood road. Ci sono tanti negozietti ed e’ un poco come essere alla fiera dei navigli. Al primo negozio ci innamoriamo di una testa di Buddha di marmo. E’ cara ma ci piace, Fabio negozia un prezzo accettabile, ma nonabbiamo i contanti e poi la testa e’ pesante da portae in giro. Decidiamo di tornare il week end successivo quando saremo a Hong Kong cn le ragazze. Pochi negozi dopo Gianfranco si innamora di una testa di Buddha ben piu’ impegnativa, due metri di altezza e forse 5-6 tonnellate, ma questa e’ un’altra storia.

Il week end successivo torniamo, ma non troviamo la stessa persona al negozio, c’e’ invece una signora alquanto antipatica che non vuole confermare il prezzo negoziato. Ci arrabbiao e lasciamo la testa, ma resta l’amaro in bocca. Comincia quindi la ricerca su internet e … scopriamo il mondo delle sculture cinesi su Alibaba. Ce ne sono di ogni foggia e a prezzi abbordabili. Comincia una rcerca che dura qualche settimana, fino a trovare questa, ci piace molto e Laura la chiama Harry ptter per via della venatura sulla fronte. Qualche timore per consegna e pagamenti, ma fila tutto liscio.

 

 

Il vaso cinese

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Questo vaso e’ strettamente collegao aa testa Buddha, lo acquistiamo infatti lo stesso week end in cui troviamo la testa. Giriamo tuto il giorno per gli antiquari e verso fine giornata, dopo averne visti decine con prezzi da capogiro, entriamo in ultimo negozio  lo vediamo. E’ lui, ci piacciono la forma, il disegno e la dimensione; il prezzo e’ abbordabile. Comprato! Resta il problema di riportarlo a Singapore, ma l’imballaggio sembra ottimo e ci arrischiamo a portarlo come bagaglio in aereo. Lo lasciamo a Hong Kong per riprenderlo in hotel il week end successivo. Alle ragazze non piace, dicono che e’ troppo cinese…

Qualce mese dopo girando a Dempsey Hill aSingapore troviamo anche il mobiletto per appoggiarcelo, sembrano fatti uno per l’altro.

 

 

 

I tamburi cinesi

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A singapore ci piace invitare tanta gente a casa e prendere l’aperetivo in terrazzo…. ma mancano i posti a sedere e a Laura parte il “chiodino” di trovare degli sgabelli. Si comincia a giraree cercare ma nulla fino a quando, sempre a Dempsey Hill, nello stesso posto dove avevamo comprato la credenza del salotto vediamo questi strani tamburi cinesi. Non siamo cosi’ sicuri che possano resistere come sgabelli e proviamo, reggono e ci piacciono molto. Suonano anche

 

 

 

 

 

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